Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi
Progetti curiosi, quelli dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Per esempio conquistare il mondo dell’alternative nascondendosi dietro maschere di teschietti, simpatici, un po’ lugubri, per certi versi teneri. Probabilmente è un luogo comune che se vieni da un posto come Pordenone devi essere alternativo per forza. Ma qualche sostanza concreta ci dev’essere, se alla fine ciò che arriva dalla zona più a est del nordest, in musica, letteratura, arte, finisce spesso per insinuarsi nella cultura italiana come fiume carsico (appunto) anziché nel grande alveo mainstream. In musica lo confermeranno anche i Prozac+, nati lì l’anno successivo.
Davide Toffolo, Stefano Muzzin, Enrico Molteni, Luca Masseroni provano a suonare insieme a partire dal 1994. Toffolo è chiaramente il punto di riferimento: attivo dagli anni Settanta, pare che sia piuttosto bravo anche con la matita, quando si mette a disegnare fumetti. Ma le sue aspirazioni, qualunque mezzo utilizzi, viaggiano verso istinti punk e politici, che però non prescindono mai da sentimenti e analisi, meravigliata, del comportamento umano.
I primi vagiti della band sono su cassetta: Mondo naïf, che esce nel 1994 e parla molto di adolescenza (ma nei due minuti di 1994 c’è un ritratto molto lucido del berlusconismo, all’epoca agli esordi in politica) e Allegro Pogo Morto.
Il primo album che inizia a fare rumore è Piccolo intervento a vivo del 1997: il gruppo si è cristallizzato attorno al trio Toffolo-Masseroni-Molteni, mescola brani dal vivo e cinque inediti, nonché la cover di Per me lo so dei CCCP, in una sorta di riassunto energico e potente di quanto fatto fin lì, più notevoli prospettive su quanto si possa ancora fare. Se ne accorge anche la BMG, che li mette sotto contratto.
Arriva La Tempesta
L’esordio con la major esce nel 1999 e si chiama Mostri e normali: undici tracce inedite tranne Dimmi (adattamento in italiano di Ask degli Smiths) che incrementano la fanbase, piazzano qualche canzone particolarmente significativa per la storia della band come Occhi bassi, Uomo mangia Uomo, provano a definire una via friulana al punk che dialoghi in maniera aperta con la scena indipendente italiana.
Tutti contenti quindi? Oddio. Il sodalizio con BMG inizia e finisce con quel disco. E viene da dire per fortuna: i TARM provano a fare da soli e fondano La Tempesta Dischi, una delle etichette più significative e più importanti per lo sviluppo della musica indipendente in Italia, capace nel corso degli anni di lanciare e collaborare con centinaia di artisti come Le luci della centrale elettrica, Fine Before You Came, Generic Animal, Il Teatro degli Orrori, Il Pan del Diavolo, Giorgio Canali, Giovanni Succi, Moltheni, Maria Antonietta, Management del Dolore Post-Operatorio, Sick Tamburo, Post Nebbia e numerosi altri.
Naturalmente il primo scopo dell’etichetta è quello di pubblicare i dischi dei Tre Allegri, e questo fa: nel 2001 esce La testa indipendente, prodotto da Canali e in qualche modo primo passo di una vita nuova. Il punk rimane, ma si avverte di più nei live e nelle intenzioni dei testi, mentre su disco emergono anche istinti melodici e narrativi spesso più morbidi. Soprattutto emerge un modo di scrittura che racconta disagi e disadattamenti, mescolando sorrisi e tristezze, in un saliscendi umorale che si inscrive perfettamente nelle canzoni della band.
Siccome la base si allarga, è il caso di ricordare a tutti Le origini, riassunto delle puntate precedenti che è pubblicato nel 2002. Con Il sogno del gorilla bianco il suono della band prova a espandersi anche al di fuori dei confini europei, intercettando qualche istinto di provenienza differente, ma mantenendo una decisa integrità sonora, garantita anche dalla presenza di Canali anche come chitarrista.
Poi la vita di una band di questo genere non si può spiegare soltanto attraverso la scansione dei dischi: i concerti della band, che è già un culto ben al di fuori dei confini regionali, sono sempre partecipatissimi. Le maschere da teschietti rimangono in faccia anche quando le facce dei componenti sono ben note. Ma del resto mica sono i Kiss: la maschera serve sì ad attirare l’attenzione ma anche a far passare messaggi, non certo ad alimentare un circo promozionale.
Se non hai aspettative puoi morire, liberarti di quello che non serve e tornare a vivere. Puoi morire e ricominciare con una nuova coscienza di te. Questo è e sarà sempre il significato della maschera dei Tre Allegri Ragazzi Morti
Primitivi dell’indie
Al contrario, la promozione è soprattutto culturale, non dimentica le radici, e dialoga in modo pop con gli intellettuali, come per esempio quando Toffolo mette in scena Intervista a Pasolini. Dopo un tour che tocca anche il Sudamerica arriva La seconda rivoluzione sessuale, ulteriore messa a fuoco dei temi e degli istinti della band, che ormai nel proprio suono include anche idee new wave e un’interpretazione estensiva del rock.
Il mondo prima è un anthem che rimarrà lungo centomila live, Lorenzo piedi grandi un altro dei ritratti tipici della band, e nella cover finale Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll (degli Art Burt) ci sono Brian Ritchie dei Violent Femmes e The Zen Circus ai cori.
Per qualche tempo la band tira il freno a mano per quanto riguarda i dischi ottenendo così lo spazio e il tempo necessari a dare linfa ad altri progetti, cinematografici (con Salvatores), fumettistici per Toffolo e sempre numerosi live, sempre più adorati dai fan, che ormai sono una legione compatta e indistruttibile, tipo i Deadheads per i Grateful Dead negli anni Settanta.
Il ritorno ai dischi però è preparato con attenzione: i tre volano a Brixton a registrare, incorporano elementi dub nel proprio suono, provano alternative ulteriori, rafforzano lo spirito di rivolta. Ed ecco Primitivi del futuro, aperto da La ballata delle ossa e comprendente Puoi dirlo a tutti, La faccia della luna, Codalunga. Il taglio dei testi è più adulto, l’adolescenza non è sparita ma è alle spalle, lo sguardo inizia a essere maturo. Perché il reggae? Perché durante un viaggio a Murmansk, Russia del nord (penisola di Kola, accanto alla Finlandia e alla Norvegia), Toffolo ascolta un gruppo reggae locale. “Se possono fare reggae loro, lo possiamo fare anche noi”.
Il nuovo sound li prende così tanto che di lì a poco si fanno aiutare da Paolo Baldini per pubblica Primitivi del dub, che approfondisce le sonorità in senso reggae. Con Baldini, peraltro, si trovano così bene che finiscono per fargli produrre anche il disco successivo, Nel giardino dei fantasmi, che porta alla ribalta ben quattro singoli tra cui La mia vita senza te e Alle anime perse.
Collaborazioni ed esplorazioni
Poi tutte le band sbagliano, prima o poi, e anche i TARM non fanno eccezione e vanno in tour con Jovanotti. E’ andata così. A parte gli scherzi: il tour con il sibilante Jova frutta un ulteriore aumento di popolarità alla band, che rimane di culto, ma di un culto più allargato.
L’esplorazione prosegue in senso cumbia: nel 2016 esce Inumani, che include una collaborazione con lo stesso signor Cherubini con In questa grande città (la prima cumbia). Libera invece ha il testo scritto da Vasco Brondi, per E invece niente ci si rivolge a Letizia Cesarini (Maria Antonietta), mentre a Disponibile collabora Alosi del Pan del Diavolo. Insomma La Tempesta funziona anche come serbatoio di autori eccellenti per la band.
I dischi più recenti della band sono Sindacato dei sogni (2019), la collaborazione con i Cor Veleno Meme K Ultra (2022) e Garage Pordenone del 2024, che in qualche modo è un ritorno a casa dopo tanto vagare nel mondo.
Ci sono band di cui si può discutere l’impatto sul proprio periodo di competenza. Dei Tre Allegri Ragazzi Morti, esattamente, che cosa vuoi discutere? Dischi, dialoghi con il pop e perfino con il mainstream sempre senza snaturarsi e senza svendersi, festival, operazioni culturali in dialogo continuo con intellettuali per certi versi e per molti anni “radioattivi” come Pasolini, una comunità adorante che li segue ovunque. E un’etichetta discografica che ha fatto tutto il lavoro che le major si sono dimenticate di fare, dagli anni Novanta in qua. Ci saranno band che hanno venduto di più, buon per loro. Ma se si discute di “importanza” e di impatto, buttare un’occhiata in Friuli sembra piuttosto obbligatorio.








