PFM, “Ho sognato pecore elettriche”: Recensione #sottotraccia

Esce in tutto il mondo, nella doppia versione italiano e inglese, Ho Sognato Pecore Elettriche/I Dreamed of Electric Sheep, il nuovo album di inediti di PFM – Premiata Forneria Marconi (prodotto da Aereostella, pubblicato da Inside Out Music e distribuito da Sony Music Entertainment) che vanta la presenza di due ospiti internazionali d’eccezione, Ian Anderson (Jethro Tull) e Steve Hackett (ex Genesis) nel brano Il respiro del tempo/Kindred Souls. Ci sono inoltre Flavio Premoli, già co-fondatore di PFM (in Transumanza Jam) e Luca Zabbini, leader dei Barock Project (in vari brani dell’album).

E’ online anche il video di ATMOSPACE, il primo singolo estratto dall’album, attualmente in radio e disponibile in digitale. Il video, diretto da Orazio Truglio, che ha curato anche la cover dell’album, si apre con il volo di un drone spaziale ed è stato girato all’interno del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

PFM – Premiata Forneria Marconi parte dalla citazione Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, titolo originale del libro di Philip K. Dick da cui è stato tratto il capolavoro cinematografico di Ridley Scott, Blade Runner, per sviluppare il concept di questo nuovo album: parlare di come il mondo intorno a noi stia rapidamente cambiando e di come i computer stiano invadendo ogni aspetto della nostra vita. La cover dell’album, che raffigura la somma dei volti di Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, vuole rappresentare la fusione di due anime affini che si uniscono nell’intento di creare.

PFM traccia per traccia

L’articolata introduzione strumentale di Mondi paralleli/Worlds Beyond parte brevemente dal classico per percorrere rapidamente sonorità che si accostano più facilmente al prog degli anni Ottanta, anche dal versante metal, per sfociare in un più contemporaneo math rock, senza trascurare pulsioni più antiche, zona Yes/King Crimson. Con la variabile che quando si parla della PFM e le si mettono accanto gruppi come Yes e King Crimson, si sta sempre parlando di una band che quei mostri sacri li ha guardati vis-à-vis e che siede in modo legittimo alla stessa tavola.

Il cantato arriva poi con Umani Alieni/Adrenaline Oasis, che parla di futuro e di identità, a proposito della quale è più semplice riconnettersi al passato anche lontanissimo della band: echi delle ballate che hanno costruito i primi anni del gruppo si avvertono in modo molto distinto.

Le Ombre amiche (Let go nella versione inglese) crescono gradualmente fino a raccontare un mondo “senza dei, senza eroi” in modo particolarmente morbido e avvolgente. La Grande Corsa/City Life riprende ad accelerare, ponendo l’accento sulle assurdità di questo mondo sempre in affanno. La chitarra elettrica si prende larghi spazi parlando di un mondo spersonalizzato, tutto fatto di giga e dati.

Ecco poi il primo singolo AtmoSpace/If I Had Wings: l’atmosfera si fa di nuovo eterea e soffice, con il pianoforte che traccia le linee, prima di un decollo piuttosto fantascientifico. L’approccio math riemerge in Pecore Elettriche/Electric Sheeps, ricca di movimenti nervosi del basso, ma anche capace di grande fluidità.

Mr. Non lo So/Daily Heroes gioca un po’ con il blues e con un’aria più leggera e ironica. Il violino salta fuori forte nel finale. Ecco poi Il respiro del tempo/Kindred Souls, ricca di ospiti di prestigio e piuttosto ieratica, con un pizzico di Battiato nel testo e nelle sonorità.

Si finisce con un po’ di acido in Transumanza/Transhumance che sfocia in breve in una dinamica e abbastanza tagliente Transumanza Jam/Transhumance Jam, con le tastiere che si prendono il centro della scena. Il discorso poi si sviluppa in direzioni quasi funk, con un sapore poliziesco tipo Calibro 35, mettendo in mostra abilità musicali del tutto inarrivabili.

Non inseguono il passato, non cercano di far finta di essere giovani, non trascurano né la storia né il tempo passato ma si presentano consapevoli e concreti: la PFM mette in mostra un repertorio ricercato in un concept album coerente. Che ha sì qualche momento più debole, ma che nel complesso si dimostra all’altezza di una band tra le più grandi che l’Italia possa vantare.

Genere musicale: rock progressive

Se ti piace la PFM ascolta anche: Calibro 35

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