Mauro Mariotti Duo, “Ortale n.7”: recensione e intervista

Mauro MariottiMauro Mariotti, polistrumentista classe ’88, ha alle spalle numerose esperienze in band. Il suo primo album autoprodotto è intitolato Albume. Dopo il buon riscontro avuto nei concerti e nelle recensioni avute dal primo album, Mauro decide di far entrare nel progetto anche Simone Manoni alla batteria, per i brani che andranno a comporre il secondo album, Ortale n°7. Lo abbiamo intervistato.

Puoi raccontare la tua storia fin qui?

Ho iniziato ad appassionarmi alla musica intorno ai 12 anni… Alle medie grazie alla mia prof, era l’unica materia in cui andavo bene ehehe… Ho iniziato a studiare sax e ad avere i primi gruppetti dove suonavamo i Blues Brothers, dopo poco però ho voluto ampliare la mia passione imparando a suonare la chitarra a pari passo con la voce, sempre suonando insieme a band, mi diverto a suonare anche il basso e qualsiasi cosa emetta un suono. Nel 2006 il mio primo gruppo The Stealth, di rock psichedelico, tra cover e pezzi propri nel 2008 il gruppo dove ho avuto piu esperienze, Gli Acidi, rock grunge. Tantissimi concerti in giro per l’Italia, un album e 2 ep… Dal 2011 fino a oggi ho collaborato e collaboro con tanti artisti tra cui la mia compagna Sole Ester Luna, suonando anche musica più sperimentale ed etnica, con la band Figli dei fiori e appunto con il mio progetto solista diventato Duo.

Appunto: perché, dopo la tua esperienza da solista, hai deciso di formare un duo con Simone Manoni?

Perché dopo aver scritto praticamente tutto il disco mi sono accorto che i brani avevano bisogno del ritmo che solo una batteria può dare, Simone ha suonato nelle mie precedenti band e conoscendomi bene ha saputo immedesimarsi subito nelle canzoni

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel realizzare questo nuovo disco?

Direi poche,visto che non ho voluto darmi scadenze per poter scrivere senza pressioni. Abbiamo registrato tutto in un casolare di amici con la massima calma (tra l’altro le scene del video sono prese da lì).

Come nasce “Il pavone”?

Il pavone nasce da un riff messo in loop: improvvisando ho sviluppato le varie parti della canzone, il testo l’ho scritto dopo l’incontro con un pavone in campagna, ispirandomi alla psichedelia dei colori e suoni incredibili che produce.

Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?

Ci siamo divertiti a suonare diverse cose come il glockenspiel (detto metallofono, simile a uno xilofono) la clavietta (tastierina a fiato) sax, chitarra a 12 corde, chitarre elettriche e ovviamente voce e batteria

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimi di più in questo momento e perché?

Ce ne sono molti… Ne riassumo alcuni che mi vengo in mente ora… What a funk (per la loro potenza e originalità), Kutzo (sono pazzi ma sinceri), Verdena (per me sono la band perfetta, anche se non sono proprio indipendenti), demeb (duo jazzcore batteria/basso geniali nonché amici)

Puoi indicare tre brani, italiani o stranieri, che ti hanno influenzato particolarmente?

Michelle dei Beatles è stato il primo brano che ho suonato, poi direi Since i’ve been loving you dei Led Zeppelin e Il gulliver dei Verdena.

Mauro Mariotti Duo traccia per traccia

copertinaSuperata, con qualche suggestione, l’introduttiva Onde Alfa, si passa a Non mi conosco, che pesca in acque blues. Caro Vasco, la terza traccia, si muove in territori più cantautoriali, con piccoli riferimenti ironici a un paio di personaggi mainstream. Segue la curiosa Il pavone, tra aia, rock e qualche influenza che si può catalogare tra Ivan Graziani e i Verdena. Caratteristiche di buona originalità emergono insieme a qualche stramberia qui e là nel percorso del disco.

Più tranquilla Risveglio, con voce sempre piuttosto filtrata e “allontanata” in modo piuttosto psichedelico. Si torna all’ironia con la stornellante Io s(u)ono. Qualche istinto psichedelico si affaccia anche da Non è una canzone, che poi diventa molto più concreta ed elettrica. Miele modera i toni e si presenta in veste più acustica.

Si torna a modi psicedelici e a toni narrativi con La vita, non particolarmente ottimista ma piuttosto cruda dal punto di vista sonoro. Anche Sfigato ci mette del suo nel campo dell’elettricità, con il drumming a dare un sostegno particolarmente robusto. Si procede con Buoni o stronzi, che evolve intorno a un giro di chitarra, con un certo grado di semplicità.

Più epico il passo di Dentro di te, che apre mostrando difficoltà da superare, fino ad aperture sonore importanti. Spiraglio di luce imposta vie mediane tra rabbia e passione, chiudendo il lavoro

L’album del Mauro Mariotti Duo suona piuttosto sghembo, non si cura di mescolare sostanze sporche, lascia imperfezioni qui e là. Però spesso è ispirato e creativo. Sarebbe forse necessario un maggiore lavoro di focalizzazione, ma la sostanza c’è ed è piuttosto ruvida e interessante.

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