Tre Allegri Ragazzi Morti, “Garage Pordenone”: la recensione

Trent’anni da allegri e morti: i Tre Allegri Ragazzi Morti pubblicano oggi, 12 aprile 2024, “Garage Pordenone”, un nuovo album di inediti, il decimo della loro discografia. Dodici nuove canzoni del gruppo che ha saputo unire rock e fumetto, in uscita il 12 aprile per la Tempesta Dischi.

Fra le tracce dell’album appaiono le chitarre di Adriano Viterbini, Marco Gortana, Matteo Da Ros; le mani in scrittura di Alex Ingram, Andrea Maglia e Wilson Wilson. Alla produzione, Paolo Baldini, dubmaster di fama mondiale che ha segnato alcuni importanti dischi precedenti del trio pordenonese come Primitivi del futuro (2010) e Nel giardino dei fantasmi (2012).

Tre Allegri Ragazzi Morti traccia per traccia

Riconosco un solo culto/il culto dell’amore“: ci sono una serie di affermazioni in cima a Ho_oponopono, e quindi in cima al disco: a parte una domanda, peraltro fondata (“Non riesco a capire perché/quel cretino è più ricco di me”), questo rock di apertura è una buona dose di energia e ottimismo, espressa in maniera diretta e quasi sfacciata.

Tutt’altri toni quelli della ballad acustica La sola concreta realtà, che chiede con forza “la verità, vi prego sull’amore” ma che si esprime su toni molto intimi. Qualche accenno reggae, come da consolidata tradizione della band, accende Mi piace quello che è vero, che poi si rivela piuttosto elettrica e anche tropicale, nel suo ondeggiamento placido: “Eppure è vero che più siamo connessi meno siamo noi stessi”.

Techno e cadaveri sono il simpatico presupposto di Jessica Dislessica, un altro dei personaggi curiosi e notevoli della galleria già molto cospicua costruita dai TARM nel corso degli anni. “Lo sai che non mi drogo più (…) trovo che la vita sia stupefacente” sono tra i versi più interessanti di un pezzo che mostra il lato più giocoso e divertito, e che non mancherà di far ballare parecchie ossa durante i live.

Una dichiarazione di stabilità provvisoria (con gabbiani finali) si riscontra in Fino a quando dura, che torna all’acustico: “non garantisco sauna e piscina/e tantomeno la felicità/quella comunque tende a passare”. Il realismo non magico della band si confronta con il reale e ne esce realista.

Canzone da corsa e un po’ fantascientifica, con ovvie ricadute fumettistiche, ecco Greta la Bambina, che esplora la possibilità di trovare pianeti che ridono, anche grazie a un po’ di svisatine chitarristiche sul finale.

Robot rendez-vous suggerisce e non afferma, muovendosi con tenerezza a dispetto del fuoco di fila della batteria nell’incipit e di qualche rullata qui e là. Anche qui ci si muove in mondi fantasiosi, già visitati più volte dalla band, ma alla ricerca “alternativa” di una partner affidabile e stabile.

Un paio di minuti a tutta birra per raccontare L’oscena, con qualche gioco di parole e qualche arrampicata linguistica. Un po’ più serio l’ambiente nel quale si costruisce Che cosa hai visto tu?, che comunque corre e regala immagini dettagliate e fulminanti. Oltre che molte domande.

Ecco poi La misura. Ma La misura di cosa? Lo si scopre ascoltando il brano, che è incisivo e aggressivo, anche se parla di invecchiamento e di occhiali (per ridere). Ma i desideri sono accesi.

Si parla di gatti e di sguardi e di emozioni in Crocchette buone, che viaggia narrativa fino a metà, poi si imbelvisce e diventa hardcore. Il Garage Pordenone si chiude a Torpignattara, tra trilli di uccelli e strilli di bimbi, in un’atmosfera curiosamente bucolica.

Che piacere ritrovare così in forma i Tre Allegri Ragazzi Morti. E soprattutto: in quanti avrebbero scommesso, di ritrovare questi ragazzi qui, maschere, fumetti, canzoni e tutto, così in palla trent’anni dopo l’esordio? Canzoni vere, nuove, energiche e appassionate. Non mi sento di darlo per scontato, visti anche tanti “trentennali” precedenti.

Invece i TARM scelgono spesso formule brevi e brucianti, raramente superano i tre minuti e spesso neanche i due, scaricano un po’ di elettricità nelle casse, picchiano forte sulla batteria (chi si permette oggi di fare casino con il drumming?) e dimostrano, che per essere Morti, sono più vivi che mai. Sempre con molta fantasia e qualche pizzico di poesia. Serve altro?

Genere musicale: rock alternativo

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