Recensione: “El Pelegrino”, Sluggish Tramps

Arriva El Pelegrino, il primo disco degli Sluggish Tramps: la band nasce alla fine del 2010 e verso la fine del 2012 registra il proprio primo ep, My Rage. Dopo vari avvicendamenti il gruppo raggiunge la sua formazione attuale agli inizi del 2013.

Ora è uscito il primo disco, "El Peregrino" appunto, registrato per Urban Records, presso lo Urban Recording Studio. Tra le loro esperienze live si possono annoverare diverse aperture a noti gruppi come i Nobraino e suonando a festival che hanno visto partecipi ospiti importanti come Lo Stato Sociale, i Cyborgs e i Bud Spencer Blues Explosion.

Gli Sluggish Tramps sono: Daniele Benincasa, voce; Giacomo Ciancaleoni, percussioni e batteria; Marco Mariotti, chitarra e voce; Simone Giacomucci, chitarra e cori; Samuele Settimi, basso.

Sluggish Tramps traccia per traccia

Si apre con i due minuti tranquilli e acustici di Start or Fall, docile e veloce introduzione di un disco che non sarà così placido. Tell me the Way segue a ritmi di buon rock'n'roll, con qualche traccia di vintage e buone dosi di chitarra. Si passa all'italiano per il testo di Vermi, che però non abbassa la velocità e anzi si fa più aggressiva e rende il suono più sostanzioso con un drumming piuttosto pieno ma anche in grado di rallentare al momento giusto.

Johnny Fake Slim ci riporta invece sulle piste del rock'n'roll delle origini, con un'aura da anni Cinquanta e l'armonica a bocca. Atmosfera più blues quella di My Rage, già title track dell'ep d'esordio, con buoni assoli di chitarra.

Si passa ad atteggiamenti diversi con Spero in uno sparo, che con una ritmica funk e un andamento sinuoso innesta un testo, italiano e curioso, su buoni groove e ancora una chitarra protagonista. Dopo lo strumentale Supersonic, ecco Portami via, ancora preda di sonorità vintage, un po' tex-mex e ottime quantità di intensità.

Si accelera con 1000 anni, uno dei pezzi più vivi del disco, che gioca con la ritmica senza abbandonare le caratteristiche precipure del sound della band, che spesso mostra una faccia giocosa. Plastica parte dal funky per mettere in risalto un aspetto diverso della band, con un atteggiamento confinante con l'hip hop e sonorità piuttosto urbane. Si torna in campagna con Supertramp (nessuna relazione apparente con la band 70s omonima), che cavalca a bordo della propria diligenza per un brano veloce e divertente.

Dopo il veloce intermezzo di Johnny Safe Milk, ecco Gamberlove a chiudere il disco, con un rock blues di buona intensità, con un drumming marcato e una chitarra elettrica in vena di svisatine curiose.

CI sono diverse anime che convivono nell'ispirazione degli Sluggish Tramps: si parte da un blues primordiale per costruire strade che vanno verso il rock, il funky e altre direzioni. Probabilmente c'è bisogno di ulteriore lavoro di sbozzatura per riuscire a fondere al meglio le diverse facce della band, ma la sostanza c'è già, ed è importante.

Se ti piacciono gli Sluggish Tramps assaggia anche: Voodoo, "The Human Eater Turbine"

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