Moonlogue, “Sail Under Nadir”: recensione e streaming

Si chiama Sail Under Nadir l’album di debutto, a tema ambientale, dei Moonlogue. I Moonlogue sono una band di Torino, formata da Lorenzo Riccardino, Mattia Calcatelli, Federico Mao ed Edoardo Campo. Tra le esperienze pregresse, Lorenzo e Mattia hanno già condiviso l’avventura nel duo Glooom, mentre Mattia ha militato anche nel trio Karin And The Ugly Barnacles assieme a Federico.

Il nuovo progetto Moonlogue è nato dall’esigenza di una ricerca sonora dagli orizzonti più vasti, al di là delle convenzioni della forma-canzone. Orizzonti raffigurati attraverso suggestioni che derivano dall’astronomia. Il nome Moonlogue, non a caso, proviene dall’unione giocosa di due parole: “moon”, ovvero la “luna”, fonte di ispirazione ed energia per gli esseri umani, e “monologue”, in collegamento a quella specie di “monologo” espresso nei brani grazie a una voce narrante che rimanda a un immaginario sci-fi ormai più realistico che distopico.

Moonlogue traccia per traccia

Si parte dall’introduttiva e oscura 01, con voci recitate su un background sonoro minimale ma inquietante.

Più acida e vibrante Graphite, che inizia a mescolare elementi e strumenti, ottenendo una passeggiata lunare piuttosto ritmata e anche rumorosa.

Piuttosto ricca di groove e anche abbastanza sorprendente per sonorità la seguente Estéban, che orbita quasi in zona funk, con la chitarra protagonista.

Toni molto più gravi quelli suggeriti da Grains, che ha un ingresso lento, doppiato poi da un flusso di coscienza sonora che ammorbidisce ma non consola.

C’è una certa frenesia dentro Borderland, che sconfina in territori come il math rock, con una chitarra vivida e aspra.

Lo sconfinamento si conferma anche con Moonflares, abbastanza concitata e ricca di contrasti. Più tranquilla e ovattata l’atmosfera di Nuage, introdotta da un lungo parlato e arricciata da una linea di basso particolarmente mobile.

Rumori analogici e di altre epoche costellano l’inizio di Treeless, che poi mostra la vera natura, quella di un pezzo potente e con molte attinenze rock, pur se non esclusive.

Ingresso ragionato e con suoni acustici (ma con probabile slide) per Zwangslage, che in tedesco significa “predica”: ma il pezzo non è predicatorio, semmai assertivo e convinto.

Scoppia il temporale su Rainyard, pezzo malinconico e dalle linee semplici. Il temporale prosegue fino alla chiusura, che si registra con l’ultimo recitato, quello di 00.

Debutto consapevole e ricco per i Moonlogue, che mettono a frutto le proprie abilità ed esperienze in un disco interessante, curato e molto vivo.

Genere: post rock

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