Santoianni, “La soglia dei trenta”: recensione e streaming

Ci aveva già provato Motta a raccontare la fine dei vent’anni, ma ognuno la vive a modo suo: Santoianni, per esempio, raccoglie otto canzoni e si accinge a La soglia dei trenta, il nuovo album.

Cantautore milanese con due dischi alle spalle, Santoianni è stato finalista a Ciao – rassegna Lucio Dalla 2024 e semifinalista a Musicultura 2024, si è distinto nella scena musicale fin dal suo esordio grazie alla sua scrittura radicata nella canzone d’autore ma aperta a una poetica contemporanea, fresca e puntuale. 

Ottiene numerosi riconoscimenti, come il contribuito al mondo del cinema con il brano Litorale, nella colonna sonora del film Holiday di Edoardo Gabbriellini, presentato al Toronto International Film Festival nel 2022, e la collaborazione con Ron nel 2023 – come autore di due brani per l’album Sono un figlio e come apertura in alcune tappe del tour teatrale.

Santoianni traccia per traccia

Questa canzone non vale niente è una sorta di manifesto in acustico, che apre con tranquillità il disco. Con suoni per lo più acustici ci si pone di fronte all’inutilità complessiva, cercando di trovare, in qualche modo, un senso.

Si procede con IA (Intelligenza Artificiale), che affronta un tema scottante dell’oggi per parlare in realtà di relazioni e di amore. Tutto cambia ma certe sensazioni rimangono stabili.

Rotture e attualità sono affrontate in Nulla da perdere, che alterna malinconie e rabbia, in un pezzo contrastato e morbidamente ribelle. Finale che si allarga su sonorità sfumate.

Le sconfitte da festeggiare e la necessità di celebrazioni traspaiono da La soglia dei trenta, title track che racconta i fallimenti ma senza lasciarsi andare alla disperazione. Anzi un certo spirito pugnace emerge da un pezzo veloce e battagliero.

I luoghi comuni e le banalità del vivere sono la materia sulla quale cresce Il cambio di stagione, tra roghi in California e il buco nell’ozono, con un sentimento rassegnato che tiene insieme tutto il brano.

Erba meno verde, osservazioni e meditazioni si ammonticchiano in Non ce la posso fare, che mescola sdegno e tristezze, con sonorità che si muovono verso idee quasi shoegaze.

La festa del paese offre spaccati di vita, avvolti da una certa tristezza dolceamara. Che poi è un po’ il sentimento dominante del disco, compresa la chiusura, affidata agli arpeggi di Come ci sono arrivato fin qua.

Un lavoro ricco e pensoso, quello di Santoianni, che lavora bene sui suoni e li riempie di concetti e di riflessioni. Un disco sensato e ben fatto, rispettoso delle tradizioni musicali del cantautorato ma aperto a soluzioni diverse, per appoggiare pensieri concreti sul reale.

Genere musicale: cantautore

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