Si chiama Tango Kalashnikov il secondo e nuovo album degli Oslo Tapes: la band avant-rock formata nel 2011 a seguito di un viaggio nella capitale norvegese è partita da Marco Campitelli (The Marigold/DeAmbula Records) e si è concretizzata con l’aiuto del musicista francese e produttore Amaury Cambuzat (Ulan Bator/Faust) che in cinque giorni compongono e registrano il disco d’esordio “OT (un cuore in pasto a pesci con teste di cane)” pubblicato nel marzo 2013.

Segue un tour in versione elettro-acustico sperimentale al quale si aggiunge Mauro Spada (buenRetiro) al basso. Nel 2014 la band diventa un trio con l’ingresso di Federico Sergente (Zippo) alla batteria registrando un nuovo album di chiara matrice impro Nel nuovo lavoro sono presenti lo Amaury Cambuzat in veste di produttore e musicista, Umberto Palazzo (Santo Niente), l’avanguardista Pat Moonchy, Andrea Angelucci (Marco Parente), Sergio Pomante (Captain Mantell) e Francesco D’Elia. Il disco uscirà ufficialmente il 24 novembre per DeAmbula Records, Dreamin Gorilla Records, Riff Records, Toten Schwan Records, Ridens Records, Santa Valvola Records.

Oslo Tapes traccia per traccia

La prima traccia del lavoro è la dura e martellante Golgota, con chitarre ridotte a sibili e un drumming continuo e potente. Ritmi più lenti ma atmosfere anche più oscure quelle di Bon Départ, che segue, con idee che echeggiano la dark wave fino ad arrivare all’indie.

Tracce di melodia fanno capolino da Gestlat (Minute Song), in cui la claustrofobia delle tracce precedenti solleva in parte i veli; i ritmi restano comunque alti e ben marcati. Iceberg allunga la propria introduzione su un battito minimale appena sporcato di elettricità e sussurri. La voce recitante di Umberto Palazzo interviene in un secondo tempo a raccontare di collisioni e impatti difficili.

Nonostante qualche scintillio iniziale, immagini funebri colorano Ossa di colori molto scuri, sottolineati dalle insistenze del drumming. Più tranquillo, ancorché non proprio sereno, il viaggio sonoro di Simmetrie, che inserisce il sax di Sergio Pomante oltre che svariate dissonanze, in un risultato che può richiamare qualche lontana idea in stile Morphine.

Si torna a usare tonalità più morbide con Ellissi, con il contributo della chitarra di Andrea Angelucci, “sporcata” nel finale da traitettorie elettroniche sghembe. Metelkova riprende la parte isterica, senza voce ma con intense rullate di batteria.

La title track Tango Kalashnikov riporta la calma e perfino un po’ di dolcezza, sensazione del tutto sconosciuta negli altri episodi del disco. La seconda parte del brano peraltro sembra pentirsi di tanta solarità e si reimmerge nelle tenebre più familiari. Si chiude con Nord, tranquilla e lenta visione apocalittica che fa calare il sipario con una conflagrazione finale, memore di qualche lezione di CSI antichi.

Un disco interessante, in cui ribollono energie e idee in grande quantità, nonché talenti messi a disposizione della squadra, come dicono quelli dello sport. Oslo Tapes sembra un progetto pronto anche per ribalte internazionali molto importanti.

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