Selton, “Benvenuti”: recensione e streaming

Benvenuti è il nuovo album dei Selton, band italo-brasiliana nonché presenza fissa e tropicale nell’itpop. Primo lavoro su distanza lunga dai tempi di Manifesto tropicale (2017), conferma le capacità di mescolare senza sforzi suoni e idee di latitudini diverse, offrendo una formula elegante, divertita ma attenta anche all’attualità.

Selton traccia per traccia

I Selton accolgono tutti a casa loro: Benvenuti è una canzone d’accoglienza, nel disco, ma non è che il fatto che si faccia entrare tutti significa che tutti siano esenti da critiche, anzi. Con il loro modo sempre rilassato e con un bel po’ di fiati i ragazzi buttano un’occhiata sulla realtà circostante, che non è proprio sempre trionfale.

Il basso pulsa parecchio in Sigaretta in mano a Dio, pregna di un romanticismo apocalittico. In Karma Sutra, già presentata come singolo, c’è Margherita Vicario, con la quale si eviscera il problema degli stronzi che dicono che il problema sono loro.

Un po’ più sommessa e poetica Vieni a dormire da me, che si apre a ventaglio tra cori e sogni, anche se alla fine si è a Loreno e non a Bahia.

Il letto da rifare e il mutuo da pagare sono tra i protagonisti de I piatti, per un abbandono (forse) temporaneo accompagnato dagli archi e da una malinconia non così leggera.

Dopo l’Intermission: panorama che cambia un po’ umore parlando di rivoluzioni, si parte con Campari di musica, che ha battiti piuttosto serrati, un po’ di funkettino, riccioli quasi progressive, in vista di un “disco di platano”, chiedendo di parlare male di loro. Ma come si fa a parlare male dei Selton, oggettivamente?

Ecco poi Pasolini, che parla molto di abitudini social, che si fa acidella, che se la balla un po’ e che ha soluzioni che ti fanno dire che questi ragazzi sono dei fottuti geni, anche senza gridarlo ai quattro venti.

Ci sono Willie Peyote (che durante il lockdown ne ha approfittato per entrare nei dischi di chiunque, e che comunque sta bene su tutto) ed Emicida in Fammi scrollare, che di nuovo parla di social con parecchio impeto.

C’è bisogno di un po’ di calma ed ecco Estate, grande classico di Bruno Martino che comprende qui la voce particolare di Priestess, per una riedizione del brano quasi timida ma efficace.

Il disco si chiude con Temporeggio, ballata acustica molto dolce che aiuta a uscire dal disco su nuvolette colorate e un pochino malinconiche.

Di solito quando senti una band che ti appaga ti viene da dire che “ce ne vorrebbero di band così”. Invece no: di Selton bastano loro, con la loro diversità e specificità, con il loro stile che non riesci ad accostare bene a quello degli altri ma che dialoga benissimo con quello degli altri, come anche i featuring di questo disco dimostrano in maniera efficace. Tutto fatto con leggerezza, che tendenzialmente è ancora più difficile.

Genere musicale: tropical itpop

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