The Pier, una strada tutta in salita

the pier

Un esordio, uscito per Faro Records, senza titolo ma con molta energia e senso per la melodia: The Pier hanno pubblicato il disco omonimo in cui miscelano indie, math rock e post rock (qui la recensione). Li abbiamo intervistati.

Potete riassumere la vostra storia fin qui e spiegare il nome della band?
Abbiamo messo su il progetto nel 2011. Originariamente eravamo in due (Gabriele e Davide, rispettivamente basso e batteria) e dopo qualche concerto abbiamo sentito l’esigenza di introdurre un nuovo elemento nella formazione: così è subentrato Danilo (chitarra e voce) con il quale abbiamo intrapreso una strada tutta in salita.

Dopo aver vinto diversi contest locali (Premio Maggio, Wondermusic e Rec’n’Play) è iniziata la collaborazione con Bomba Dischi e Faro Records, etichette che ci hanno permesso di suonare anche al di fuori della nostra regione e di produrre il nostro primo disco uscito il 2 dicembre dell’anno appena passato. In seguito abbiamo spostato la nostra base operativa a Roma, dove condividiamo lo stesso appartamento.
Il nome della band nasce da una nostra curiosità: volevamo scoprire come si dicesse in inglese “molo”, noto luogo di ritrovo molfettese.

Quali sono state le premesse e gli umori delle registrazioni del vostro disco?

Volevamo avere un prodotto che ci rispecchiasse il più possibile, che fosse qualcosa di più di un semplice demo e che ci garantisse la possibilità di avere un buon biglietto da visita da consegnare a locali e promoter. Così siamo entrati in studio e grazie al supporto di Gigi Fasanella di Faro Records e Dario Tatoli, il quale nelle fasi di produzione, registrazione e mixaggio è stato molto sensibile a ogni nostra difficoltà, abbiamo pubblicato il nostro primo disco. Questa esperienza ci ha fatto maturare molto dal momento che fino ad allora abbiamo avuto solo esperienze live.

Come nasce “Daedalus”, di cui gira anche un video piuttosto energico di una versione fatta live al Circolo degli Artisti di Roma?

Il brano è stato concepito da Gabriele su una chitarra classica quando eravamo ancora in due. Successivamente lo stesso riff è stato portato sul basso e in seguito arrangiato con tutti gli altri strumenti. E’ uno dei brani più vecchi che rientrano nel nostra repertorio. La versione live è stata registrata in occasione della nostra prima esibizione a Roma.

Potete raccontare la strumentazione principale che avete utilizzato per suonare in questo disco?

Per le riprese abbiamo utilizzato una strumentazione piuttosto classica: basso Fender Jazz Bass amplificato da una testata Markbass, chitarre Fender Telecaster e Stratocaster (incattivite dalle testate FBT e Vox Nightrain) e batteria Drum Sound. In Kangoo e Pier sono presenti rispettivamente un glokenspiel e una libreria di synth.

Potete descrivere i vostri concerti?

I nostri concerti hanno una durata media di 50 minuti e la nostra scaletta include i brani dell’album assieme ad altri pezzi inediti.

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?

Giovanni Truppi, perché è un musicista 360 gradi capace di spaziare tra diversi generi e di comunicarli attraverso un linguaggio pop. Cosmo, perché i suoi brani sono qualitativamente interessanti. Inoltre si pone sullo stesso piano degli altri artisti elettro-pop, italiani e non. Il fatto che utilizzi Analog senza modificare alcun parametro, fa di lui un genio assoluto.

Stimiamo molto anche i Verdena, gruppo ormai storico che ci ha insegnato molto. Tra le nuove proposte italiane, non possiamo non citare Giorgio Poi che seguiamo già dai tempi dei Vadoinmessico e degli attuali Cairobi. Nutriamo una grande stima anche verso due band con le quali abbiamo condiviso il palco: i Valerian Swing, molto affini al nostro genere e i Departure ave. che oltre ad aver importato uno stile mai visto in Italia, sono anche nostri grandissimi amici.

Potete indicare tre brani, italiani o stranieri, che vi hanno influenzato particolarmente?

Gabriele: Banshee Beat degli Animal Collective.
Danilo: Saint Nothing di Daniel Rossen.
Davide: Lake Sprinkle Sprankle dei Delta Sleep.