Sanremo 2021: almeno una decina di caffè all’attivo, un po’ di risentimento nei confronti della giuria demoscopica che riporta all’ordine i deliri di grandezza sui potenziali papabili vincitori, e tanta voglia di vedere che cosa combineranno questa sera i nostri artisti del cuore.

Anche se gli ascolti non hanno premiato la prima serata, non è che l’attenzione sul Festival di Sanremo sia mancata, neanche da parte nostra: qui a TRAKS ci siamo divertiti a dialogare, rigorosamente dal divano come pandemia impone, e così faremo anche stasera. Anche perché entrano in gioco un po’ di nomi interessanti. Anche in ottica Fantasanremo.

Continuiamo ad andare avanti veloce sulle gag, sui duetti, sui palloncini in platea al posto del pubblico e del simpatico umorista che ha pensato di piazzarne anche uno a forma di fallo per mantenere alto il livello, e andiamo dritti ai commenti sulla seconda manche della gara dei Giovani.

Chiara: Non capisco perché le canzoni siano già edite comunque. Per facilitarli? Ma così chi ha più seguito, per qualsiasi ragione, è comunque privilegiato.

Fabio: Portano sul palco le stesse canzoni proposte alle selezioni. Ma così si depotenzia la gara. Comunque ecco Wrongonyou: lui è bravetto, aveva fatto un ep non male.

Chiara: Non mi dice molto, ma è vero che dall’altra stanza le canzoni sembrano meglio: stavo in cucina e mi sembrava una hit di Zarrillo. Mancano solo le buste blu della Tesco per celebrare Calcutta e Giorgio Poi e la loro visione della Musica Italiana. Ma ora tocca a Greta Zuccoli.

Fabio: Non indimenticabile, soprattutto per originalità.

Chiara: Sembra la copertina di Magmamemoria di Levante. Ma cambia colore almeno, se no così ti fai male, ragazza.

Fabio: Meglio che sia il turno di Davide Shorty. Comunque si vede chi ha fatto concerti e chi ha cantato nella sua cameretta.

Chiara: A me piace, ma mi ha sempre dato la sensazione di quello che arriva secondo ovunque. Ah ecco i Dellai, direttamente da Area Sanremo. Dove forse sarebbe stato meglio rimanere.

Fabio: Mi piacciono come mi piaceva il tizio con la chitarretta a X Factor.

Chiara: A me forse ancora meno. Ma non sveleremo chi è il tizio con la chitarretta.

Orietta, i suoi bimbi e le sue bimbe

Ogni tanto un risultato non sconvolge, anzi, Fabio lo ha anche azzeccato. Passano il turno Shorty e Wrongonyou e al via la succulenta gara dei big. Forse. Se Fiorello la smette di fare cose: ieri i culi li nominavano soltanto, oggi li piazzano (scegliendo esemplari di tutto rispetto, per carità) in un ballo a coreografia del primo di una temuta, lunga serie di duetti tra i padroni di casa. Anche se forse spaventa di più il soprannome puccioso di Amadeus, “Patato”, per gli amici Pat.

Fabio: La concessione al classico tra i big si chiama Orietta Berti, che peraltro ho in squadra al Fantasanremo. Una performance assolutamente in linea con il personaggio, che mette in evidenza le doti vocali, senza voler strafare né uscire dai canoni.

Chiara: Si, ma ora le mega conchiglie cucite sul seno sul vestito blu saranno la sola cosa che riuscirò a fissare per tutta l’esibizione. Speriamo almeno non esca a lei il capezzolo.

Fabio: Che brutta immagine. Per fortuna arriva Elodie.

Chiara: Che gnocca!

Fabio: Confermo. E anche brava.

Chiara: abbiamo ritrovato Bugo! Finalmente è tornato all’Ariston! Ma stavolta è l’asta del microfono a sparire.

Fabio: Un po’ di Jannacci nella performance. Torna sul palco dopo la sua improvvisa e forse imprevista celebrità dell’anno scorso. Un abito bicolore (ma il viola a teatro non era bandito?) e una voce un po’ sfiatata per un pezzo che scalda fino a un certo punto la platea virtuale di Sanremo.

Chiara: potrebbe migliorare al prossimo ascolto, come spesso accade con lui che ormai ho in playlist da una ventina d’anni.

Sul palco un Fiorello, che da adesso in poi potremmo chiamare Prezzemolo, che scomoda Freddie Mercury per presentare Laura Pausini, che arriva a Sanremo fresca di Golden Globe.

Chiara: Oh, almeno quando non canta mi piace. Gran bel discorso sull’emozione che non dovrebbe mancare mai nell’animo degli artisti per ricordare che puoi aver vinto qualsiasi premio al mondo ma se non ti brillano gli occhi… puoi anche cambiare direzione.

Fabio: Niente, non avrei mai detto che avremmo scritto cose tipo “Laura” , “Pausini” e “brava” su TRAKS. Ma la performance e il discorso introduttivo sono ammirevoli. Ecco, l’ho detto.

A proposito di luce negli occhi, è la volta di Gaia.

Fabio: Che sguardo. Hai visto? Quasi vitreo. Sta in quota reggaeton e va via in fretta. E forse non è un male.

Chiara: Il mood orientaleggiante è la sua comfort zone. Ora vediamo se inizia a twerkare o se si limita a indossare l’abito di Elettra dello scorso anno. Con un po’ più di classe, va riconosciuto. Comunque, non so se mi fanno più tristezza i palloncini in platea inquadrati da soli o i palloncini in platea inquadrati come sfondo al maestro di turno. Quasi dissacrante.

Fabio: Quello a forma di cazzo soprattutto.

Chiara: Dalla giuria demoscopica ci si può aspettare di tutto, ma anche da Lo Stato Sociale, come ha giustamente sottolineato Amadeus.

Fabio: Forse non è per caso che Lo Stato Sociale con tutte le proprie follie e le trasformazioni che propone sul palco arrivi incastrato tra la Pausini (con Gaia subito dopo) e l’omaggio a Morricone. Il primo gruppo indie a riempire i palazzetti, a salire sull’Ariston, a far ballare le vecchie si conferma, anche se con una performance disordinata e una canzone che fa pensare a Bennato e al suo Capitan Uncino.

Chiara: Gente a caso sul palco, Lodo Guenzi in scatola a ricordare che non è lui il protagonista, e finalmente è accaduto: hanno detto Fantasanremo sul palco. Quanti miliardi di punti hai fatto?

Fabio: Eh secondo te li ho come capitani per caso?

Chiara: Niente accade per caso, soprattutto a Sanremo. Meno male che ci sono comunque, almeno per ‘sti 5 giorni di passione sanremese. Confesso che mi stavo addormentando.

Fabio: E be’, direi che ci stava. Adesso arriva Il Volo e puoi riprendere.

Chiara: “Brava” alla Pausini ok, il giorno che ti leggo scrivere “Bravi” a Il Volo mi licenzio.

Fabio: Ma mi licenzio da solo!

Ora possiamo dirlo in coro: ecco La rappresentante di Lista che arriva a dar mostra di quanto basti poco a emozionare.

Chiara: Questo è l’unico brivido di questo 2021. Se una giustizia non demoscopica ma divina esistesse Veronica dovrebbe tornare a casa con qualche statuetta in mano. Sembra quasi un pezzo di Florence, intenso, emozionante, elegante.

Fabio: Posso fare il retorico due minuti? Come con Motta, con gli Zen, con Levante, con Diodato e con tutti gli altri ragazzi che abbiamo seguito fin dagli albori su queste pagine qua e che abbiamo intervistato, visto e cantato, La Rappresentante di Lista va su quel palco lì e spacca tutto e mi rende orgoglioso come se fosse roba anche un po’ nostra. Stop alla retorica.

Chiara: Una volta ho letto che si ama un cantante veramente quando non lo conosce nessuno o quasi. E quanta verità, quanto cuore abbiamo messo e metteremo.

Fabio: Sì ma io sono ecumenico e mi va bene condividere il talento con tutti. Purché li si apprezzi però. E sto parlando con te, giuria demoNscopica.

Chiara: Nel frattempo abbiamo anche una imitazione di Vasco by Rosario Fiorello degna di Villaggio Alpitour, inedito o no che sia. Ha cotto il razzo, come si suol dire.

Fabio: Passiamo oltre. C’è Malika. So che mi invidi molto il fatto che sia nella mia squadra e non nella tua. E fai bene perché ha un bel pezzo mosso ma elegante e ben interpretato. Più ispirata che negli ultimi anni, penso di poterlo dire.

Chiara: Io piango sempre con lei a Sanremo. Con lei e con Pacifico.

Fabio: C’è stato un periodo della mia vita in cui intervistavo Pacifico tutti gli anni o quasi.

Chiara: Erano bei tempi. Eravamo felici e non lo sapevamo. E, visto che sta arrivando Schwazer, vado a lavarmi i denti e a struccarmi.

Fabio: Direi che fai bene.

A Sanremo il momento RSA, poi si prosegue

Chiara: Forse avrei anche potuto cambiare colore alle pareti o cucinare un arrosto, visto che tra lo sportivo e la performance Leali, Cinquetti e Marcella si è salvata solo l’esibizione di Elodie, che ha oggettivamente vinto per eleganza, bravura e cuore.

Fabio: Non c’è niente da fare: la Rai è affezionata ai nonni. Perciò di fronte a un cast evidentemente un po’ troppo giovane per piacere agli over 70 la serata è zavorrata di glorie artistiche rispettabili ma forse un po’ agé.

Chiara: Che poi sono pezzoni eh, che lo so che “Posso far finta di stare bene ma mi manchiiiii” lo abbiamo cantato tutti…

Fabio: Lo abbiamo cantanto, ora forse meglio basta.

Chiara: Già. Anche perché la stonatura di Leali ha spezzato quel barlume di entusiasmo che ancora abitava dentro di me.

Fabio: Non era dignitosissimo?

Chiara: Eh, ok. No, non più. Ma c’è Ermal Meta. La sua coerenza rincuora gli affezionati, si vede che sa come si scrive e come si interpreta, anche lui spesso mi ha emozionata ma a sto giro lo cito, ‘non dico niente’.

Fabio: Sa come si gioca su questo palco e lo dimostra con una ballatona melodica con cori muti e il cuore a sonagli. Piacerà. A me così così.

Sul gong della mezzanotte arrivano gli Extraliscio con Davide Toffolo.

Fabio: Da come li ha presentati Amadeus, forse non ha mai sentito nominare i Tre Allegri Ragazzi Morti.

Chiara: Difficile e semplicissimo questo pezzo.

Fabio: L’esperimento funziona nella sua linearità e con la consapevolezza di chi conosce bene i propri mezzi. Ma anche con un pizzico di fantasia che ne fa una delle canzoni interessanti di questo Festival.

Chiara: Nella band anche la versione scienziato pazzo di Brunori e una statua di cera. Notevole esibizione, non mi dispiace affatto l’atmosfera da “Viva la Romagna” dopo il concerto del 1° maggio.

Tornano i quadri di Achille Lauro.

Chiara: Quanto amore. Francesca Barra, Claudio Santamaria e Achille Lauro nella versione di Sanremo di Bam Bam Twist. L’omaggio stavolta è per Mina, lunga treccia, trucco intenso e sopracciglia assenti. “Dio benedica chi gode”, dice Lauro. E io aggiungo: “così si spera non rompa i coglioni”. E Santamaria truccato fa la sua porca figura, che il team figoni oggi scarseggia, effettivamente.

Random sale sul palco subito dopo a conferma.

Fabio: Sembra un adolescente in stazione che cerca il binario del suo treno.

Chiara: Ma il nome rappresenta il criterio con cui è stato selezionato per la kermesse? (Ho detto kermesse per la prima volta! Fa punti?)

Fabio: Non credo valga. Al reparto per superalcolici incontriamo Fulminacci che scalda l’inverno: il ragazzo rischia di essere diventato grande. Non è la sua canzone migliore né la più divertente. Ma è giusta per Sanremo, per le luci, per l’orchestra. E anche per strappare un paio di lacrime.

Chiara: Ma io lo ho in squadra? Non so più chi sono i miei giocatori. Non so più neanche chi sono io. Alt, di lui mi ricordo! Arriva il mio capitano. Un capitanooooo! C’è solo un capitanooooo!

Fabio: “In fondo sono solo un rapper/cazzo vi aspettate?” Ci aspettiamo tanto da Willie Peyote e infatti lui non tradisce: il pezzo è una bomba, fa entrare la realtà nella bolla sanremese ma senza rinunciare al ritmo e facendo ballare anche il pubblico che non c’è.

Chiara: La realtà fa male, lo so. Speravo in una contestazione intelligente, e infatti non ha cartelli, non fa scena muta come qualcuno ha ipotizzato, ma la protesta la prende, te la fa sedere accanto, te la spiega a papà,e ti fa capire che, forse, non avevi ancora capito un cazzo.

Fabio: “Io mi sento responsabile di ciò che scrivo/E non vi devo niente in cambio più di ciò che scrivo” per continuare a citarlo. Il basso che pompa peraltro fa sempre piacere. Comunque i “nostri” ragazzi secondo me sono quelli che hanno fatto figura migliore e che hanno anche i pezzi che funzioneranno di più fuori di qua.

Chiara: Assolutamente. Avrei anche già il mio podio personale ma aspetto ancora qualche ascolto alla luce del sole per esprimerlo.

Poi accade che Elodie e Fiorello si mettono a cantare ancora.

Chiara: Peccato non poter allegare le note audio della mia performance vocale su Vattene Amore alias Trottolino amoroso, che mi dicono essere la stessa canzone. Toh, ecco il penultimo artista. È solo l’una e dieci in fondo.

Fabio: Performance involontariamente dadaista quella di un Giò Evan che è veramente difficile da definire. Almeno senza dire cose tipo “Sindrome di Tourette”.

Chiara: Respira Giò, che ho scommesso su di te perché avevo finito i Baudi ma mi fai venire un ansia che ok, grazie, posso avere Random?

Si conclude la serata con l’ultimo cantante in gara a Sanremo 2021.

Chiara: Mi spiace non sapere se Irama si sarebbe presentato davvero in diretta con i pantaloni di pelle indossati alle prove generali andate in onda al posto del live per i problemi legati alla quarantena preventiva.

Fabio: In effetti è un bel quiz. Comunque il pezzo è vivo anche se non proprio mai sentito.

Chiara: Il pezzo è danzereccio, sintetico, non che ci aspettassimo il nuovo capolavoro ecco.

I toni si surriscaldano al momento della classifica del Sanremo targato 2021: prima quella della serata in corso, poi quella generale. Sappiamo di non poter incollare il testo dei messaggi che ci siamo scambiati perché era tutto un “Cristo basta voglio dormire” “Che par de cojoni” “Ma veramente quello sopra questo?” “Ma che si fuma la giuria” e variazioni sul tema.

Resta, sonno a parte, che ha ragione Fabio: “Tre anni fa pensavi che sta gente sarebbe arrivata a Sanremo all’Ariston? Con Achille ospite fisso?” Vero. Non possiamo anche sperare che la gente demoscopica diventi all’improvviso qualcosa di diverso da ciò che è sempre stata.

Senza voler fare del razzismo artistico, ci sono carriere che nascono e muoiono sulle assi del palco dell’Ariston, ed è il caso di gran parte di quelli che sono votati dalla giuria demoscopica, e ci sono carriere che usano il Festival come trampolino di lancio (o a volte di rilancio). È perfino inevitabile che la giuria demoscopica demogorgonica, che probabilmente per la maggior parte si interessa alla musica solo quando c’è il Festival (altro che ascoltatori abituali) si concentri sulla prima categoria e trascuri la seconda.

Se metti insieme le cento canzoni più belle della storia della musica italiana ce ne saranno forse 20-25 che sono state cantate in gara a Sanremo. Ma dei primi 100 artisti italiani dai ’50 in avanti, almeno 90 saranno passati da Sanremo, almeno in qualità di ospiti: vuol dire che il palco è nobile, le votazioni invece scorrono.

“Non dico il buongusto ma almeno il buonsenso” dice uno dei nostri capitani. In fondo ci speriamo ancora.