nàe: una libertà quasi improvvisa

Un nuovo percorso artistico per la cantautrice Elena Sanchi che, con l’utilizzo di Ableton inizia un nuovo capitolo prendendo il nome di nàe. Un percorso che non vuole prendere le distanze dalla lunga carriera precedente, ma che respira nuova linfa e nuova energia.

Ciao Elena, o meglio, nàe. Ti va di raccontarci qualcosa a proposito dell’immagine di te stessa in riva al mare, che ti ha dato una nuova consapevolezza? Ricordi quel giorno?

E’ stato circa un anno fa, camminavo lungo la costa adriatica, era una mattinata deserta e solitaria, ricordo la brezza fredda sul viso soffiata dal mare, nel cielo splendeva un timido sole e ricordo il senso di sollievo e di libertà quasi improvvisa quando mi sono fermata a guardare il volo leggero di un gabbiano: mi sono percepita diversa in un contesto nuovo anche se in verità nulla intorno a me era cambiato. Quando ho bisogno di fare pace con me stessa torno sempre al mare, ma quella volta è stato diverso, forse perché ero più consapevole di me e di quello che volevo fare.

In che modo l’esperienza di psicoterapia ha avuto un impatto sulla tua percezione di sicurezza e come questo si riflette nella sua musica?

L’esperienza di psicoterapia mi ha fatto capire che dovevo fermarmi per ascoltare tutta la rabbia e l’abbandono vissuto da bambina. Ho cercato finalmente di accettare le cose che non posso cambiare nella mia vita e questo ha reso la mia musica ancora più sincera e coraggiosa.

Qual è il ruolo di Ableton nel nuovo processo creativo e come ha influenzato la composizione di “Controluce”?

L’utilizzo di Ableton mi ha aiutata a liberare emozioni molto profonde e a trovare poi una dimensione nuova per le mie composizioni. Grazie a basi ritmiche, sequencer e synth pesanti ho percepito e capito l’esigenza di ballare sulle mie fragilità per farle emergere e condividerle. Per quanto riguarda “controluce”, tutto è partito dal sequencer e dal synth che riproduce l’atmosfera “bagnata” e underground dell’inizio.

Avevo da tempo l’idea in testa di scrivere dell’arrivo delle stelle in un cielo nero e penso sia cominciata anni fa quando incontrai Mary Setrakian ad Area Sanremo: aveva tenuto una lezione stupenda sulla voce dove mi ero sciolta in un pianto liberatorio, quando, vedendomi, venne da me e mi disse: “the tears of the stars”! Da quella volta non ho smesso mai di pensarci e da lì, credo, sia nata “controluce”.

Controluce viene associata al bilanciamento tra luce e oscurità: in quale modo, tu come artista, percepisci questa sensazione?

Sarà per il fatto di essere figlia unica che ho un’indole malinconica e solitaria, fondamentalmente scura! Come artista quindi prediligo osservare i lati oscuri delle persone e delle cose perché è in quegli spazi che vedo la luce, la ragione dell’esistenza e la poesia.

Hai un lungo trascorso come artista, con tante date live e tre dischi. In che modo la tua esperienza passata si congiunge a questo nuovo progetto?

Penso che nàe sia l’evoluzione del progetto precedente: non c’è rottura dentro il mio sentire ma una grande ricerca verso un modo di scrivere canzoni più consapevole e meno autoreferenziale.

Come vedi il futuro per nàe?

Per il momento sono felice di vivere questa trasformazione e di godermi il presente e tutte le cose belle che mi stanno scrivendo. Sento che chi mi segue da tempo si fida di me e questa è una cosa stupenda. Poi nei prossimi mesi ci saranno nuove uscite e sicuramente nuovi concerti.

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