Serpe In Seno, “Serpe in Seno”: la recensione
Serpe In Seno è il debut album dell’omonimo trio nato nelle periferie di Treviso dall’incontro tra Roberto Olivotto, Giovanni Battista Guerra e Simon Testamatta. Dieci tracce incise su vinile, registrate e mixate da Giulio Ragno Favero (Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man). Un tuffo a testa in avanti in un suono granitico.

Serpe in seno traccia per traccia

Dopo un’introduzione senza titolo (o con titolo ) strumentale, oscura e burrascosa, si passa a Ovoviviparo, che è altrettanto burrascosa e oscura ma è cantata, con evidenti influssi metal e dark wave.

Veloce Un Castigo, impostata su una serie di stop and go, con un drumming robustissimo. Si sente parecchia batteria anche in Promessa, che però introduce moltissima tensione via strumenti a corda.

Laudano presenta una voce filtrata (ma più facile da distinguere rispetto alle tracce precedenti) che canta sotto cieli comunque estremamente oscuri. La Ballata del Vile fa venire in mente, non solo per il titolo e non per la prima volta, i Marlene Kuntz degli esordi, ma sempre sotto un bombardamento di suoni pesanti e sporchi. Ma c’è anche un aspetto di narrativa gotica che non si può sottolineare.

Si agisce in loop con Mont-Saint-Michel, non proprio un panorama idilliaco, anzi paesaggi infernali che si concretizzano. Uomini o Demoni, evidentemente, non alleggerisce la situazione, anzi si rivela serpeggiante e minacciosa, finché la minaccia non si concretizza in esplosioni di suono.

Tre ritratti femminili chiudono il disco. Figlia di Mercurio si rivela particolarmente percussiva, quasi un martello che picchia ritmicamente e in modo incessante. Messalina percorre sentieri sotterranei, presto amplificati ed emersi, con clamore, in superficie. A chiudere, Dea di Fuoco, che si apparenta al math per seguire comunque vie estreme e molto rumorose.

Debutto virulento ed efficace per i Serpe In Seno, che riversano una tonnellata di rottami ferrosi sul tavolo, per un album convinto e aggressivo.

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