“There are 3 las in Shalalalas”, The Shalalalas: la recensione

Hanno perso per strada un simpatico aggettivo come "Fucking", ma The Shalalalas non hanno bisogno di dire le parolacce per farsi notare. Il duo, nato nel 2013 sull'asse formato principalmente (ma non solo) da chitarra (acustica) e voce (femminile, in prevalenza).

Il nuovo disco si chiama There are 3 las in Shalalalas e si caratterizza per elementi semplici messi insieme in un modo che sempre semplice non è: poteva essere un disco di puro pop acustico, ma la voglia di giocare di Sara e Alex tende a rimescolare più volte le cose.

Si parte con Dust, piuttosto gentile e semplice, con il violino ad accompagnare le voci. Più articolata l'atmosfera di Just for fun, che fa un moderato uso dell'elettronica per arricchire il tessuto della canzone.

Changing ha un mood più incisivo, naturalmente senza rinunciare alla gentilezza di fondo. Si aggiunge anche l'armonica a completare un panorama non scontato.

Duetto vocale in Lewis, i cui paesaggi sono modificati dall'intervento del pianoforte. Chitarra acustica e qualche gentile effetto speciale per la morbidissima Car Alarms.

Maggiore dinamismo nell'apertura di Wonder, che sorprende con una curiosa atmosfera da fiesta sudamericana, effettuando un buon contrasto con il brano precedente.

Contrasto che si estende anche a Game, giocosa il suo e ricca di una voce da bambina cattiva, di un violino e da un'atmosfera movimentata. Dopo tutto questo agitarsi, si torna a toni sommessi con Me & Terry. 

Qualcosa di celtico apre invece le danze in Nonsense, che di nuovo punta le proprie carte sul contrasto tra voce maschile e femminile. Sono le note divertite del pianoforte che aprono Capel, confinante con una filastrocca allegra e ben confenzionata. 

C'è la voce maschile nell'apertura di Sonic Love, che acquista toni piuttosto cantautoriali, anche se in senso più anglosassone che italiano. A week ha atteggiamenti leggermente concitati, con un dialogo tra chitarra e tastiera che nel finale si fa fitto.

Ultimo pezzo del disco è 8 11, che con gli archi disegna un percorso più orchestrale, lasciando intuire anche ulteriori futuri sviluppi della band.

Ogni canzone ha una personalità differente, e già questo è un risultato non da poco. Ma il tratto distintivo è che l'album è godibile sia in ascolto continuo, sia separando le parti e ascoltandole separatamente. Il che, in epoca di ascolti frammentati, è un vantaggio non indifferente.

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