La via di mezzo e Federico Cacciatori: sono i dettagli a dare un’anima a un disco

la via di mezzo

Fuori Illogica, il nuovo singolo di la via di mezzo e Federico Cacciatori. Li abbiamo intervistati.

Illogica è un brano pop punk spensierato e travolgente. Da dove nasce l’idea di questo pezzo e qual è stata la scintilla iniziale?

Laura: È un brano che ho scritto tempo fa, per gioco inizialmente, su un beat pop acustico. Poi ho pensato che questo pezzo doveva almeno far saltare la gente, intrattenerla cosi l’idea si è spostata sul punk, un genere che ha accompagnato i momenti più divertenti e spensierati della mia vita, combo perfetta direi!

Non avevo nessun tipo di aspettativa né un senso logico per quel testo, però dentro di me la canticchiavo spesso, era proprio lì da un bel po’ e voilà, Illogica illogica!

Illogica parla della poca logica dei sentimenti e della vita. Qual è una cosa apparentemente senza senso che però per voi ha avuto un significato profondo?

Laura: Per me sicuramente la musica e la sua scrittura. Nonostante la passione che ho da sempre per essa, non avrei mai pensato che potesse arrivare a darmi questa pace e senso di soddisfazione, quando si dice musica-terapia. Un senso profondamente illogico!

Il progetto “la via di mezzo” nasce come un diario personale trasformato in canzoni. Questo singolo rappresenta una pagina diversa rispetto ai brani più introspettivi: che ruolo ha nella storia che stai raccontando con il tuo futuro album?

Laura: In ogni mio testo racconto fatti,sensazioni, emozioni, cose personali, parlo di me nel bene e nel male… questa ne è semplicemente una sfumatura: Ilogica è un po “quella via di mezzo” Come prendere con filosofia  le cose di cui un tempo mi sarei vergognata,con leggerezza  autoironia e consapevolezza.

Federico, cosa ti ha colpito del mondo di “la via di mezzo” e di Laura come artista quando avete iniziato a lavorare insieme?

Federico: Quello che mi ha colpito di La Via di Mezzo è stato il coraggio di non cercare scorciatoie. Laura ha una qualità rara: non scrive per riempire uno spazio, scrive quando sente di avere qualcosa che vale il silenzio che lo precede. Le sue canzoni non cercano di convincerti, cercano di incontrarti. E credo che sia proprio questa la forma più autentica dell’arte: non spiegare tutto, ma lasciare uno spiraglio in cui chi ascolta possa riconoscersi.

Lavorare insieme è stato naturale perché abbiamo condiviso da subito un’idea precisa di musica: un luogo di relazione. Non una catena di montaggio, ma una stanza in cui le persone respirano lo stesso tempo, si ascoltano, si influenzano, si sorprendono a vicenda. È in quello spazio che succedono le cose che nessun software può prevedere.

In Illogica abbiamo scelto di lasciare entrare gli strumenti veri, le dita sulle corde, il rumore dell’aria, le piccole imperfezioni che raccontano che qualcuno era davvero lì, in quel momento. Oggi siamo circondati da produzioni perfette, allineate, pulite fino a perdere il volto. Ma la musica, per me, non è la ricerca della perfezione: è la ricerca della verità.

Credo che oggi sia importante recuperare un approccio più umano perché abbiamo bisogno di ricordarci che la musica nasce prima di tutto dall’incontro. Da uno sguardo che cambia un’idea, da un errore che diventa un’intuizione, da un musicista che suona una nota in un modo che nessuno aveva immaginato. Sono quei dettagli, impossibili da programmare, a dare un’anima a un disco.

La tecnologia è uno strumento straordinario e sarebbe sciocco rinnegarla. Ma non dovrebbe mai sostituire ciò che rende viva la musica: la presenza, l’ascolto reciproco, il rischio di creare qualcosa insieme senza sapere esattamente dove porterà. Perché, alla fine, le canzoni che ci restano dentro non sono quelle costruite per inseguire un algoritmo. Sono quelle in cui riusciamo ancora a sentire il battito delle persone che le hanno vissute mentre le stavano creando.

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