Manca ormai pochissimo all’inizio della Lilith Festival, rassegna genovese che da inizio estate, in realtà, sta celebrando i propri eventi al Teatro del Chiostro di Sant’Andrea ma che tra fine luglio e inizio agosto si trasferisce nella splendida Villa Durazzo-Bombrini di Genova Cornigliano dove prenderanno vita le serate più attese del Festival.
Tra queste c’è senza dubbio quella di venerdì 31 luglio, che vedrà protagonista Beth Orton. Prima di lei sul palco della Villa si esibiranno Roberta Barabino e Irene Manca, interprete, chitarrista e cantautrice genovese che di recente ha pubblicato Everything in its Place, album d’esordio. Le abbiamo rivolto qualche domanda.
Ciao Irene, prendiamo spunto dalla tua partecipazione al Lilith Festival per rivolgerti qualche domanda. Tanto per cominciare: conosci il festival e che cosa rappresenta per te, che sei nata a Genova?
Ciao, e grazie per le domande! Sì, conosco il festival e ho avuto già l’onore di prendervi parte, suonando a un paio di serate, rispettivamente nel 2023 e nel 2024. Entrambe queste partecipazioni per me sono state molto importanti, poiché sono state tra le prime occasioni dal vivo che sono state offerte al mio progetto solista, attivo dal 2022.
Per me, che sono di Genova, il festival ha un grande valore, poiché rappresenta la possibilità (che raramente ho visto concretizzarsi, in questa città) di aggregazione tramite un’iniziativa dal basso che coinvolge artisti locali, nazionali e internazionali con tanta attenzione alla qualità, e, soprattutto, alla partecipazione femminile. Insomma, si tratta di un appuntamento annuale che crea valore da tanti punti di vista.
Sarai tu, insieme a Roberta Barabino, ad aprire la serata che vedrà protagonista Beth Orton. Ti emoziona il fatto di trovarti sullo stesso palco di un’artista internazionale così importante e così influente?
Assolutamente, è una grande emozione. Beth Orton ha dato tanto al panorama del cantautorato femminile, non posso che essere grata di aprire il suo concerto. Sarà anche un onore condividere la serata con Roberta Barabino, mia concittadina che stimo.
Il tuo esordio ha colpito molti e ha rivelato la tua voce anche alla critica. Qual è stata la reazione che ti ha colpito di più dopo l’uscita di Everything in its place?
È molto difficile scegliere una reazione che mi abbia colpita di più, poiché (sembra retorico, invece è proprio così) ogni recensione ricevuta mi ha profondamente emozionata: è la prima volta in cui qualcosa che scrivo giunge alla critica per essere ascoltata con attenzione e persino recensita.
Tra le reazioni che ricordo con più emozione ci sono sicuramente la mia primissima recensione, a opera del webzine Segnali Sonori, l’attenta analisi delle tracce fatta da Agostino Spolaore di Radio Studio 91 Live e le bellissime e competenti parole spese sul mio lavoro da Enrico Pietra, giornalista genovese, il quale mi ha intervistata e recensita ancora prima che uscisse il disco, per poi sostenermi molto in varie occasioni.
Ultimamente, inoltre, ho avuto una bella risposta da parte dell’organizzazione del festival prog quebecchese Terra Incognita, nel quale sono stata ospite con i Finisterre per interpretare assieme a loro The Dark Side of the Moon.
Lì, uno dei principali organizzatori, Michel Bilodeau, ha mostrato un inaspettato interesse anche per il mio disco, decidendo di trasmettere alcuni miei brani nella sua trasmissione radio (è stato strano e bellissimo ascoltarmi recensita in francese) e di farmi aprire due serate del festival con i miei pezzi, consentendomi, così, di suonarli all’estero per la prima volta, e di farmi ascoltare da un pubblico che ha risposto con una bellissima attenzione.
Lei tue ispirazioni sono ovviamente internazionali. Ma c’è qualche ascolto fortemente italiano (e magari genovese) che ti ha ispirato in modo irrinunciabile?
I miei ascolti italiano non sono stati molti. Sicuramente (per quanto sia banale) De André è stato un ascolto molto presente nella mia infanzia e adolescenza, quindi credo che influenzi visceralmente il mio modo di sentire e di scrivere la musica, nonostante il mio genere si discosti tanto dal cantautorato genovese di quegli anni.
Allargandoci al contesto nazionale, un ascolto che mi ha ispirata in modo irrinunciabile è l’Elisa Toffoli degli esordi. La sua scrittura di allora, quel pop rock in inglese che dà tanto spazio alla sua vocalità e a sfumature eterogenee negli arrangiamenti, incontra tantissimo il mio gusto e mi ha fornito un esempio di come unire emotività ed energia.
Se dovessi descrivere la tua musica a chi ti ascolterà per la prima volta al Lilith Festival, senza usare riferimenti ad altri artisti, cosa diresti?
Di solito dico che scrivo cose introspettive per ascoltatori eclettici. Quello che intendo è che, quando scrivo, voglio rappresentare il mio sentire in tutta la sua complessità, e per farlo attingo da tutti i linguaggi che sento più vicini, unendo folk e alternative rock con elementi progressive e djent.
Lilith Festival 2026
A Villa Durazzo-Bombrini di Genova Cornigliano
Giovedì 30 luglio: Mille; in apertura: Lucilla e la Vie on the Road, Lobina
Venerdì 31 luglio: Beth Orton (esclusiva nazionale); in apertura: Roberta Barabino, Irene Manca
Sabato 1° agosto: Sarafine; in apertura: Gama, Doolia
Domenica 2 agosto: Lilith Revolution
Sabato 8 agosto: Anna von Hausswolff; in apertura: Blu Mamuth, Charlie Risso
Biglietti su DICE
Pagina Instagram Irene Manca
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