Vanarin: ci sentiamo cresciuti

Del Signor Uffa

Vanarin è un progetto nato a Bergamo nel 2016, dall’incontro fra il cantautore inglese David Paysden (voce, chitarra, tastiere), Marco Sciacqua (chitarra, basso, percussioni, seconde voci), Massimo Mantovani (voce, basso, chitarra) e Marco Brena (batteria, percussioni). La band ha pubblicato ep2, il nuovo lavoro, e noi li abbiamo intervistati.

Presentate il vostro progetto musicale a chi ancora non vi conosce con il nome di tre alcolici e ci spiegate le vostre scelte?

Il primo alcolico è il vino. Piace a tutti, rosso o bianco, è comunque inebriante. La tequila ha la capacità di farti perdere il controllo senza che tu possa accorgertene, spesso la sensazione che abbiamo in alcuni brani è quella. In conclusione, forse diremmo il gin… si mischia bene con molti altri ingredienti.

Quanto sono ancora importanti i live nel percorso di gavetta di una band?

I live sono molto importanti per creare la giusta sinergia tra i componenti, servono a metterti sempre nella condizione di rendere al massimo, sia che tu suoni davanti a cento o a dieci persone. Niente poi è più vero di un live, se spacchi lì spacchi davvero.

Ci raccontate com’è nato questo EP2 e in cosa è diverso dalle vostre precedenti produzioni?

Ep 2 nasce da una nuova formula e dall’esigenza di cambiare, di scostarci dalle nostre vecchie produzioni con uno stile più univoco e rappresentativo rispetto Overnight. Ci sentiamo cresciuti e speriamo di continuare a farlo.

Cosa c’è nel futuro dei Vanarin?

Un disco su cui stiamo già lavorando. Abbiamo appena intrapreso nuove collaborazioni in particolare con la label Dischi Sotterranei e Radar concerti. Noi chiaramente speriamo di proseguire il nostro percorso artistico cercando di migliorarci sempre e di suonare il più possibile attraverso e fuori dall’Italia.

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