Mesmerising: intervista e recensione

Mesmerising è lo pseudonimo adottato da Davide Moscato, due album già all’attivo, per la pubblicazione del suo nuovo disco edito dalla Lizard Records, The Clutters Storyteller. Nove canzoni dal sapore progressive ma con uno spiccato piglio da cantautore. Gli abbiamo rivolto qualche domanda

Qualche anno fa ti abbiamo incontrato quando pubblicavi dischi a tuo nome. Ora invece ti firmi Mesmerising. Ci spieghi i motivi del cambiamento?

L’idea di un nome artistico è qualcosa che mi era balenato subito dopo aver pubblicato il mio primo cd nel 2012. Con il secondo, Mental Maze, sarebbe stato opportuno trovare uno pseudonimo, in quanto quell’ album aveva varcato l’Oceano fino agli States, dove era stato promosso dalla indie label della Virginia, Custom Made Music, invece lasciai il mio nome originale, e non ti dico la difficoltà dei vari dj radiofonici, o anche i presentatori stessi, quando mi dovevano presentare al pubblico, per fortuna Davide Moscato non è poi così difficile da pronunciare, e non lo hanno mai realmente storpiato.

Stavolta, invece, la proposta di cambiare nome mi è arrivata dal produttore artistico del mio nuovo disco intitolato The Clutters Storyteller, lui è il grande Fabio Zuffanti, che mi ha detto che in effetti un progetto dal sapore internazionale deve avere un nome straniero, più d’ effetto. Ho scelto Mesmerising, sia per il significato, sia per il suono che ha… l’ ispirazione mi è venuta da un racconto dell’incubo del sommo E.A. Poe.

Parliamo del tuo nuovo disco. Puoi raccontare atmosfere e ispirazioni del lavoro?

Questo è un disco molto profondo, sia per i testi che per le sonorità, la cosa che spero sinceramente è che chi lo ascolterà non lo faccia in maniera approssimativa, ma lo so che coi tempi che corrono è una richiesta difficile.

L’atmosfera è molto dark, ci sono tematiche da incubo, come in ‘Underground’, dove una persona viene sepolta viva, o come in ‘The vortex’, in cui un battello viene risucchiato da un vortice che trascinerà il suo equipaggio in un luogo sperduto, dove, senza cibo,i superstiti saranno costretti al cannibalismo…

C’è anche dell’ ironia in Ballad of a creepy night, ermetismo in Feel my dream, storie più fantasy come In a different dimension, dove si racconta di una coppia, che si trova nello stesso posto , nello stesso momento, ma in due dimensioni differenti, mi piace molto anche il testo di Slave of your shell, che si rifà alla filosofia dell’ antica Grecia, secondo cui il corpo è la prigione dell’ anima, e in questo brano è proprio un’ anima che parla, disdegnando “l’involucro” che la ospita.

In uno di questi brani c’è anche un accenno di sperimentazione vocale, infatti nella track n. 8, una delle due voci canta con la tecnica contraria all’uso comune, e cioè in modo inspirato, una particolarità che avevo ascoltato in un pezzo del grande Demetrio Stratos nel brano Criptomelodie infantili.

La genesi di questi pezzi è avvenuta in un periodo molto difficile per me e la mia famiglia, a causa di un lutto inaspettato. Sicuramente questo ha fatto sì che la mia scrittura diventasse in qualche modo più “forte”, anche se già qualcosa del genere stava nascendo in Mental Maze del 2016.

Il titolo di questo nuovo disco è The Clutters Storyteller, che significa qualcosa come: Il narratore del disordine, è un album che tende a perturbare e a inquietare chi lo ascolta, viste le tematiche affrontate.

Hai scelto "Feel my dream" come singolo di lancio del disco. Puoi spiegare perché e come nasce il brano, che fra l'altro nel disco è "spezzato in due"?

Feel my dream è anche il primo pezzo del cd, che come dici esattamente tu, è diviso in due, in Feel.. e My dream. L’ ho fatto innanzitutto perché mi piaceva l’idea, che probabilmente può confondere qualcuno, ma fa parte del gioco, il primo minuto mi piaceva pensarla come una piccola suite, leggermente differente dal resto del brano, e che quindi può avere vita a sé.

L’idea di usarla come singolo, anche stavolta, è nata da Fabio Zuffanti, che durante le registrazioni, ha particolarmente amato questo pezzo, tanto da spingermi a proporlo come lancio… io avrei scelto qualcosa di diverso, ma poi mi sono lasciato convincere, avevo solo paura che , essendo un po lungo, la gente non lo avrebbe apprezzato fino in fondo, invece i pareri che ho ricevuto sono tutti favorevoli, perché molti amano il ritornello e si lasciano trasportare dall’atmosfera.

Anche il video, molto immaginifico e gotico, filmato prevalentemente tra le mura del Castello di Brescia, accompagna molto bene il brano. Il regista è Luca Coassin, molto celebre in Marocco e che ha lavorato da poco per un corto con protagonista Iggy Pop, mentre la co-protagonista è la modella Amanda Santos, celebre per uno spot di pochi anni fa con il regista Sorrentino.

Le ispirazioni per la tua musica sono ovviamente internazionali. Della musica italiana che cosa apprezzi?

Sono cresciuto con il Prog Rock internazionale, non so precisamente perché, ma alla musica italiana mi sono avvicinato solo da grande, ma da ragazzino non disdegnavo Vasco Rossi e Zucchero, il primo negli anni 80 e il secondo il decennio seguente.

Poi ho scoperto gli Area, e allora lì ho capito che c’era qualcosa che i mass media non mi dicevano e che dovevo andare un po a spulciare, Internet non era ancora così di massa, e poi i cantautori come Rino Gaetano, mio compaesano, e Piero Ciampi, un vero outsider da riscoprire.

Ho amato tanto le grandi voci come quella di Mango e Lucio Dalla, e certe sonorità di Battisti. Ma nessuno mi ha mai detto che la mia musica o la mia voce ricordano qualcuno di questi artisti, mi hanno sempre accostato piuttosto ai Queen, ai Pink Floyd, o ai Radiohead.

Quali sono i progetti che hai in arrivo ora?

Spero di riprendere presto a fare serate nei locali, per portare i miei nuovi pezzi, molto probabilmente in acustico insieme a un maestro di chitarra, Maurizio Santoro. In acustico puoi giocare davvero con la musica trasformando letteralmente i brani e dandogli una veste completamente opposta a quella del disco. Un modo anche per dire al pubblico “ascoltateci perché poi il cd che comprerete è tutta un’altra roba”.

Mi sarebbe piaciuto ripartire per suonare negli States e a Londra, ma visti i tempi duri, sposterò tutto al 2021. Nel frattempo mi divertirò a promuovere il disco, insieme all’ etichetta Lizard Records.

Sarà disponibile anche fisicamente nei negozi di dischi, basterà chiedere Mesmerising, e i distributori che sono: BTF, UP Records, GT Music. Vi aspetto anche sul mio sito www.davidemoscato.com.

Mesmerising traccia per traccia

Partenza con moog per la prima traccia dell'album, l'introduttiva Feel... che lascia spazio a ... My Dream e alla chitarra elettrica. Arriva anche il cantato, morbido e con qualche acuto. L'atmosfera è piuttosto sognante.

Più concreti i battiti attorno ai quali si costruisce Ballad of a Creepy Night, sicuramente notturna, un po' teatrale, non necessariamente horror come toni.

Molto fluida e quasi prossima al pop-rock la seguente Slave of your shell, che abbassa i toni soltanto sul finire.

Si sceglie un'atmosfera più raccolta con Underground, che cambia ritmi in corsa, procede per ondate sonore e si fa corale. Finale con assolo di chitarra.

The Vortex torna a modalità più pop, con l'aiuto di un pianoforte, presenza che si fa importante anche nell'estremamente melodica False reality.

Si viaggia In a different dimension, orchestrale e crescente, con buone armonie. The man who's sleeping torna ad accelerare ma anche a svariare e a fornire deviazioni molto colorate.

Il disco chiude con Mesmerising - Davide Moscato - The last time you called my name, chiusura malinconica e ricca di pathos.

Molti i sentimenti in mostra nel disco di Mesmerising, che mette insieme un arco narrativo e sonoro coerente e compatto, con risultati molto interessanti.

Genere: rock progressive

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