Pashmak: intervista e recensione

Atlantic Thoughts è un nuovo capitolo, in uscita il 18 gennaio, per i Pashmak, band d’anima electro-pop con influenze art-rock, progressive, tribal e fusion e suggestioni balcaniche.

Tre anni dopo Let the water flow siete tornati a pubblicare: che cosa vi è successo in questo intervallo di tempo?

Damon: uhm, Indigo ep, due tour europei, due tour balcanici, la scrittura e produzione di un LP, la nascita di un sacco di side project, l’apertura di due studi di registrazione e una figlia.

Come nasce Sit & Stare, il nuovo singolo?

Damon: nasce da troppi anni fa, da una relazione a cavallo fra l’adolescenza e la fase successiva. Era un possibile singolo di Indigo poi ripescato.

Atlantic Thoughts è il nuovo disco. Potete anticipare quello che conterrà?

Damon: tracce audio.

Martin: …un concentrato di esperienze abbastanza folli.

Che cosa avete in mente per il release party del 19 gennaio a Milano?

Damon: fare stage diving

Martin: vedere che effetto fa suonare dieci pezzi nuovi tutti in una botta!

Pashmak traccia per traccia

Il disco si apre con Solid Roots, ricca di sensazioni elettroniche ma anche irrobustita da un drumming vivace e fantasioso.

Le ritmiche diventano irregolari e scomposte con Golden Eyes, con qualche riferimento all’elettronica “sporca” degli anni Novanta e dei primi Duemila.

Harp, con Avan, è uno dei singoli e placa l’iperattività del brano precedente nascondendosi un po’ fra le ombre, facendo leva su suoni sintetici ma anche sul connubio di voci.

Molta tranquillità sonora riveste le pareti di Fireflies, che ha un background ovattato ma anche suoni cristallini nel tessuto del brano.

I sentimenti di Oceans, a partire dal beat, sono accelerati, vibranti, evidenti, con uno scheletro ritmico bianco ed esposto.

Laguna è cantata, sorprendentemente, in italiano; si parte da un pianoforte che arriva con calma e cresce in modo graduale. Ma la canzone ha più facce e si trasforma quasi in una breve suite (o una breve Odissea).

Si torna all’inglese con Sit & Stare, altro singolo, orientato verso idee synth pop; ma anche in questo caso non tutto è semplice comepuò sembrare a una prima occhiata.

Violet Wax Skin fa due passi nel cantautorato pop britannico degli anni Ottanta (Prefab Sprout, per esempio), al netto di un’accelerazione del drumming.

Apertura morbidissima per Shanti, ma presto la morbidezza si trasforma in una serie di cunicoli oscuri dai quali non si emerge senza sofferenza.

Si chiude con Bronzo, pezzo molto melodico e composto, che torna all’italiano per fornire un’uscita di stampo cantautorale a un disco che è stato anche molte altre cose.

Disco interessante e ricco di qualità per i Pashmak: la band coniuga le molte idee elettroniche, le ritmiche a volte frenetiche, con una sensibilità a livello di scrittura che non lascia indifferenti.

Genere: avant pop

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