Recensione e streaming: Guignol, “Abile labile”

Abile labile è il sesto disco dei Guignol di Pierfrancesco Adduce. Con la produzione di Giovanni Calella (Adam Carpet, Georgeanna Kalweit and the Spokes, Alessandro Grazian) il disco presenta i Guignol con una nuova formazione, con gli ingressi del basso di Paolo Libutti e della chitarra del  giovanissimo Raffaele Renne.

“Canzoni come ‘Salvatore tuttofare’ (anche primo singolo dal disco, ndr), ‘Polvere rossa, labbra nere’, ‘L’uomo senza qualità’ – spiega Pierfrancesco – trattano la disumanizzazione, la violenza, lo sfruttamento, il ricatto come elementi sistemici, endemici alla società in cui siamo e il suo livello di alienazione e indottrinamento fra propaganda ansiogena e disgregazione di tutti i collettori sociali”.

Altre come “’Luci e sirene’, ‘Sora Gemma e il crocifisso’, ‘La coscienza di Ivano’ tratteggiano figure a loro modo ‘imprendibili’, resistenti o vicine al collasso, ma libere”. Poi ci sono “brani come ‘Rifugio dei peccatori’, ‘L’angolo’ e ‘Piccolo demone’ che riguardano invece la sfera più personale, quella delle proprie inadeguatezze e debolezze, dei propri demoni da esorcizzare”.

Guignol traccia per traccia

La prima traccia del disco è L’angolo, che chiarisce che il mondo di riferimento dei Guignol è quello della canzone d’autore, suonata in modo piuttosto minimal anche per far emergere voce e parole, ma ritmata da un drumming consistente. C’è Robert Musil a ispirare L’uomo senza qualità, ritmata e quasi allegra, nonostante un testo non proprio ilare e profondi sentimenti blues che animano il suono del pezzo.

Più cadenzato il ritmo di Polvere rossa, labbra nere, che porta con sé un senso di spaesamento generale e di dramma imminente. Dramma che sembra voler sgorgare anche da Piccolo Demone, contrassegnata da un basso particolarmente elettrico e vibrante, evocando il fantasma del primo Nick Cave e di altri maudit del rock e del blues.

Rifugio dei peccatori apre il gas un po’ per volta: dopo qualche strappo iniziale si approda a un discorso strumentale piuttosto fluido e rumoroso. Salvatore tuttofare abbozza un ritratto molto elettrico e piuttosto stralunato, con sottotesti e qualche propaggine che sa di psichedelia. La coscienza di Ivano prosegue nella galleria dei ritratti con un’aura di umor nero che si contiene a fatica.

Arriva poi Il Merlo, cover/omaggio a Piero Ciampi, sofferta, lenta e cadenzata, con numerosi strappi nella tela, come del resto la vita del cantautore livornese. C’è poi Sora Gemma e il crocifisso, che si cala in atmosfere rock per raccontare il mestiere più antico del mondo, lasciando briglia sciolta alle chitarre.

Il cielo su Milano suona piuttosto claustrofobica, con un violino angosciato e molta rilevanza a un testo decisamente poetico. Si chiude con Luci e sirene, che ravviva l’atmosfera drammatica, con un pezzo a un tempo intimo e aperto.

Disco a volte crudo e sempre sincero, il nuovo dei Guignol lascia segni piuttosto netti nel terreno, mettendo in evidenza e mai nascondendo i sentimenti. Anche dal punto di vista sonoro non è difficile farsi convincere dal lavoro della band, maturo e consistente in ogni singolo brano.

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