Umberto Maria Giardini: la mia vecchia scuola mi preserva

La retorica vuole che un cantautore quando si racconta “si metta a nudo”: in realtà Umberto Maria Giardini l’ha fatto davvero, più volte, nel corso della sua carriera. Forse con il suo nuovo disco, Mondo e Antimondo, l’ha fatto un po’ meno, lasciando spazio anche ad altri autori e altre voci, ma senza per questo smettere di raccontare storie intense e significative, come del resto ha abituato da decenni. In compenso si è messo “a nudo” nelle foto che accompagnano il disco, anche se con pose che lo rendono irriconoscibile, come in quella che abbiamo scelto per accompagnare questa intervista.

Il comunicato di presentazione dell’album parla di “lavoro di pre produzione importante”: in che cosa è consistito il lavoro e quali sono state le (eventuali) difficoltà?

In linea di massima non ci sono state difficoltà di nessun genere, è solo che, ho iniziato scrivere l’album oltre tre anni fa e al lavoro quasi ultimato ho cestinato praticamente tutto. Così mi sono trovato per mia scelta nella posizione di dover ricominciare praticamente da capo. E’ questo il motivo per il quale i miei dubbi hanno ritardato l’uscita di un disco che di fatto non c’era più, ma che bisognava riscrivere da zero. Col senno del poi il risultato mi ha dato ragione e rifarei esattamente tutto.

Che cosa sono Mondo e Antimondo, nell’ottica di questo disco e della tua poetica?

E’ una traduzione personale di come tutto oggi va al contrario, oltre la più attenta e pessimistica previsione, che si poteva fare vent’anni fa. L’album racchiude sostanzialmente una visione di come reagisce l’essere umano oggi dinanzi a tutto questo caos, intravedendo all’orizzonte la fine. Per fine non bisogna necessariamente intendere la fine della vita, ma la sua trasformazione dalla quale non possiamo opporci. MONDO E ANTIMONDO è tutto questo.

Da cosa nasce la scelta di Re, brano senza dubbio molto particolare e dal taglio molto curioso, come singolo di presentazione del disco?

E’ stata una scelta abbastanza disinteressata se consideriamo che non esiste più il concetto di singolo. Poteva essere tranquillamente un altro brano dell’album.

Un altro brano che mi ha colpito particolarmente è Versus Minorenne: vorrei conoscerne la genesi.

Versus minorenne è un mix di un brano scritto nel 2012 (le strofe) accoppiato a un’apertura invece recentissima. La sua genesi è stata abbastanza pratica, istintiva, diretta, poco lavorata, come tutte le cose che faccio in pre-produzione. In genere per scrivere un brano impiego qualche ora, non di più, poi però passo al testo che mi porta via molto più tempo, poiché sono molto esigente con me stesso. Il 90% dei testi della musica italiana è fatta di stronzate e di rime abbastanza prevedibili, il livello si è abbassato in maniera imbarazzante negli ultimi 7/8 anni, pilotato dal fatto che l’ignoranza dilaga e le nuove generazioni che fruiscono di musica, non hanno esigenze di alcun tipo. Io preferisco seguire la mia vecchia scuola perché mi preserva e mi arricchisce.

Puoi parlarci della collaborazione con Cristiano Godano?

Cristiano è stata una persona a cui avevamo pensato un po’ tutti all’interno della produzione dell’album, non soltanto io; invitarlo è stata una mossa che ha portato un profumo di storia della musica italiana, ma non solo, si è rivelata una persona straordinaria con la quale abbiamo moltissime cose in comune, specie nella visione della vita del lavoro, e del suono. La sua disponibilità ci ha messi a nostro agio e tutto è arrivato come un flusso lento e perfetto. Non cercavamo di realizzare un brano portante e rappresentante del disco, volevamo qualcosa di semplice e ispirato, incastonato là dove nessuno se lo aspetta.

Il disco ospita brani scritti da altre mani: vorrei sapere nel dettaglio come sono state scelte le canzoni e se è stato complicato renderle “omogenee” con i sentimenti dell’album

Per questo disco ho volutamente cercato di coinvolgere di più i miei musicisti; avevo voglia di ricamare testi anche sopra a pezzi che non venivano del tutto dal mio sacco. In Andromeda, per esempio, Marco Marzo Maracas (mio braccio destro da quasi vent’anni) ha pensato a un brano lento, duro, con colori che giocassero sotto mia indicazione nelle zone ombra del rock, come una reminiscenza dei gloriosi anni ’90.

Il maestro Floriano Bocchino invece, tempo addietro, mi aveva inviato una ballata strumentale che, mi era sempre rimasta in testa… Alla fine è diventata Muro contro muro in cui ho cesellato un testo d’amore che racconta di una coppia gay in cui uno dei due protagonisti ha un età molto più avanzata dell’altro.

Infine in Mondo e antimondo Michele Zanni (produttore dell’album) ha seguito alcune mie direttive per la scrittura di un pezzo che doveva chiudere l’album, ipnotico e altalenante, dove l’aspetto psicologico avesse predominato come una porta che si chiude per definire qualcosa che si è concluso. Il resto è stato definito dalle magiche mani di Adriano Viterbini, per me come un fratello, che ha arricchito numerosi brani con sperimentazione pura fatta con le sei corde.

Infine va riconosciuto un importante tributo al maestro Carlo Carcano, che sempre riesce a intercettare cosa chiedo nelle linee di archi che soffiano vita ai brani. Alcuni brani sono stati scartati, ma francamente l’omogeneità dell’intero disco è venuta fuori da sé. Ho dovuto solamente capire quale fosse la migliore scaletta, stop.

Sei sostanzialmente già in partenza per il tour: ci puoi raccontare che cosa stai preparando per il live?

Stiamo lavorando molto sodo, poiché sarà una performance faticosa e intenzionalmente lunga. Negli anni ho inevitabilmente accumulato molti album e di conseguenza moltissimi brani che dal vivo bisognerà fare; stiamo valutando come e quali fare, ma pare certo che, lasceremo un po’ di spazio anche all’improvvisazione, dando spazio al divertimento tecnico e alla psichedelia che da sempre mi appartiene. Vorrei divertirmi e allo stesso tempo vedere cosa accade, mentre accade. Non dovrà essere un live ordinario come quelli che ci sono in giro, fortunatamente possiamo permettercelo. Chi mastica buona musica non si pentirà di esserci.

Pagina Instagram Umberto Maria Giardini