Loge, “Exit”: recensione e streaming

Exit è il nuovo disco di Loge, disponibile in streaming su Spotify e su tutti i digital store, distribuito da Gold Leaves Academy.

Classe ’94 originario di Viareggio, con alle spalle dei trascorsi nella Mondo Records di Mondo Marcio, nonché membro della Doraemon Gang 500 di Vacca, Loge torna con un nuovo progetto, dal sapore fortemente personale.

Nel disco sono presenti anche le collaborazioni dello stesso Vacca – uno dei primi a credere nel talento di Loge -, FUDOK TB e William Richback. Le produzioni sono a cura di Sk8 Beatz, LT Studio e Red Sinapsy.

Loge traccia per traccia

Si parte già in un’atmosfera molto densa e scura, quella di Speciale, ricerca di consonanza nella sofferenza, a prescindere dal contesto ambiguo.

Con Realtà il rappato si fa rapidissimo, con un’attitudine molto aggressiva a livello di testo (“piscio nei vostri flute”: dai, non è carino) ma con un background musicale più mesto che incazzato.

L’aggressività aumenta con Cinque zero zero, in featuring con Vacca, con vaghi accenni orientaleggianti e qualche interrogativo interessante (tipo: “ti piace il rap o ti piacciono i rapper?”).

Ecco poi la title track, Exit, in cui torna il topos della minzione, stavolta sulle auto di lusso, e parole di evidente stima per lo stilista Valentino. Un po’ di polemica verso i colleghi, ma senza fare nomi.

No glock viaggia per ondate successive, spessa, con un mood da sfida continua e senza sconti. Si occupa di comunicazione, in un certo modo, Mega, un altro pezzo con tanta rabbia da estroflettere, un po’ di autobiografia e molta rapidità di parole e concetti.

Intro melodica di pianoforte per Musica senza padroni, con William Richback, ma non per questo il fuoco di fila è meno intenso, con una certa aura di rivendicazione dei propri sforzi.

Si prosegue in ambienti decisamente scuri con G, che mescola alcuni degli elementi cardine del disco, come il sesso, la droga, i confronti con gli altri rapper.

Ragazzini lobotomizzati, organi ingestibili e piante da fumare in Occhi chiusi. Accordi di chitarra e qualche riferimento alla politica in Quante volte, tra consigli mai seguiti e atmosfere contrastate.

Qualche accenno elettronico e quasi dance, ecco Worm, che questa volta è un ritratto di un figlio di papà, pur recitato in prima persona.

C’è un po’ di autotune in Liturgia, una preghiera un bel po’ sui generis, e tutto sommato uscita morbida da un disco decisamente molto ruvido.

Gli ingredienti della musica di Loge non sono totalmente inediti: anzi da un certo punto di vista si può parlare quasi di hip hop “old style”. Non c’è trap e non c’è gentilezza in queste tracce. Ma il modo in cui Loge svolge la discussione è forte, d’impatto, molto personale e regge bene il confronto.

Genere: hip hop

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