Secondo il fisico inglese Paul Dirac il vuoto potrebbe essere visto come un mare infinito di particelle di energia negativa. Un vuoto non vuoto, quindi: a questo concetto, Il Mare di Dirac, la band esordiente La Belle Epoque ha deciso di dedicare il proprio debutto. Otto tracce di indie-rock d’autore, con qualche idea retrò ma più spesso un sound contemporaneo e aggressivo.

La Belle Epoque traccia per traccia

Si parte con Icaro, su toni di rock non troppo tirato e con qualche idea soffusa, su cui però si incunea una ritmica a volte piuttosto appuntita. Si prosegue su Nuovo Mondo, un po’ più oscura, con qualche sentimento tendente alla malinconia. L’ambiente è ancora quello della canzone con impostazioni autoriali, ma anche con suoni tutto sommato contemporanei.

Fuori di me si propone in modo intenso e con tendenze che fanno pensare sulle prime al rock italiano alternativo degli anni Novanta, ma la strada poi segue pieghe differenti, con cori femminili e inserimenti di sonorità anche sorprendenti.

Si arriva a metà disco con Insidia, aperta da un drumming deciso ma non invadente, e una vitalità diffusa ma molto inquieta. Cracovia è già nota in quanto singolo e video, e si prende la scena con un drumming molto rumoroso, e con livelli di intensità piuttosto alti. Mentre il cielo cadeva si apre su un barrage di batteria, superato il quale ci si trova immersi in sonorità elettriche molto sfaccettate.

C’è una linea di basso piuttosto presente e potente ne Il mare di Dirac, la title track, che attorno al groove costruisce fondazioni solide grazie a batteria, chitarra, voci ed effetti. La traccia di chiusura è Con l’amore nei piedi, piuttosto tempestosa e con curiosi cambi di ritmo.

Nelle idee indie de La Belle Epoque si insinuano spesso componenti che sembrano arrivare da altre epoche, con effetto a volte straniante, ma anche molto piacevole.

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