Stupide cose di enorme importanza è il primo disco di Marco Giudici. Milanese classe ’91, si è già fatto conoscere come Halfalib e al fianco di Adele Altro con Any Other, oltre a occuparsi della produzione di altri artisti, come Generic Animal e Rareș.

Marco per la prima volta canta in italiano, e lo fa nella maniera più semplice e spontanea possibile. In Stupide cose di enorme importanza trovano spazio Adele Altro (che ha contribuito anche agli arrangiamenti e alla produzione), Jacopo Hachen, Alessandro Cau, Lucia Violetta Gasti, Daniela Savoldi, Colapesce e Andrea Poggio.

Il disco è stato registrato al Cabinessence di Milano, e poi mixato da Giacomo Fiorenza (Massimo Volume, Giardini di Mirò) e masterizzato da Andrea Suriani (Cosmo, Salmo, Calcutta, I Cani…) all’Alpha Dept di Bologna.

Marco Giudici traccia per traccia

Pianoforte e sensazioni jazzate quelle che accompagnano dentro l’album, grazie a Per chi dorme, brano che armeggia con delicatezza prima dell’arrivo del canto.

C’è cautela anche nelle mosse di Spremuta d’arancia, che sa influenze nordeuropee e di rimpianti forti. Dettagli sonori ben collocati, ma l’impressione è che sarà una caratteristica comune di tutto il disco.

Immagini notturne di malinconica profonda caratterizzano Risaie amare, forse la canzone più “da cantautore” fin qui.

Disturbi sonori ripetuti e fastidiosi nella sperimentale A volte io mi sento solo, intermezzo dai toni spettrali. Spazio poi alle gentilezze sonore di Nei giorni così, fatta di suoni piccoli, per lo più.

Si scende qualche gradino nella scala della malinconia con Forse è un grazie, cronaca di ricordi e di immagini negli occhi “di un uomo rotto”.

Il premio per la canzone più storta (canzone?) lo vince comunque Alla fine è passato un amico, congerie di stranezze che sa di intermezzo, ma prolungato su sei minuti.

Problemi di tachicardia quelli originali da Pallonata con fotografia, che torna al tracciato precedente del disco, tra nasi rotti, tachicardia e soluzioni self-made per vincere la solitudine.

L’album si chiude con Stupide cose di enorme importanza, la title track, che conferma il mood, fatto di desideri e di abbracci, a volte mancati.

Manifesto di solitudine (relativa, almeno a livello di collaborazioni musiali), il nuovo disco di Marco Giudici sembra il disco perfetto (o il peggiore in assoluto) da ascoltare in quarantena, vista la densità della malinconia che esprime.

Ma al di là degli umori la qualità di scrittura, l’attenzione ai particolari e certo anche la sincerità dei sentimenti che esprime ne fa davvero un lavoro notevole e di alto livello.

Genere: cantautore

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