Mannarino, “V”: Recensione e streaming

Alessandro Mannarino torna con il suo quinto album, semplicemente intitolato V. L’apparenza spesso inganna, ma a volte avverte: fin dalla copertina si possono percepire i colori accesi e le mille sfumature che si ritroveranno poi nei tredici pezzi, potenti e furiosi come la bellezza della donna protagonista. Indossa un passamontagna, ti guarda negli occhi, cerca di capire se sceglierai di vederla o semplicemente la guarderai. Un’intuizione dello stesso musicista romano, che tiene fede alla linea tracciata dai brani di V. Un viaggio necessario, senza il quale si avrebbe più paura. Un cammino in profondità, nelle radici dell’umano, accompagnato da canti indigeni e suoni della foresta dell’Amazzonia che si muovono su trame sintetiche e basi ritmiche solide.

Partito da lontano, dalla periferia di Roma, e come destinazione a cui puntare il centro del mondo, Mannarino sceglie di fare della Donna il sole attorno a cui far gravitare ogni suono, ogni parola, ogni titolo, spesso declinato al femminile. La ricerca di un antidoto alla brutalità del disumano è il motivo per cui si muove, in una visione dove l’amore, la magia, la terra e l’irrazionale diventano strumenti di resistenza e di decolonizzazione del pensiero.

Mannarino traccia per traccia

Qui fuori c’è troppa logica / Lasciamo fare alla musica

L’inizio del viaggio ha inizio con Africa, uno spazio aperto, una terra da esplorare, la donna che incarna la natura e l’esatto contrario. Una danza galattica dove la mistica è fisica, in cui si fondono canti e melodie, corde e fiati, in un ritmo che trasporta fin dalle prime battute. Lasciamo andare quanto imparato, andiamo a nascere in Africa, e godiamoci il percorso. Scelta come primo singolo estratto, pubblicata a sorpresa, ha consegnato la chiave di lettura dell’intero album.

Chiudete il castello, paratevi il culo / Il cielo è scuro scuro / scappate, sta arrivando il futuro

Si ondeggia morbidamente sulle note di Congo mentre il futuro che avanza sembra coglierci tutti terribilmente impreparati. La carne e la passione del corpo, lo spirito e la fede, la gente del paese che mormora: anche stavolta Mannarino la tocca piano. Non c’è niente di male ad andare, non c’è nulla di male a venire. La paura di ciò che sta per succedere, la paura del diverso che è ormai inevitabile.

Cantarono addosso al muro davanti a un fucile / colpo su colpo vedrete questo muro cadere

Altro singolo estratto, forse il pezzo più rappresentativo dell’intero lavoro, ecco Cantaré. V per Voce in questo caso, quella che dà un suono alla resistenza, alla rivolta, alla rabbia e all’amore. Canta in spagnolo, in italiano e in romanesco, mentre il brano esplode in un crescendo. Una voce sola a cui se ne aggiungono altre, che insieme fanno cadere muri, che insieme smettono di obbedire, che insieme fanno sentire di essere parte di qualcosa di più grande. Cantaré perché vale oro, perché è il solo modo per non impazzire, per sentirsi vivi.

E senti quello che senti e ami quello che ami / cadono gli orizzonti crollano i meridiani

Fiume nero è percussioni e suoni della natura, è elettronica funk e suoni gutturali degli indigeni dell’Amazzonia, è voce bassa di chi canta e i sensi accesi dei corpi degli amanti. Un canto alla vita mia vagabonda, un canto che va controcorrente come alcune barchette che sfidano il giudizio e cercano la luce dentro l’ombra.

Sto affogando nei tuoi occhi d’acqua / tutto viene, tutto torna

Come il corso di un fiume, Agua parte in punta di chitarra e cresce a mano a mano che incontra nuovi elementi: le voci di donne indigene combattenti, percussioni, archi, magia. Mannarino cita Iracema, la protagonista indigena del romanzo omonimo di José de Alencar. Il nome della donna è l’anagramma di America, simboleggia la sottomissione alla cultura occidentale, racconta lo straccio usato per coprire la macchia di sangue lasciata dal padrone e dagli anni del colonialismo. Una pace avvolgente, un mare calmo, porta fino alla successiva traccia, Amazónica, unico brano il cui testo è scritto insieme alle donne indigene “AS KARUANAS” e cantato dal loro coro.

Le foreste bruciano, 
Gli animali muoiono,
Le figlie e i figli dell’Amazzonia piangono

è la traduzione di quanto pronunciato in questo piccolo canto intriso di dolore, legato all’attacco alla terra indigena e alle risorse naturali dell’Amazonia che si sta trasformando in un vero e proprio genocidio.

Stanotte è andato tutto alla deriva / ma la voglia mia de vive’ è ancora viva

Si canta in romanesco nella Banca de New York, un’esperimento nato a metà tra Roma e Città del Messico. Il sound, invece, si sposta verso il Mississippi e i campi di cotone, un viaggio nel viaggio, questa volta alla ricerca della felicità. I diamanti delle vetrine non hanno alcun valore se paragonati ai diamanti del povero, i denti che illuminano una faccia quando è nera. La felicità di provare sentimenti, di non essere un robot, di avere la speranza di morire di felicità.

C’è una pantera che lecca l’anima d’un fiore / perché non siamo nati per stare nel dolore

Vagabunda è una giungla accogliente, una donna ipnotica, una Dea che da calore e conforto. L’energia erotica di questa terra, di questa donna, si percepisce in tutto l’album ed esplode in questo pezzo, cantato anche da una voce femminile che accompagna quella di Mannarino.

Seppure siamo nati controllati dal sistema / tamburi tamburi tamburi il venerdì sera

Ballabylonia è quel luogo in cui le lingue si mescolano, in cui il testo è in tante lingue diverse e un po’ stravolte, che citano luoghi comuni e canzoni famose, mentre le luci sembrano accendersi su una immaginaria pista da ballo. I giochi di parole, i giochi di suoni, la voglia di ballare e di far ballare che resta costante fin dagli esordi del Moro.

¿Educar a una chica? Desarmar a una mujer

Un’altra forma della DEA, della donna per cui si compie questo viaggio, viene raccontata da Bandida, che guida lo spirito con la sua luce e la sua forza. Educare una bambina per disarmare una donna, discriminandola, rendendola subalterna è quanto di più lontano dall’atmosfera del brano. La donna indigena è simbolo di ribellione, di forza, quella trasmessa da ogni traccia, da ogni parola cantata finora.

Lei lasciò solo una scritta sul muro / pagheranno caro pagheranno tutto / voi picchiate duro / aprite una breccia e vedrete il futuro

Quando Mannarino colpisce, di solito ti lascia a tappeto. Lei fa parte di quei colpi ben dati, quelli che ti fanno sentire prima ancora di arrivare a comprendere. La vita e la morte, il tempo e i respiri, il cuore che batte e la forza che trova finalmente il cuore dove appoggiarsi e diventare coraggio. Definita una sorta di epilogo di V, con la sua trama sintetica e la sua solenne interpretazione è da subito una delle tracce favorite, richiamando Al Monte e la sua magia.

Tutto il mondo sta esplodendo dentro di me / tutto il mondo sta ballando senza di te

Luna è un risveglio, un ritorno a casa, con nuove consapevolezze e ricordi indelebili. Un mondo che va avanti e un uomo che prova a fare lo stesso, aggrappato alla luna, che guarda cercando conforto per la sua separazione. Ci si allontana dai ritmi tribali e si torna ai finali dei precedenti album, in cui il fermarsi a riprendere fiato è sempre stato necessario.

Se stai cercando la persona che cambierà la tua vita da’ un’occhiata allo specchio / e non avere paura di trovarci dentro

Dopo un viaggio del genere, così intenso per colori e sensazioni, per sensualità e coraggio, Paura arriva a dare conforto anche a chi non sente ancora di essere il numero uno, a chi non crede che insieme si può trovare la forza di diventare sistema, a chi ha ancora fottutamente paura di amare, di buttarsi da quello scoglio tanto alto quanto affascinante.

Se da Mannarino ci si aspettava un passo avanti, un salto evolutivo per il suo quinto album, possiamo affermare senza alcun dubbio che le aspettative non sono state deluse. La voglia e il bisogno di raccontare di questo ragazzo hanno cambiato vestito, hanno preso i suoni del mondo e quelli sintetici e li hanno usati per colorare di nuovo le loro storie. La maturità raggiunta, le origini che fanno capolino in quel passaggio e in quella riga di testo: la musica cambia se te voi bene. E a Mannarino ne vogliamo sempre.

Genere musicale: cantautore

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