Pietro Berselli, “Evidentemente no”: la recensione

Esce oggi, venerdì 3 settembre 2021 per Dischi Sotterranei, Evidentemente no, il secondo album di Pietro Berselli, cantautore bresciano adottato dalla scena padovana. Già anticipato dai singoli Nord Europa e Spettatore, Pietro Berselli ci fa finalmente entrare nel suo mondo di limiti e le contraddizioni di un timido cantautore rock.

Il nuovo disco è fatto di contrasti, ci sono canzoni con cui non ho mai fatto pace e altre invece con cui continua un amore sincero. La cosa che le accomuna è stata una ricerca sonora che andasse a ricomporre tutti i pezzi del puzzle degli ascolti musicali di una vita. Il titolo è volutamente ironico, un monito a starsene sempre con i piedi per terra, sennò fai brutta figura.

pietro berselli

Pietro Berselli traccia per traccia

Dinamico, spedito, spigoloso: lo Spettatore di Pietro Berselli apre le danze in maniera veloce e fluida, con qualche sensazione new wave e un coro frammentato alle spalle.

Non si rallenta neanche con Evidentemente No, title track altrettanto rock e corale, ma con spazio di costruzione anche per testo e voce principale, con la sezione ritmica che non ha alcuna timidezza e si fa sentire in modo corposo.

Questioni di nostalgia quelle che emergono da I Re degli Anni ’80, che però non molla il colpo e anzi fa crescere gradualmente il ritmo partendo da molto lontano. Dinamiche sonore vintage e quasi disco arricchiscono un brano ora soffuso ora rumoroso.

Un po’ meno festosa l’atmosfera di E se poi ti ritorno in mente, che alterna pieni e vuoti per ricavare un altro brano di notevole dinamismo nonostante un’aura non proprio felicissima. “Ancora uno, due, tre passi e poi mi spengo”.

Idee quasi gospel quelle che si incontrano Sul fiume, che taglia in due l’album e che si concede per la prima volta di rallentare e di meditare un po’.

Si riparte subito a correre e ballare un po’ con Lontano, che sa quasi di Alberto Camerini, ma che folleggia di suo. E’ poi la volta di Nord Europa, scelta fra i singoli ed episodio che mescola qualche indizio di depressione e un mood ritmico in netta crescita.

Bisogna poi occuparsi dei Grandi Sistemi, che tuttavia iniziano in modo molto “piccolo”, da un giro di chitarra poco più che accennato, per un brano che però si apre e riempie le casse, finendo per diventare anche aggressivo.

Il torto non si dipana su concetti brechtiani ma usa parecchia chitarra e fa sì che “dalla parte del torto” ci sia molta elettricità. Si chiude con Cade dal cielo, che parla di danze angeliche e si muove con cautela su note di pianoforte.

Miscela curiosa, quella che Pietro Berselli adotta nelle proprie nuove canzoni: canzoni a volte allegre, a volte tempestose a livello sonore, che spesso prescindono dagli umori del testo ma che ciononostante si incastrano molto bene. Anche perché il lavoro è di grande qualità e scivola facilmente, convincendo a ripetuti ascolti.

Genere musicale: power pop

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