Umberto Maria Giardini, “Mondo e antimondo”: la recensione

A distanza di oltre tre anni dal suo ultimo lavoro discografico, torna alle cronache della musica italiana, Umberto Maria Giardini (ex Moltheni) con un nuovo album dal titolo Mondo e Antimondo in uscita oggi 1° dicembre per La Tempesta dischi / Master Music.
Anticipato dal primo estratto RE, Mondo e Antimondo è un album che ha richiesto un’incubazione preproduttiva importante.

Dieci brani (con un featuring importante) e con un bagaglio di esperienza importante, che consente al cantautore di svariare su diversi fronti musicali, sempre contando su testi qualitativamente impeccabili.

Umberto Maria Giardini traccia per traccia

Una sorta di filastrocca agreste ripetuta a loop, ma fino a un certo punto: gli spunti antichi dai quali nasce Re riportano indizi di storie quasi fantasy, ma la sensazione di legame con la realtà concreta non si spezza nemmeno quando il brano vola alto. Infatti arrivano i Barbari a distruggere le nostre illusioni.

Si sale per Miracoli ad alta quota, che allarga i propri orizzonti per parlare con calma di amore. Certo le inclinazioni del discorso non prendono pieghe banali, anzi lo sguardo a volo d’aquila è portatore di analisi approfondite, senza che la malinconia vinca per forza sulle atmosfere del brano.

Un giro elettrico e apertamente rock apre Andromeda, scritta da Marco Marzo Maracas e impregnata di atmosfere cupe e piuttosto vintage per quanto riguarda i suoni. Ma nonostante un’intro hard rock c’è spazio per qualche sospiro musicale a metà brano, come di fronte a un ripensamento. Del resto il brano supera i sette minuti e vive molte vite lungo il percorso.

Si parte piano con La Notte, ma la fuga raccontata dal brano piano piano prende corpo e vita, finendo in modo sempre più aereo, alla ricerca della verità. Si fa sentire subito la voce di Cristiano Godano ne Le tue mani, che conferisce sensi nostalgici e sentimentali alla marcia regolare del brano. Storia di braccia e di felicità in una ballata senza tempo ma con molta storia.

Il curioso titolo Versus minorenne fa da bandiera a un brano che parla del cantautore allo specchio, con qualche eco alla Afterhours (ma anche alla Moltheni): “La memoria è un vecchio in poltrona”, per un pezzo che guarda all’indietro per capire perché la vita ci dice sempre di no. Il finale si apre ulteriormente e alza la voce, quasi come un inno da concerto.

Nei Giardini Tuoi parte con cautela, poi si fa fluida, fa pensare un po’ ai Verve, ma si permea di suoni ancora più lirici, con la voce che si appoggia sulle vocali, vibra un po’ e si lascia andare alla melodia, come è giusto che sia.

C’è il pianoforte ad accompagnare le storie dolorose di Muro contro muro, storia di amore respinto scritta da Floriano Bocchino ma interpretata da Giardini con grande proprietà e consapevolezza. Gli archi arrivano a completare un brano drammatico e intensissimo.

Figlia del corteo prosegue su toni estremamente malinconici e profondi. Anche qui c’è posto per gli archi, che sollevano gli istinti portati avanti con pazienza dalla chitarra e dalla voce: questioni che affogano in un bicchiere d’acqua per un testo estremamente pensoso e costruito con pazienza.

A chiudere, ecco la title track Mondo e Antimondo, che si appoggia su qualche suggestione quasi psichedelica, per accompagnare un testo introspettivo. Ma come sempre con Giardini, a uno sguardo verso l’interno si accompagna anche un’occhiata al di fuori, per raccontare la “favola dell’uomo” e di un’ “umanità finita male”. Il brano però si spezza in due per lasciare spazio a idee più veementi nel finale: una scalata al Monte Ventoso che disegna una propria morale attorno a struggimenti elettrici.

Voce da sempre forte e importante per il cantautorato alternativo italiano, Umberto Maria Giardini consolida posizioni ed esprime disagi evidentemente sedimentati. A prescindere dalle nostalgie o allo sguardo preoccupato verso il futuro, Giardini sviluppa la sua poetica con convinzione, con grande conoscenza della materia, che poi è l’uomo, con tutte le sue debolezze.

In questo disco in particolare si nota anche la notevole abilità nell’includere nella propria costruzione sonora anche voci e penne altrui, senza che si avverta alcuno scarto di senso. Ma che abbia messo mano a brani scritti da sé o da altri, emerge in tutta chiarezza la consistenza di un lavoro pregno di senso e con suoni contemporanei e molto vivi.

Sarebbe ingiusto gridare al capolavoro dopo pochi ascolti, soprattutto per rispetto del lavoro di tre anni che il cantautore ha dedicato all’album. Ma la sensazione è quella di trovarsi senza dubbio di fronte a uno dei migliori lavori di Giardini, pur sapendo che non è esattamente la prima gemma regalata nel corso della carriera.

Genere musicale: cantautore

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