Professione musica: Roberto Rettura, sound engineer

TraKs ospita da oggi una nuova rubrica: "Professione musica". Le interviste di questa rubrica vogliono dare uno sguardo un po' più approfondito a molte, se non tutte, le professioni che ruotano intorno al mondo della musica. Quindi cantanti, bassisti, chitarristi, batteristi, naturalmente, ma anche arrangiatori, tecnici del suono, gestori di sale prove, addetti stampa, giornalisti, fotografi, registi di video eccetera. Per capire se e come sia ancora possibile, oggi e in Italia, "vivere di musica".

Il nostro primo intervistato è Roberto Rettura, sound engineer (o ingegnere  del suono, se vogliamo dirla all'italiana), che si occupa di una serie di aspetti professionali legati alla musica. Ma lasciamo che lo racconti in prima persona.

Puoi presentarti in breve e descrivere la tua professione?

Mi chiamo Roberto Rettura e da più di dieci anni mi occupo di suono nella sue diverse sfaccettature. Sono un sound engineer e ho aperto qualche anno fa uno studio di registrazione, ma mi occupo anche di sound design con progetti di ricerca artistica tra performance e installazioni, faccio questa esperienza grazie a un gruppo di ricerca che ho fondato 10 anni fa.

Quali sono stati i tuoi primi approcci con il mondo della musica?

Fino alla fine del secolo sono stato un musicista autodidatta con scarsi risultati, ma mi interessava, e tutt'oggi è così, scoprire gruppi, attitudini, "generi" musicali che ascoltavo fino allo sfinimento. A un certo punto ho iniziato a interessarmi più nel particolare di suono, specializzandomi come fonico, e oggi considero la materia prima della musica come il nodo focale di tutto il mio lavoro.

Registro, processo, mixo come se fossi un musicista e il suono nella sua totalità come se fosse il mio strumento. A volte realizzo composizioni nei miei lavori di sound design, oppure registro altri artisti, concentrandomi quasi esclusivamente sul suono, perché è lì che trovo il senso della costruzione che realizzo. La cultura dell'ascolto è molto più importante di quello che si possa pensare, dal mio punto di vista, e questo è ciò che mi porta in certe direzioni.

Hai avuto figure ispiratrici, qualcuno che ti abbia aiutato particolarmente, punti di appoggio senza i quali non avresti raggiunto i tuoi obiettivi?

Il mio peggiore difetto a tutt'oggi è quello di essere un autodidatta testardo, mi sono innamorato di alcuni "esempi" di professionalità e creatività che hanno a che fare col mio lavoro in maniera trasversale: i più influenti sono stati il montatore del suono americano Walter Murch e il batterista inglese Gavin Harrison.

Ultimamente ho apprezzato tantissimo il lavoro del produttore americano Joel Hamilton per il disco di Pretty Lights: hanno realizzato un suono incredibile con un approccio alla composizione musicale fuori dai soliti schemi produttivi, e il risultato si sente. Leggendo alcune interviste a Hamilton mi sono convinto che quello che pensiamo sia molto complesso da realizzare, in realtà è proprio quello dovremmo realizzare.

Qual è la parte del tuo lavoro (se c'è) che detesti o della quale comunque faresti a meno?

La parte amministrativa! Per mettere in piedi lo studio ho aperto una società, e la burocrazia ammistrativa è davvero una rogna! Anche nelle PR sono una frana, ma la burocrazia mi infastidisce di più.

Puoi raccontare qualche aneddoto particolare legato alla tua professione?

Ne avrei uno ma è lungo da raccontare, provo a fare una sinossi: su proposta di una persona iniziare a lavorare in team con altri ragazzi in una situazione a bassissimo profilo, con l'idea di entrare in un particolare settore dell'audio e diventare leader tra i cosiddetti competitor (grandi parole).

Dopo molto tempo il profilo (anche economico) del progetto era ancora molto basso, ma non sembravano esserci importanti svolte strategiche. Finimmo per doverci tutti incastrare con altri lavori più remunerativi e successe che, come era prevedibile, furono commessi degli errori. Io fui quello a sbagliare prima degli altri e a combinare un casino tale che perdemmo tutti il lavoro.

Ma la responsabilità che mi sentii adosso non fu quella del danno creato (qualcuno della squadra mi ringraziò di aver fatto chiudere col "botto" quel progetto), ma di aver accettato nel tempo quella pessima condizione di lavoro.

La morale è: quando la situazione degenera, oppure anche solo non migliora come dovrebbe, o hai la volontà per primo di cambiarla, o smetti subito. Mai aspettare che sia il lavoro stesso, il tuo referente, o un evento esterno, a farti fuori. Mi sono sentito molto poco rispettoso di me stesso in primis.

Sei iscritto a enti previdenziali oppure organizzazioni di qualche tipo? E' obbligatorio o facoltativo?

Sono iscritto all'Enpals come tecnico per i lavori di allestimento inerenti alla mia esperienza di sound design, mentre in studio sono un imprenditore-lavoratore e pago l'INPS come qualsiasi commerciante. Ho 2 posizioni previdenziali, non so quando andrò in pensione cosa succederà.

Certo che è obbligatorio, soprattutto se si lavora a eventi dal vivo, ed è altrettanto importante essere messo in agibilità. Anche nel nostro settore, ricordandoci le tournée di Jovanotti, Pausini e stranieri vari, esistono le morti bianche.

Consiglieresti a un giovane di provare a fare il tuo lavoro? Perché?

Il mio consiglio è provare a fare quello che più piace, con tutta la volontà e la determinazione possibile, senza aspettare che le cose accadano e rimanendo leali e professionali con le persone con cui si ha a che fare. Interrogandosi ogni giorno su quello che va fatto, se lo si vuole fare veramente e perché lo si vuole fare.

Soltanto così si mettono a nudo i propri desideri e le proprie passioni. Se devo consigliare a una persona di fare il sound engineer in studio, sconsiglio di fare il fonico live, perché ritengo siano due lavori molto diversi, soprattutto come approccio. Diversi miei colleghi lo fanno, io ho fatto poche volte dei concerti e non ne ho mai tratto giovamento a livello professionale.

Senza entrare nello specifico, puoi dare un ordine medio di prospettive economiche per chi fa un lavoro come il tuo nel 2014 e in Italia? Quanto si può arrivare a guadagnare, a grandi linee ma in modo realistico dopo qualche anno di professione?

Difficile guadagnare tanto, ci sono delle professionalità capaci ma non può bastare soltanto la capacità, ci vuole talento manageriale, saper investire su se stessi in primis, allora forse se hai anche un po' di fortuna, che io credo arrivi a tutti prima o poi, puoi dire: ho messo dei soldi da parte. Diversamente non metti dei soldi da parte.

In studio è anche più difficile pensando alle spese di acquisto e manutenzione che servono per le macchine, le sale, eccetera, ma secondo me si può fare e ne vale la pena, se è quello che si desidera fare.

Che progetti e prospettive vedi per te in questo momento e per chi lavora nel settore musicale oggi in Italia?

Sinceramente non lo so, credo che è più facile che le cose migliorino se migliora in primis la condizione sociale (ok, anche economica) dell'Italia degli anni '10. Il vantaggio della musica su molte altre arti secondo me è che il pubblico che la "assorbe" appartiene a un mondo esterno al nostro. In molte altre arti non c'è un "indotto" (chiamiamolo così) forte come nella musica.

Ti parlo anche della mia esperienza in studio: molti gruppi "amatoriali" fatti di gente con altri lavori e magari famiglia, che passa il fine settimana in studio da me per la passione, la mania vera e propria, della musica, portano a uno scambio di esperienze molto bello, dal mio punto di vista.

Certo il talento dei musicisti "professionisti" è altra cosa, ma credo che entrambe le esperienze appaghino. Tramite chi ha la passione per la musica, che sia più o meno capace, riesco a realizzare al meglio il mio lavoro.

Che tipo di musica ascolti nel tuo tempo libero?

Ti dico a caso quello che ho adesso nel mio iPod: Pretty Lights, Motorpsycho, Mew, Young Marble Giants, Vampire Weekend, Tim Hecker, Ryoji Ikeda, Tame Impala, Santo Barbaro, Steve Reich, Freddie Hubbard, Memòria de Peixe, Eminem, Dj Shadow, The Black Dog, Dirty Beaches, Unknow Mortal Orchestra, Walsh, Yeasayer... non so dirti che tipo di musica sia!

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