Simone Cicconi, marchigiano trapiantato ad Amsterdam, ha raccolto in giro per l’Europa spunti per le sue canzoni che affrontano in maniera istrionica sogno e ragione, amori e abbandoni, speranze e colpevoli illusioni. Cosa potrebbe mai andare storto? propone un rock venato di elettronica con riferimenti a Franco Battiato, Disciplinatha, Subsonica. L’album è stato anticipato da tre videoclip disponibili su Youtube: Il Paradosso di Fermi (feat. Elettrone),  Cover band ed il più recente Il vuoto. Lo abbiamo intervistato


Raccontaci com’è nato il tuo progetto

Sono Simone, canto e scrivo musica da sempre e il mio progetto nasce da un’esigenza di esprimermi in maniera libera e fuori dagli schemi. Penso che scrivere una canzone sia come risolvere un problema. Quando ci si trova in equilibrio, probabilmente si sta in uno stato di pace e non si prova granché. Poi da uno stimolo arriva un’emozione, spia di uno squilibrio interno che ti smuove nel mondo per risolverlo. Se riesci ad esprimere quello stato d’animo attraverso una qualsiasi forma d’arte, questo funziona da terapia per risolvere lo squilibrio. Ecco, la mia musica è la mia terapia, l’antidoto a quel pizzico di follia che probabilmente mi porto dentro da sempre.

Ti occupi di colonne sonore per videogames… Parlacene un po’.

Sì, sono entrato nel mondo delle colonne sonore per videogiochi nel 2001 quando due canzoni della mia band dell’epoca sono state scelte per un gioco per Xbox, e da allora non mi sono mai fermato, ho lavorato essenzialmente come compositore per 15 anni e da qualche anno mi sono buttato più sul sound design e sulla direzione audio. A un certo punto lavoravo per uno sviluppatore che faceva i giochi per la Disney e sono riuscito a mettere il mio nome su un Cars, un Toy Story, un Pirati dei Caraibi (e diverse Disney Princesses!).

Ora giro il mondo negli studios che hanno bisogno di audio, sono stato in Ubisoft lavorando al prossimo FarCry6 e ora ad Amsterdam il mio capo è PlayerUnknown, l’inventore del Battle Royale (e di PUBG). Ho delle soddisfazioni ma è una vita nomade, solitaria e difficile, sono anni che per me è impossibile mettere radici e presumo che il senso di viaggio perpetuo e mancanza di punti fermi che traspare dai miei testi sia dovuta proprio a queste condizioni di vita che mi sono scelto.

Le sonorità del tuo nuovo disco sembrano distanti dall’attuale panorama moderno. Ti rivedi in questa affermazione? Cambieresti qualcosa?

So che la musica spesso deve seguire le tendenze del momento, ma a me piacciono i chitarroni per cui non mi sono mai piegato a eliminarli come è andato di moda fino a poco tempo fa. Credo che l’ondata di itpop e di trap che abbiamo visto in Italia negli ultimi anni si sia un po’ esaurita, e ci sarà spazio per sonorità diverse e magari un po’ più grintose nel prossimo futuro. Ho sempre ascoltato molta musica internazionale, per esempio Bring me the horizon, Nothing but thieves, Enter Shikari, sono tutte rock band che hanno pubblicato musica nell’ultimo anno e che ho preso a riferimento per la produzione del mio album.

Con chi ti piacerebbe collaborare?

In Italia ci sono molti artisti che ho conosciuto “in giro per concorsi” che stimo e con cui mi piacerebbe collaborare, prima fra tutte Roberta Giallo, una voce davvero spettacolare in grado di valorizzare qualsiasi canzone. Un altro nome di assoluto valore è Luca Tudisca che secondo me è uno degli artisti più sottovalutati in Italia al momento.

Ma ce ne sarebbero così tanti, Mimosa Campironi, Gianfrancesco Cataldo, Margherita Vicario, Giovanni Truppi, e se me lo chiedi fra due giorni potrei aggiungerne una decina. Se poi sognare non costa niente direi Caparezza, Cristina Donà, Subsonica. Ultimamente ho avuto l’opportunità  di collaborare con Flavio Ferri dei Delta V e Luciano “Elle” Sacchetti per Altered Reality, un album di musica elettronica sperimentale uscito quest’anno. Guardando all’estero direi che il mio sogno sarebbe scrivere qualcosa con Steven Wilson, i Radiohead o Roger Waters. Dicevamo che sognare era gratis, vero?

Ci sarà possibilità di vederti dal vivo?

Tra rischi indicibili e traversie innumerevoli siamo riusciti a organizzare un concerto per la festa di uscita dell’album il 4 settembre nella mia città, Macerata. Sarebbe bello che tutto il lavoro che i miei musicisti hanno fatto per preparare il live non si esaurisse solo in quella serata, per cui sto cercando altre occasioni per suonare. La situazione dei live in Italia è abbastanza critica al momento, soprattutto al chiuso. Speriamo che lavorandoci qualche data salti fuori nei prossimi mesi!

Cosa dobbiamo aspettarci da Simone Cicconi nel suo prossimo futuro?

La notizia del giorno è che da ottobre me ne torno in Italia! Per qualche mese almeno sarò in giro a suonare e cantare con la mia band, e magari cominciare la pre-produzione delle nuova canzoni! Ho un sacco di idee che ho dovuto lasciare fuori da “Cosa potrebbe mai andare storto?” Per questioni stilistiche e mi piacerebbe fare qualcosa di diverso (come al solito d’altronde). Qua chi si ferma è perduto!