The Shape, “Morning, Paradiso”: la recensione

Più di cinque anni dopo il loro ultimo disco, con una lunga pausa dalle attività nel mezzo, The Shape si ripresentano sulle scene con Morning, Paradiso, per l’etichetta LaCantina Records.

Il disco è frutto di un fuoco ritrovato che ha portato i cinque ragazzi veronesi a riunire la band, e mixato nell’home studio di Martino Cuman dei Non voglio che Clara. L’album, a eccezione dei singoli fin qui estratti, non sarà pubblicato su Spotify e sulle altre consuete piattaforme di streaming, ma unicamente su Bandcamp.

Si tratta di una scelta che la band ha preso per valorizzare il disco e l’impegno pluriennale profuso nella sua composizione e registrazione. Una strada questa che alcuni artisti stanno cominciando a intraprendere in controtendenza, quasi una sorta di piccolo movimento grassroots che vuole porre l’attenzione di nuovo sulla valorizzazione della musica e non solo sul suo “consumo”, come dimostra anche l’esempio recente degli amici e conterranei C+C = Maxigross.

The Shape traccia per traccia

Si parte con il mezzo tempo di After This, un brano che si colloca tra rock e pop su influenze internazionali piuttosto aeree. Più scintillante l’incedere di Sweet Devotion, che all’interno di un percorso rettilineo si ferma qui e là per qualche ansa sonora riflessiva.

Echi di Elbow nelle movenze morbide di Slower, Slower, Slower, che cresce piano ma mantiene una certa stabilità e omogeneità di fondo, finché non si svolta e si affronta una parte finale piuttosto parossistica.

I Will Not Be There recupera la calma, anche se si tratta di una calma piuttosto voluminosa e sfaccettata. Double Vision è abbastanza veloce (circa tre minuti) ma corre con qualche sofferenza nel cantato.

Intermezzo paradisiaco quello di Oh Angelo!, seguito da Every Time You Go, che se la viaggia con un piglio piuttosto piratesco, sorretta da un ritmo di basso improvvisamente aggressivo. Il basso rimane molto attivo anche in 70-99, che vive di contrasti e di malinconie, salvo poi accelerare un po’.

Ci sono atmosfere un po’ in stile Muse in We Can’t Have it All, con il suo incedere insistente di chitarra e con i suoi cori finali.

Non sappiamo esattamente se la scelta di pubblicare soltanto su Bandcamp sia la scelta migliore per una band che è stata ferma qualche anno. Fatto sta che il disco di The Shape merita di essere ascoltato e comprato perché contiene tratti di originalità e ottime scelte sonore, con buoni guizzi e ottima personalità.

Genere musicale: rock pop

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