Marvin the Droid: intervista e recensione


Si chiamano Marvin the Droid e hanno appena pubblicato Che ne dici ora?, disco di sette canzoni (perché non amano i "filler") con influssi di rock alternative. La formazione è: Fabio Strippoli (voce, chitarra), Jacopo Secondo (chitarra), Daniele Padovani (batteria e percussioni), Federico Gozzi (basso). Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Vorrei conoscere la storia della band e il motivo del nome

La band è nata nel 2014 quando io e Daniele, che già eravamo stati chitarrista e batterista in un altro gruppo, abbiamo chiamato il nostro amico Lorenzo al basso per questo nuovo progetto.

Come nome abbiamo scelto Marvin the Droid, abbreviazione di Marvin the Paranoid Android, che è un personaggio del libro Guida Galattica per Autostoppisti. Poi "Paranoid Android" è anche la famosa canzone dei Radiohead e ci è sembrato carino un nome che fosse un doppio tributo.

Abbiamo registrato i primi 4 pezzi nel marzo 2015 (il demo "Humour"), e dopo un annetto abbiamo scelto di allargare la formazione con un altro chitarrista, Andrea. Con queste canzoni abbiamo fatto le prime esperienze di interviste e recensioni, passaggi radiofonici e chart indipendenti, anche a livello europeo.

Nel 2017 abbiamo fatto altri due singoli con l'etichetta che è la stessa sotto cui siamo adesso, Pavasoft Records. Ci sono stati un paio di cambi in formazione, e con quella attuale (Jacopo alla chitarra e Federico al basso) abbiamo finalmente registrato questo nostro primo disco.

Il disco è stato “rallentato” da una serie di inconvenienti. Volete raccontarli? Hanno lasciato una traccia sulle canzoni ?

Abbiamo iniziato a registrarlo a dicembre 2017 e poi tra gennaio e giugno siamo stati fermi più che altro per una grave malattia del nostro produttore, ora per fortuna completamente passata. Inoltre a marzo c'è stato il cambio al basso da Lorenzo a Federico.

Ma è stato meglio così perché la maggior parte dei pezzi sono nati in quei mesi di pausa, con questa formazione, e se non avessimo avuto questi intoppi il disco sarebbe molto meno interessante di com'è adesso.

Il disco ruota intorno all’idea del sogno e dell’insonnia. Quante di queste canzoni nascono di notte? Oppure si tratta di speculazioni più astratte?

Dei testi, 3 su 6 sono stati concepiti a notte fonda, come frasi sfuse scritte sul cellulare, e sono nient'altro che il flusso di pensieri di uno che non riesce a dormire. Altre canzoni vanno più verso la tematica sociale, ma sentiamo comunque la presenza di un filo rosso che scorre attraverso l'album. Persino la strumentale "Heligan" ci ispira sensazioni oniriche.

Vorrei sapere la genesi di “Cala la Luna”

Il testo è la trascrizione più o meno esatta di un sogno che ho fatto. Mi trovavo in un teatro spoglio e malandato, con una luna di carta appesa in alto, come nella scenografia di una recita scolastica. D'un tratto il teatro si riempie di pubblico e nel sogno affronto l'ansia da palcoscenico. Che fortunatamente sono riuscito un po' a dominare, nella vita vera!

Inoltre questo è il pezzo più vecchio del disco, risale a quando eravamo un trio, ed è quello che ha un po' fatto da faro per la direzione sonora dell'album.

Mi sembra che le radici della band affondino, almeno a livello di suono, nel rock italiano alternativo degli anni Novanta. Quali sono i vostri punti di riferimento?

Le influenze italiane ci sono sicuramente, amiamo molto quel rock anni '90 e '00 come Marlene Kuntz, Afterhours, Verdena, Il Teatro degli Orrori. Ma ognuno di noi ascolta anche molto altro, dai Tool ai Beatles, dagli Smashing Pumpkins a Bowie. Band che ci accomunano tutti sono per esempio Radiohead e Queens of the Stone Age.

Per i testi poi non può certo mancare qualche cantautore nostrano, come Tenco, De André o Bersani, anche se non ho certo la presunzione di arrivare a sfiorarli. E poi un sacco di elettronica, rap, pop, orchestrale. Finché è buona musica, siamo aperti a tutto!

Marvin the Droid traccia per traccia

Ritmi languidi quelli che regala la chitarra sulla partenza di Desiderabile, la traccia di apertura del disco. Ma è una maschera: molto presto il brano si fa molto più duro e sporco.

Inizio interlocutorio quello di Non aspettarmi, probabilmente il pezzo più cantautorale del disco, benché chitarra e compagni non rimangano esattamente tranquilli.

In balia parte in modo molto calmo, e porta l'ascoltatore molto lontano, in una navigazione antica ma avventurosa.

Si prosegue con Gli altri, che al contrario di antico ha pochissimo, anzi si qualifica come la canzone più acida del disco, con sonorità piuttosto estreme e voce appuntita.

Cala la Luna ha un evidente movimento del basso elettrico a dettare i tempi. Il mood è quasi da jazz club, ma nonostante le atmosfere piuttosto ovattate il pezzo non manca di nerbo, né di originalità.

Suoni di vetro dominano Heligan, strumentale di intermezzo con passi finali. Il disco si chiude con Che ne dici ora?, title track che ha un'intro quasi pinkfloydiana, ma anche uno sviluppo più robusto e anche piuttosto angosciante, fino ad arrivare a un finale piuttosto rumoroso.

Sette canzoni una diversa dall'altra, come si diceva una volta: Marvin the Droid si impegna per non essere affatto "androide", anzi per offrire un tocco profondamente umano in ogni brano del disco.

Genere: rock alternativo

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