Medivh, “Where’s The Place I Saw in My Dreams”: la recensione

Con una copertina particolarmente apocalittica è uscito da poco Where’s The Place I Saw In My Dreams, nuovo lavoro diviso in due ep della formazione toscana Medivh. Il trio, che ha tratti alternative ma anche progressive rock, è composto da Emmanuele Bonci (voce, chitarra, piano e synth), Tommaso Bonci (basso e synthbass) e Lorenzo Travaglini (batteria e percussioni).

Medivh traccia per traccia

Il disco prende avvio con Wind, un vento che cresce un po’ alla volta e che riempie le casse arrivando a suoni quasi metal, per un finale particolarmente epico.

Si lavora di echi piuttosto concitati e sovrapposti in Maelstrom, altra prova piuttosto muscolare ma senza rinunciare a spunti melodici e risonanze quasi emo. Finale a sfumare come non si sentiva da decenni.

Ecco poi una più icastica Hiatus, che fa registrare un climax graduale, questa volta più immerso in sonorità che sanno di dark wave, con un drumming scomposto ma efficace.

Symmetry apre la seconda parte del disco, con filtri sonori e dissonanze sulle quali si erge torreggiante la chitarra elettrica.

Intermezzo quasi strumentale quello rappresentato da Fall, una caduta che introduce all’episodio finale, quello di Wormhole: una congerie di suoni serpeggianti che si coordinano a fornire un’uscita decisamente inquieta al lavoro.

Le molte influenze che si riscontrano nei suoni dei Medivh non sovrastano la personalità del trio, che mette insieme un disco coerente ma anche capace di variare panorami e di collegarsi alla contemporaneità senza alcuno sforzo apparente.

La dichiarata attenzione per il progressive in realtà non si avverte in maniera esagerata se non per la struttura complessiva. I brani scorrono fluidi e vanno a comporre un panorama notevole, con prospettive future interessanti per la band.

Genere musicale: rock alternativo

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