Recensione: Pineappleman, “Shine”

covershinepineapplemanBand vicentina con un ep alle spalle, i Pineppleman modificano in parte i suoni folk degli esordi per approdare, con Shine, a un rock con aperture all’indie e all’alternative.

Pineappleman traccia per traccia

Il disco parte su note morbidissime e non troppo alternative: Eyes è un movimento molto soffice, che ha i colori del folk e di certo cantautorato anglosassone. La canzone si irrobustisce nei suoni e nei modi con il procedere del percorso, ma senza tracimare mai oltre un certo livello.

Più rock, ma con voce malinconica, Mirror, dominata dalla chitarra elettrica. La sei corde entra, a pieno titolo, anche in Light, veloce e ben disposta; si registra sempre il curioso contrasto fra sonorità molto dirette e una vocalità piuttosto peculiare. Contrasto che si avverte anche in Black Rabbit, più moderata e cadenzata dal drumming.

La title track Shine si colloca a metà disco e per certi tratti assomiglia al pezzo più significativo dell’album, con tratti di new wave e di rabbia sporgenti. Si torna a note più lunghe, morbide e malinconiche con Rubies, che riserva un certo spazio per la chitarra. Finale sottovoce molto intimo.

Cadenzata e cattiva, We are Pearls segue con un passo consistente e con molta elettricità. Si torna a idee più morbide con Life Goes On, che però si inacidisce lungo il percorso, accogliendo anche tastiere dal sapore inequivocabilmente vintage. Things To Do chiude il cerchio, con toni e modi gentili, ricollegandosi in qualche modo all’apertura del disco.

Le attitudini melodiche dei Pineappleman sono temperate in una salsa elettrica spesso piuttosto interessante. La band ha caratteristiche distintive piuttosto riconoscibili, anche se per costruire uno stile del tutto personale manca ancora qualche tassello. Ma la strada è sicuramente quella giusta.

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