PVSSY, “Mantis”: recensione e streaming

Che cosa succede quando un trio rock incontra una voce pop? Possono succedere parecchie cose interessanti. Una di queste sono i PVSSY, band nata dall’incontro appunto tra tre reduci di una rock band (i Morbosita) e una voce pop come quella di Giuliana Maffei, capace di completarli e arricchirli. Mantis, il primo ep, è il risultato dell’incontro e si muove su dinamiche piuttosto significative e travolgenti.

PVSSY traccia per traccia

Una partenza molto aggressiva e molto vocale quella di Female, che apre con un certo clamore ma con ritmi controllati il lavoro di PVSSY. La voce di Giuliana fa pensare a una Christina Aguilera anni Novanta, mentre incide a fondo nelle dinamiche hard rock del brano e del gruppo.

Molto più martellanti i ritmi di Tap Tap, che rulla di drumming e mostra le potenzialità e la potenza del sound della band. La cantante però ci cammina sopra e non sembra particolarmente turbata dalla muscolarità dei compagni di strada, dispiegando la sua vocalità in modo sciolto. Si chiude con un finale coordinato e tempestoso.

Tocca poi a Bingo Honey, che formicola piano e si apre varchi gradualmente. Ma è soltanto una piccola mascherata iniziale: poi il brano si indurisce e torna a ritmi e dinamiche d’ordinanza, con qualche slappata e molto rumore. Anche qui la voce si fa fiammeggiante almeno quanto gli strumenti.

E’ tempo di una ballad: Forgiven (che non c’entra con l’Unforgiven dei Metallica) si fa intima fin da subito, pur alzando la voce qui e là. La base è quella del blues, il dolore espresso anche. Assolone di chitarra molto vecchio stile a completare il discorso.

Termini un po’ meno rigidi quelli all’interno dei quali si muove una piuttosto ambigua e molto notturna Trap: nella trappola ci si cade facilmente, accompagnati da una struttura mobile del brano e dalle varie fasi e dai molti umori di un brano decisamente mutevole e versatile, con qualche caratteristica emo e nu metal.

Si arriva così alla fine con Mary’s Way, altro pezzo piuttosto granitico ma su ritmi non esageratamente accelerati. Qualche glitch sporca volutamente il foglio, aggiungendo inquietudine e disagio. Finale prolungato e sulfureo, come è giusto che sia.

Era un po’ che non capitava un disco così: i PVSSY di prigionieri non ne fanno, picchiano duro, veloce e vanno dritti al punto. Le idee sono chiare, i compromessi assenti, il sound decisamente granitico e il talento abbondante. Fino a dove riusciranno ad arrivare, lo si scoprirà presto.

Genere musicale: hard rock

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