Perina, “Seieventisette”: la recensione

Perina, trent’anni da Ala (Trento) pubblica Seieventisette, in uscita il prossimo 2 febbraio. Otto canzoni per un totale di poco più di venticinque minuti, contrassegnate da uno spirito pop che però non si fissa troppo su sonorità per forza easy. Sviluppato a sei mani, grazie alla collaborazione con l’amico e musicista Glauco Gabrielli e al lavoro in studio del fonico Fabio De Pretis (C.O.D., Vetrozero), il disco è stato masterizzato da Maurizio Baggio alla Distilleria (Vicenza).

Perina traccia per traccia

C’è un po’ di classico e un po’ di contemporaneo negli ingredienti pop che compongono Contraccolpo, traccia d’apertura dell’album. Più insistente e intrigante Mi conviene, pezzo con carattere elettrico, che aggiunge almeno un “power” al pop di partenza.

Si accelera anche di più con Girandola, animata da uno spirito aggressivo e robusto, che però non toglie la leggerezza dal cantato. All’interno di Innegabile bravura c’è un cantato corale e disteso su un background sonoro morbido, minimale e dai ritmi moderati.

Al contrario, con Predica si torna a correre veloci, su suoni pieni e corposi, con un lavoro oscuro ma valido del basso elettrico. Piuttosto provocatoria Stare su, che mette in evidenza anche un modo diverso di cantare di Perina, qui molto deciso e determinato.

Piuttosto rigorosa e quadrata anche Midnight Talk, altro pezzo dalle armonie interessanti e dagli altrettanto significativi consigli di vita. Chiusura d’atmosfera con Sulle onde, pezzo soft e ricco di rimpianti.

Disco ricco di variazioni e d’impatto quello di Perina, che offre uno sguardo completo sulle molte abilità attuali del cantautore. Le canzoni sono cesellate con attenzione, curate e ispirate, per un risultato complessivo particolarmente interessante.

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