Mica voglia di un po’ di metallo rovente? No perché oggi il menù propone L’odio necessario, tempesta sonora firmata dagli Othismos, che come tags su Bandcamp (a proposito, a fine pezzo lo streaming integrale del disco) elenca una roba tipo: metal stoner punk hardcore hardcore punk metallic hardcore post-hardcore punk metal stoner metal.

Insomma, una miscela sonora che ha a che fare con il metallo fuso e colato nei solchi di un disco, uscito lo scorso luglio, di potenza statuaria e di forza belluina. Gli Othismos sono Caino (basso, voce), Luca (chitarra e occasionalmente voce) e Giacomo (batteria) e pubblicano questo esordio full length mettendo lì questo simpatico motto: “we suck, but we suck of our own”.

Othismos traccia per traccia

Dopo la già significativa introduzione strumentale dell’Inno di uno Stato fallito, si parte con le rullate furenti di Non discitur (“non si impara”, in latino, spesso inclusa come parte di una citazione di Seneca, “Velle non discitur”, la volontà non si impara). Velocità alta, ma anche qualche pausa più, diciamo così, meditativa.

Lascia invece poco respiro Nessun Sole, che segue, che parla (anzi urla) di argomenti religiosi, immerso in un drumming impazzito e in schitarrate che presentano anche versanti piuttosto lirici. Passo sostenuto anche in Coma, che alza se possibile il livello delle urla belluine.

Il signore degli impiccati apre con un’esibizione di agilità batteristica, seguita da chitarre a profusione. Nel finale si cambia ritmo e si viaggia a cadenze quasi marziali, mostrando anche una più che discreta versatilità. Anche Mantra, che ospita il cantato anche di Luca, il chitarrista, accetta cambi di ritmo e accelerazioni improvvise.

Partenza carica di mistero per Antitesi, per poi lasciare spazio a sgommate improvvise e improvvisamente dolorose. E mentre La discesa passa a dare qualche altro schiaffo in faccia all’ascoltatore, Nessuna promessa di cambiamento chiude il disco con evoluzioni più tranquille e più rallentate all’hard rock, almeno sulle prime. Poi la furia torna a impadronirsi della traccia, e si capisce appieno il senso del titolo del brano.

All’interno del proprio ambito, gli Othismos mostrano buone qualità, scarsa propensione ai compromessi e una potenza terrificante. Difficile dire se tutto il disco suoni “up-to-date” quanto a sonorità, ma così su due piedi diremmo che alla band di suonare “up-to-date” interessi il giusto. Di sicuro uno sforzo molto sincero.

Se ti piacciono gli Othismos assaggia anche: Obake, “Mutations”