Recensione: Matmata, “Limen”

MatmataTerzo disco per i Matmata: dodici tracce nel morbido ma ambizioso Limen, che si muove sul limite tra generi diversi che spaziano dal melodico al ritmato, con una forte impronta autorale ma anche con evidenti influssi di pop-rock internazionale, con qualche pennellata folk, blues e soul.

Intervento inaspettato quello che si registra a metà disco, con la collaborazione di Kevin Grivois, meglio noto come , uno dei più noti desaparecidos della musica anni Novanta, che aiuta la band nella cover della sua unica vera hit, Strange World, che qui diventa Strano mondo.

Matmata traccia per traccia

Si parte con Tutto in una stanza, che apre in acustico e poi accoglie un drumming determinato ma non invadente. Il volume della canzone cresce in modo graduale, anche con l’arrivo degli archi, fino a delineare un brano pieno di sensazioni. Uno, che segue, emerge come uno dei pezzi più vibranti del disco.

Se chiudo gli occhi si adagia su un mood morbidissimo con qualche vaga sensazione blues-soul che aleggia sullo sfondo, fino a emergere in un coro nella parte finale del pezzo. Più sofferta Lacrime e sangue, di nuovo con l’intervento degli archi a rendere più intensa un’atmosfera già piuttosto carica.

Acustico e morbido sono gli aggettivi che si adattano a Sono un segreto, e atmosfera simile anche in Sulle rive del fiume, che accentua i toni da ballad. Ritmi del tutto diversi e molto più animati in Fino all’ultimo.

Si arriva così a Strano Mondo (Strange World) che propone il confronto di voci e di falsetti, in una versione più morbida, vellutata e malinconica dell’originale, con ottime armonie vocali. Lei è noi riporta la band in atmosfere piuttosto drammatiche, di nuovo appoggiate dai suoni degli archi.

Come gli alberi d’inverno torna a far ricorso al falsetto, in un brano che si srotola in modo soffice. Si torna ad accendere i ritmi con Dovunque vuoi che io sia, mentre il finale è riservato a Salvami, che assume i toni e i modi della preghiera.

Dopo i fasti dei primi anni Duemila, i Matmata sembrano aver trovato una dimensione più intima ma anche più solida. Le canzoni valide e ispirate nel disco sono molte, forse si poteva agire di forbici qui e là, ma nel complesso il disco è molto positivo.

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