Recensione: Giudah!, “Giudah!”

GiudahDebutto omonimo per i Giudah! (Sisma, Soviet Dischi, Indiemood, Consorzio etichette indipendenti): nonostante il nome della band possa riportare a tradimenti dylaniani di altra epoca, il disco si articola su nove tracce tra elettronica, post-rock, metal e hardcore.

Giudah! traccia per traccia

Si parte da Intro, che introduce cori più o meno religiosi presto inframezzati da ritmiche irregolari e suoni sintetici, che prendono possesso del brano verso il finale. Dopo rumori di fondo di varia natura, Venom parte a spron battuto con un drumming che impazza e il volume del pezzo che aumenta.

Rosemary Fields fa registrare profili più pop, con qualche nota di pianoforte che si mostra sullo sfondo. Un po’ di dark wave (ma con battiti quasi EDM) per Down by Tempo, che emerge gradualmente dall’oscurità.

A seguire Dresscode, un codice di abbigliamento che punta su colori forti, scelte elettroniche importanti, svolte rumorose e dalla ritmica complicata, almeno sulle prime, per lasciare poi spazio a un pezzo veloce e diretto. The 47th Grace of Mrs. Hawting è molto più essenziale e contenuta, quasi solo voce e battito, ancora con qualche nota di pianoforte.

La già nota, per via del singolo, A Teaser si presenta con caratteristiche tra il noise e l’industrial, prima di entrare in ambienti più ovattati e quasi lounge. Friday Night Theme si tiene su velocità piuttosto interessanti, suggerendo un’idea di forza complessiva. Si chiude con Soogo!, altro passaggio non immediato in territori elettronici irti di difficoltà e sorprese dietro ogni angolo.

Buon esordio, quello dei Giudah!, che percorrono larghi tratti del panorama elettronico; una strada spesso ad alta velocità, comunque compiuta con una certa consapevolezza e buone caratteristiche di ispirazione.

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