Piunz: streaming, intervista e recensione

Si chiamano Piunz e sono di origine emiliana, ma fanno musica che ha un carattere punk ma che svaria su tutto il fronte dell’alternative rock. Il disco omonimo, più volte ripubblicato, allinea quindici brani fra canzoni e intermezzi.

I Piunz attuali sono: l’intervistato Mario Asti (voce, chitarra, sax, flauto), Daniele Gallinari (batteria), Andrea Garimberti (chitarre), Luca De Marchi (tromba), Matteo de Benedittis (basso, mc, correzione bozze).

Dite: “non c’è niente di più noioso di una bio di una band”… Ma almeno due parole su come nasce la vostra band e sul significato del nome?

Il nome viene dal dialetto dell’appennino tosco-emiliano ed è un termine dispregiativo che descrive una persona che fa perdere tempo agli altri, un inconcludente, uno che non si dà una mossa, un piunz insomma… Il complesso ha mosso i primi passi per animare feste di borgata a Fontanaluccia tra i monti del Modenese per ruzzolare ben presto a valle. ora siamo tre reggiani, un veronese e un modenese. per i primi due anni abbiamo cambiato nome a ogni concerto, nomi bellissimi tipo… Wojtyla Bum Bum, Cossiga Megadrive, Lobby del Farro… e tanti altri.

Nel vostro disco non ci sono molte barriere di genere. Avete un metodo di scrittura dei pezzi? Come sono andate le lavorazioni del disco?

I brani di questo disco sono tutti scritti da me con qualche apporto di Matteo De Benedittis e qualche amico. Sono stati affinati ed elaborati in studio di registrazione. La mancanza di barriere di genere è una barriera contro il rischio di annoiarci e sarebbe il colmo visto che suoniamo per divertirci insieme a chi ci viene a sentire.

Vi piace utilizzare il registro dell’ironia per parlare di questioni serissime (acqua pubblica, risparmio energetico, immigrazione eccetera): potete spiegare questa scelta?

Non l’abbiamo mai pensata come una scelta vera e propria… anche tra noi scherziamo molto e ci piace parlare con una certa leggerezza di tutto, a volte con un po’ di cinismo sempre amorevole s’intende… Forse proprio perché trattiamo temi seri, sentiamo il bisogno di filtrarli con un sorriso almeno mentre cantiamo, per non soccombere all’insostenibile pesantezza delle nostre opinabili elucubrazioni.

Vorrei sapere come nasce “Piatto”, senz’altro una delle canzoni più interessanti del disco.

Sono per vari motivi legato all’Africa, anche se ci sono stato solo una volta, in Ruanda, nel 2000. Quando ho scritto Piatto ero colpito dalla questione del coltan delle miniere del Congo. E in generale mi colpisce l’indifferenza con cui si tende a ricevere anche la notizia peggiore, volevo provare a trasmetterla in modo brusco. In questo pezzo c’è poi un ospite di cui andiamo talmente fieri che non ci attentiamo neanche a rivelare. È uno dei cantautori rap migliori di sempre. vediamo chi indovina…

L’album è uscito da qualche tempo. Quali sono stati i riscontri finora? Avete già delle canzoni pronte per dargli un seguito?

È del 2014 e lo abbiamo ristampato tre volte. Ci ha dato piccole-grandi soddisfazioni, ma essendo auto-prodotto è rimasto “vicino” a noi… Ha girato poco l’Italia. e visto che il disco nuovo è ormai pronto e uscirà nel giro di qualche mese, ci piace pensare che questo primo lavoro possa ancora dire la sua… Prima di sparire sotto il peso dell’enorme successo che riscuoterà il prossimo disco…

In che lingua è Salme Bangsic, cioè la traduzione di Stile di vita?

Uno dei tanti progetti dei Piunz riguarda la traduzione in tante lingue della canzone stile di vita che è già stata tradotta ed eseguita in inglese, arabo palestinese, cinese. Ma nell’album avevamo deciso di inserire la versione coreana perché avevamo a disposizione la bellissima voce di Sun Ghe Oh, una amica artista che dipinge e scolpisce e che ha curato la traduzione del brano.

Piunz traccia per traccia

Giri di chitarra abbastanza spessi per Bye Bau, tra una citazione di Proud Mary e i sogni innamorati di un cane. Decisamente più aggressiva Maniera, in cui l’atteggiamento elettropunk della band emerge in pieno.

Un giro di chitarra post grunge contrassegna Stile di vita, altro testo piuttosto surreale. Due minuti di elettricità con Capitolo, in cui la chitarra diventa protagonista, tra incroci di sorrisi piuttosto strani. “Testo interessante”, come dicono loro stessi a fine brano.

Cassandra è uno strumentale acustico, che funge un buon raccordo in vista di Psicomoro, in cui torna il cantato per un pezzo rock e bello fitto, con qualche tentazione psichedelica.

Sissi (all’acqua bene comune), presa di posizione sulla proprietà privata dell’acqua, svolta con toni pop un po’ british e un po’ vintage. Con finale rappato e funkeggiante.

Una piuttosto acida Non c’è limite al NERD fa seguito, con coretti in background. La seconda metà della canzone ha una curiosa evoluzione elettronica (e un inciso litifbesco).

Clima un po’ più disteso quello di Star con te, che ha tratti quasi latini, tra interrogativi inquietanti. La tematica ambientale torna in M’illumino dimeno, declinata in un brano piuttosto urban, con un testo ricco di giochi di parole e piuttosto efficace.

Anche Piatto si presenta ridanciana ma parla di immigrazione (con qualche estratto da discorsi di un ex premier imprenditore presidente di calcio): “la nostra economia/ha bisogno anche di te/nella parte di quello che muore” è dichiarazione piuttosto chiara e diretta.

Un attimo di serietà se lo concede Lovembre: due minuti di ballata acustica e molto romantica. Ci sono gli archi in Muschio, altro strumentale piuttosto leggiadro. Si rimane su toni molto simili con Climb, che canta in inglese e cita Lennon (per smentirlo). Si chiude con Salme Bangic, traduzione in lingua misteriosa di Stile di vita.

La miscela dei Piunz è curiosa: scherzano molto ma non abbassano mai la guardia, né dal punto di vista sonoro né quando scrivono testi spesso molto attenti alla realtà circostante.

Genere: rock

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