L’intervista: Sabrina Napoleone, la perfetta onestà intellettuale #TraKs

Un disco forte, ricco di emozioni e davvero considerevole: si chiama La parte migliore (qui la nostra recensione del disco) il lavoro di Sabrina Napoleone, che ha qualche somiglianza vocale importante ma soprattutto una personalità cospicua e da non sottovalutare. Come la nostra intervista conferma perfettamente.

Puoi raccontarmi qualcosa della tua storia fin qui?

Certo, posso dirti che mi "aggiro" per la scena musicale genovese dalla fine degli anni Novanta, quando da poetessa adolescente cominciai a scrivere le prime canzoni per alcuni amici musicisti.

Poi l'esigenza di controllare in maniera più profonda e completa il processo creativo delle mie canzoni mi ha spinto di lì a pochissimo a comprare la prima chitarra e a fondare la mia prima band, gli Aut-Aut.

Hanno fatto seguito gli anni del teatro, gli anni del disincanto, l'abbandono e il ritorno sulle scene, questa volta con il mio nome, Sabrina Napoleone, per esteso. Hanno fatto seguito anche molte collaborazioni e progetti, e l'impegno per creare spazi e occasioni per le proposte emergenti più interessanti.

L'ultima volta che ti sei misurata con un disco intero è stato ancora a inizio anni 2000 con gli Aut-Aut. Come hai approcciato questo tuo nuovo lavoro? Le esperienze passate sono state utili oppure hai dovuto fare tabula rasa?

Sotto il nome collettivo d Aut-Aut abbiamo autoprodotto un ep, "Aria di Vetro" e un lp, "Anacronismi". La Parte Migliore, così si intitola il mio nuovo album (Orange Home Records, 2014), viene alla luce quattordici anni dopo.

In tutto questo tempo molte cose sono cambiate assieme al mio stile compositivo. Ho imparato, in questi anni, a essere ancora più libera, a rispettare i maestri abbandonandoli.

Ho perseguito l'ideale di una perfetta onestà intellettuale e musicale per cui i paradigmi fungessero solo da linea guida senza determinare di fatto dei confini.

Non ho fatto tabula rasa; la seconda traccia dell'album, L'indovino Islandese, è l'ultima canzone a cui stavo lavorando nell'era Aut-Aut. L'ho lasciata a decantare per anni e poi è tornata forte nella mia testa e infine nel nuovo disco.

Tutti gli altri brani invece sono recenti scritti proprio per La Parte Migliore. Ancora di più, Giulio Gaietto, che ha curato la produzione artistica di questo album e suona il basso nella band che mi accompagna dal vivo, è stato con me nella prima formazione degli Aut-Aut. Direi che, a pensarci bene, ho portato con me parecchie cose dal mio passato musicale.

Mi sembra che i tuoi testi scavino in profondità nella tua "vita vissuta", per così dire. Quanto c'è di vero e quanto di romanzato nei tuoi testi? In altre parole, fino a che punto ti sei esposta in questo disco?

Se ti dicessi che l'esposizione è totale, certamente non esagererei. Questo disco per me è come espormi nuda e inerme al giudizio di chi mi ascolta. E l'ho fato in maniera cruda, talvolta spudorata, sia nelle parole che nella musica.

Il primo brano, Fire, descrive proprio questa sensazione. Naturalmente le metafore sono ottimi scudi, ma sono come scudi di un cristallo (forse sognante?) che, a seconda dell'angolo di rifrazione della luce, possono celare qualcosa, oppure essere completamente trasparenti.

Insomma, la comprensione dipende anche dal punto di osservazione, o meglio dal punto di ascolto. Dal giusto punto di ascolto questo album potrebbe suonare come la confidenza più intima e talvolta come una confessione.

La canzone più apertamente "politica" del disco è "E' primavera". Vorrei sapere come è nato lo spunto e come ti è venuta in mente l'idea di includere il ritornello di "Mattinata fiorentina" di Rabagliati.

Sì, forse, E' Primavera è uno dei brani più diretti, sicuramente è quello in cui faccio nomi e cognomi, con buona pace delle metafore di cui parlavo prima.

A volte l'ovvio è così banale da essere sfuggente, da essere relegato nel limbo della coscienza collettiva ed essere lasciato lì a marcire. La debolezza dell'ovvio è uno dei punti di forza su cui si appoggia il potere ideologico.

Come a dire che se qualcosa viene sbattuta in faccia alla gente ogni giorno, per quanto atroce sia, dopo un po,' non susciterà più indignazione, e tutti saranno complici, e quindi colpevoli, di qualcosa su cui non hanno mai avuto effettivo potere e su cui col tempo (più o meno breve) non sapranno neppure più esercitare un pensiero critico.

In realtà è tutto ancora più complicato perché il meccanismo della colpa incolpevole e della rimozione della colpa ha effetti devastanti sulla possibilità di trasmissione di un genuino senso etico e sull'educazione all'empatia.

L'incipit del celebre brano Mattinata Fiorentina di Rabagliati (1941) era perfetto per il mio che, ripercorrendo la cronaca delle cosiddette primavere arabe, cerca di riesumare dalla tomba la coscienza collettiva italiana, sbattendole in faccia le connivenze e le intese economiche dei nostri governi con regimi dittatoriali e sanguinari.

Mattinata Fiorentina d'altra parte è stata una delle canzoni di maggior successo del regime fascista. Riutilizzarne l'incipit, decontestualizzarlo, stravolgerne il senso fino trasfigurare una canzonetta nazional-popolare in un inno di ribellione, da parte mia, è stato quasi un gesto naturale, così come confonderlo con l'invito alla preghiera del muezzin. Svegliatevi bambine! anche questo verso ho mutuato dalla canzone di Rabagliati...

Hai anche una grande esperienza nel campo dell'organizzazione di eventi artistici e culturali. Per la dimensione live hai in mente o hai realizzato qualcosa di particolare, nel presentare al pubblico il disco?

In autunno partirà il live tour e sì ci saranno alcune sorprese che adesso non posso ancora svelare, ma che posso dire saranno davvero interessanti.

A breve usciranno il primo singolo e il videoclip e poi forse il tour ci porterà fuori dall'Italia. Mi dispiace di non potervi dire di più, sono giorni decisivi, ma se avrete voglia di seguire un poco il mio cammino vi terrò informati.

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