Ritmo Tribale: un mondo che affonda #primadinoi

primadinoi Ritmo Tribale

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi 

Sono sempre stati a un passo. Il successo, la svolta, il decollo effettivo sono sempre stati a portata di mano dei Ritmo Tribale, almeno nei primi anni. Ma forse il destino di una band per certi versi così estrema e anche discretamente in anticipo sui tempi era di rimanere comunque di nicchia. Una nicchia importante, da cui altri hanno tratto ispirazione, ma sempre una nicchia.

Nati nel 1984 a Milano, influenzati dall’hardcore internazionale, i Ritmo Tribale si costruiscono, a fasi alterne, attorno alla lineup Rioda-Zerilli-Marcheschi-Scaglia-Rampoldi. Stefano “Edda” Rampoldi è il frontman anche se non sempre: entra, esce, cambia idea, mette in evidenza una certa incostanza che non abbandonerà mai del tutto. Ma quando c’è, c’è: autore di testi a volte strazianti e spesso molto intimi, dal vivo incendia la platea con esibizioni difficili da contenere.

Dopo i primissimi esperimenti su cassetta, nel 1988 esce Bocca chiusa, il primo album. Oddio, in realtà è più un ep da 24 minuti, con otto canzoni tra cui Circondato. Per anni dopo l’uscita rimarrà una sorta di disco di culto, pressoché introvabile, poi ripubblicato anni dopo.

Il “vero” esordio, con la band ricompattata, le idee un po’ più chiare e l’energia a mille, è Kriminale, che esce nel 1990 per Vox Pop: anarchico e punk, il disco suona sporchissimo e scombinato, ma è una botta molto forte, con pezzi come la title track, che apre il disco dopo una fuorviante intro di pianoforte, Skiavo di niente, Kosì dolce (sì, scrivere la “k” anziché la “c” faceva molto punk), Angelo, Anarkya (daje), che estremizzano certe tendenze hardcore.

E soprattutto Huomini, ballata drammatica dedicata alla naja, aperta da una citazione di Giovanni Pascoli, che rimane uno dei brani simbolo della band e mette in luce le qualità interpretative di Edda. Mauro Ermanno Giovanardi e Manuel Agnelli ne daranno una propria rilettura nel 2017. Del resto Agnelli ha sempre sottolineato l’importanza della band nella fondazione della scena rock milanese in particolare e italiana in genere.

Nuove mete

Buone recensioni della stampa di settore e una tournée che tocca addirittura tre continenti: New York, l’Algeria e alcuni paesi europei vedono le performance dei Ritmo, che si fanno le ossa sui palchi stranieri e che con la loro formula sonora iperdinamica e molto elettrica superano le barriere imposte dalla lingua.

Già l’anno dopo tornano in pista con Ritmo Tribale, un mini lp che li vede disponibili a esplorare anche altre mete sonore, anche grazie all’ingresso del tastierista Talia. Ma è con Tutti vs. Tutti che ci si rende conto in maniera più concreta delle potenzialità del gruppo. Brani ambiziosi come Domina, Stato di Rovina, Mother, oltre a una rilettura di Huomini, mostrano la capacità della band di proporre la propria vitalità e la capacità di scrittura anche quando i giri si abbassano. Si mettono in luce anche sottigliezze e una certa propensione all’ambiguità che riemergerà spesso anche più avanti nella scrittura di Edda.

Curiosamente il disco, sicuramente meno grezzo di Kriminale e non meno valido degli altri, si trova soltanto su qualche playlist di Youtube: per chi detiene i diritti, una ripubblicazione sui servizi di streaming non sarebbe affatto una cattiva idea.

Oggi sembra, se non impossibile, fortemente improbabile, ma anche una band molto “estrema” per molti versi come i Ritmo Tribale finiscono sotto contratto major: è la Polygram a firmarli e a far pubblicare loro quello che, a detta di molti, è il loro lavoro migliore: Mantra esce nel 1994 e mette in ordine gli ultimi dettagli sonori, olia i meccanismi, mette a fuoco i testi e convince chi lo ascolta con attenzione.

I singoli sono Sogna, con il suo giro quasi psichedelico (“Ma le cose che ho dentro/non cambiano mai/e non voglio finire/come lo sai/tutto quello che vedi/che mi circonda/per te è un mondo di noia/per me è un uomo che sogna/in un mondo che affonda/dentro un uomo che sogna“). E Amara, potente, gridata, struggente. Non è l’unica canzone d’amore del disco, per esempio c’è La mia religione, ma si fanno largo anche modalità di scrittura più narrativa, come con Il male. C’è la cover de Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano, ci sono brandelli di memorie hardcore come in Ti detesto.

Il disco è potente e dà l’idea di una band pronta a spiccare definitivamente il salto fuori dall’underground per ascendere a vette importanti, magari guidando il rock alternativo fuori dall’ombra. Non sarà così.

Uscite e ritorni

Il 28 settembre 1995 esce Psycorsonica, titolo curioso per un disco compatto, ma senza gli acuti dei precedenti, a parte forse Oceano, che apre l’album, e Universo, che lo chiude. Ma durante il tour del disco Edda esce (o è estromesso, non si è mai capito bene) dalla band. Problemi di tossicodipendenza ne minano l’affidabilità e, in parte, anche la vita, come avrà largamente modo di raccontare negli anni a venire quando, dopo dodici anni passati fra rehab, hare krisna e ponteggi edili, dà inizio alla propria ottima carriera da solista.

E’ Scaglia a prenderne il posto, come era già stato agli esordi della band. Ma il nuovo disco, Bahamas, che esce nel 1999, non soddisfa particolarmente nessuno. Il gruppo si scioglie, ripubblica i primi dischi, di tanto in tanto fa capolino per commemorazioni o per progetti alternativi come i NoGuRu con Xabier Iriondo, che prendono vita nel 2010 con quattro Tribali.

Nel 2017 c’è un concerto commemorativo al Centrale Rock Pub di Erba (Como), che riaccende l’interesse per la band e dà il via a una serie di concatenazioni positive. E’ in questo periodo che mi capita di intervistare Briegel e Scaglia al MEI di Faenza, impegnati in uno dei live del Meeting degli indipendenti.

Nel 2020 la band riunita, ovviamente senza Edda che nel frattempo prosegue con profitto la sua carriera, pubblica La rivoluzione del giorno prima, il primo disco di inediti in oltre vent’anni: un ritorno preparato con calma, quasi con cautela, per essere sicuri di preservare memoria ed eredità di una band speciale, che è arrivata a tanto così dal farcela. Ma che anche senza aver raggiunto il successo, ha lasciato tantissime grandi memorie in chi ne ha seguito la parabola.

Pagina Instagram Ritmo Tribale

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