Silek, “Undici”: la recensione

Undici è il nuovo disco di Silek. Un progetto musicale adulto, reale, ruvido, ampio e complesso, con le radici nell’hip hop ma immerso in sonorità che partono spaziano tra dancehall ed elettronica, con rime sporche l’amore per gli incastri, testi sociali e scrittura intima, alternando momenti di riflessione a brani d’impatto, attraverso un rap tecnico, intenso e diretto.

L’album è composto da tredici tracce, prodotti da Silek stesso, oltre che da Nevo e Skinny (Bomchilom) e da Touch Enabled. Al microfono si alternano altre voci che contribuiscono ad arricchire ulteriormente il racconto: Paupers in “Tic Tac” (Tempo Riddim), Radio in “Post”, Boa in “Ombre”, Paradox (NY) in “Underdog”. Il disco è stato registrato e masterizzato da Nevo presso UNDERDOGS Studio a Padova

Silek traccia per traccia

Si parte dalla breve e introduttiva Index, che presenta già caratteristiche di contrasto piuttosto forti: morbido il sottofondo, ritmato e fitto il rappato.

Più aggressiva Tic Tac (Tempo riddim), con la partecipazione di Paupers, con una cadenza molto netta.

Titolo antico e introduzione vintage per Pugni chiusi, che emerge dall’oscurità con un rappato cattivo, prima di dare spazio alla reinterpretazione del brano dei Ribelli del ’67.

Tutto si fa più malinconico con Post, featuring Radio, molto notturna e un po’ rallentata, con piccoli suoni di pianoforte a ravvivare brevemente un discorso molto pessimista.

Si rimane su discorsi molto simili e molto politici con Screenshot, fotografia del presente con uno sguardo molto crudo sulla destra e sulla società qualunquista.

Riferimenti televisivi e ritmiche serrate, con qualche tentazione dub, all’interno di Sottosopra (e il titolo dell’album e del brano seguente acquistano un senso più focalizzato per i fan di Stranger Things).

Undici, la title track, è breve, caratterizzata da un dialogo recitato e da sonorità a loop.

Si prosegue con Effetto farfalla, altro brano particolarmente critico nei confronti della politica, con un fraseggio ripido e serratissimo.

Voci femminili in apertura di Runner, canzone da corsa ma anche piena di piccole sensazioni elettroniche che smorzano un po’ l’aggressività della voce.

Si ammorbidiscono parzialmente i toni con Ombre, featuring Boa, giocata su un giro di chitarra cui fa da contrappunto la vocalità di Silek, sempre molto appuntita.

La morbidezza rimane tutta nell’angolo con Bad Session, breve e ruvidissima.

Più compassata Underdog, che vede la presenza di Paradox e che si adagia su ritmiche che stanno tra il dub e il drum’n’bass. Salut chiude e non è un congedo gentile.

Un album molto serrato e anche claustrofobico qui e là: Silek riempie il disco di pezzi spesso molto brevi ma taglienti, ottenendo una manciata di piccoli sassi che scaglia in faccia all’ascoltatore, con risultati notevoli.

Genere: hip hop

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