Metabolizzare una perdita, analizzarne i motivi e farsi consapevole non sono passi facili da compiere, eppure è ciò che abbiamo visto succedere con la pubblicazione di non ho bisogno di niente , il secondo ep ufficiale dell’artista trap/r&b napoletano CoCo, a due anni di distanza dall’ultimo intimo album Mai Più Forse.
Otto brani immancabilmente curati dagli amici e colleghi storici Startuffo e D-Ross plasmano questo suo ultimo “progetto cerotto”, in cui l’artista sembra voglia curarsi delle ferite emotive, forse e chissà, ancora fresche.
Già dall’artwork si può intuire il tono introspettivo e diretto dell’ep, con uno scatto minimal di CoCo al centro di una stanza di lusso quasi asettica, da solo. Niente titolo, niente scritte, l’essenziale.
CoCo traccia per traccia
Si parte con la prima traccia nonché title track del progetto non ho bisogno di niente. Beat dall’atmosfera malinconica e un inaspettato sound synthwave anni ’80 confermano ancora una volta la versatilità dell’artista, che si lascia andare raccontando una passata relazione sentimentale difficile da chiudere e superare.
non ho bisogno di niente è la fase iniziale, quella della negazione e del rifiuto generale, evidenziata soprattutto nel ritornello disteso e melodico tipicamente in stile CoCo. È da subito chiara la direzione generale verso cui il progetto punta, un percorso alla scoperta delle proprie debolezze e dei ricordi.
L’intimità profonda tra due amanti, la conoscenza reciproca, l’amore che unisce e l’amarezza del dopo, è questo che ci racconta la seconda traccia dell’ep intitolata soltanto tu. Qui il viaggio personale continua con la penna di CoCo che si fa incisiva e sofferta ma al tempo stesso morbida, andando a sottolineare e ricordare quanto solo la propria amata possa essere per lui rifugio e conforto reale, il tutto avvolto da una produzione piuttosto essenziale ma dalle giuste sfumature. Sicuramente punto cardine del brano è il forte ritornello carico di ricordi passati, facile e immediato arriva diretto a chi ascolta.
Si inizia a spezzare il ritmo, cambiano i colori, inizia la fase dell’accettazione. Il terzo brano dal titolo nulla di nuovo si fa quasi confessione di un errore importante da parte dell’artista, dove sembra autocolpevolizzarsi per qualcosa andato male nella sua relazione con il conseguente rigetto di nuovi incontri o esperienze romantiche.
Il sound riprende molto quello synthwave della prima traccia, mentre l’approccio vocale e lirico di CoCo unito all’ottimo lavoro armonico eseguito sul ritornello rendono nulla di nuovo uno dei brani più radiofonici dell’intero ep.
Si scava ancora, si cerca, si sperimenta..ma verso l’alto. C’è una risalita? vertigini è il brano numero quattro, lo spartiacque che segna una prima linea di stacco tra prima e dopo. Corrado (Coco) esce dalla sua zona di comfort iniziando a punirsi di meno e lo fa in chiave estremamente pop rispetto al solito potremmo dire, seguendo vagamente la linea sonora della traccia precedente.
La vertigine è la paura di cadere o la voglia di volare? In questo caso nessuna delle due. Troviamo nella canzone un tracciato di instabilità emotiva e fragilità umana che ci accomuna nei momenti difficili, con la continua ricerca di se stessi e di un po’ di serenità, un saliscendi tra i pensieri e la realtà… questa è la vertigine che ci sta raccontando CoCo.
Non oggi, magari non domani, ma dopodomani arriverà. È la malinconia, la mancanza di ciò che c’era, che si insinua silenziosa e inevitabile nel tempo, anche quando sembrava lontana e superata.
Il brano dove sei? parla proprio di questo e si pone subito come un classico istantaneo per tutti gli affezionati.
Già dalle primissime barre CoCo ci regala una visione di vita immersiva e cruda, con tecnica impeccabile e lucidità di penna che rimandano subito ai vecchi album come Acquario o Floridiana, con cui ha saputo mostrarsi in tutta la sua autenticità, differenziandosi dai colleghi.
Torna suoi suoi passi ripercorrendo il vissuto sentimentale ormai concluso, ricorda il conforto e la sofferenza, la gioia e il dolore, e senza vergogna racconta l’umana mancanza affettiva. Brano forse più rappresentativo del progetto, scelto infatti come primo estratto ufficiale con videoclip.
Cercando di ritrovarsi e ristabilire un po’ di ordine è facile ricadere in scelte o abitudini dure a morire. È il turno della traccia numero sei dal titolo come al solito, un’analisi della routine con lo stesso finale ogni volta, un loop negativo da cui sembra impossibile fuggire.
Quando stai per farcela o quando pensi sia passata ecco che puntualmente ti ritrovi al punto di partenza, solo con te stesso e intrappolato nelle tue abitudini, spesso autodistruttive, continuando a cadere nelle false speranze. Basta una foto, uno sguardo, un pensiero. CoCo si mostra per quello che è senza fronzoli, consapevole dei suoi punti deboli inizia a maturare il pensiero del cambiamento, ma la cornice resta grigia.
“È sempre un blue monday e non solo di lunedì“. Così cita un passaggio della settima e penultima canzone dell’ep, per l’appunto chiamata blue monday, facendo chiara citazione alla giornata mondiale classificata come la più triste dell’anno.
Senza dubbio siamo nel momento più rap tra le otto tracce (qualcuno direbbe finalmente) e già da pochi secondi dopo il play capisci che cosa sta per succedere. Nelle strofe troviamo un CoCo in forma smagliante, con flow morbido e ben distribuito unito a punchline dirette, decisamente in risalita e in presa di coscienza verso la tristezza che sembra non dargli tregua.
Ne parla in modo maturo, lucido, non cercando di evitarla ma al contrario accettarla e conviverci senza rimpianti. Fortunatamente si inizia a intravedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, nonostante rimanga il segno forse indelebile di ciò che è stato.
Ormai siamo agli sgoccioli, il peggio sembra passato ma resta l’amaro in bocca. Negli occhi giusti è la degna chiusura di un progetto curativo come questo, in cui per l’ennesima volta abbiamo assistito alla messa a nudo di un’artista che senza ipocrisia e vergogna ha sempre saputo raccontarsi e raccontare molto bene.
neglio occhi giusti sembra quasi essere una lettera finale (e di scuse) rivolta alla persona amata: con parole mature e ricche di sentimento CoCo ripercorre il passato con gli occhi non più del dolore, bensì della consapevolezza, della crescita e del rispetto, mentre la sua ricerca di stabilità continua.
La seconda strofa spezza il ritmo regalandoci un piccolo ritaglio di sfogo personale nudo e crudo sul passato e presente, un’autoanalisi verso se stesso dove si palesa la crescita avvenuta. Eccellente il lavoro sulla produzione, che amalgama e sensazionalizza il tutto, lasciando immergere completamente: è tra i brani più emotivi del progetto.
Terminato l’ascolto dell’ep rimane la conferma delle grandi capacità dell’artista napoletano, in grado di avvicinare suoni e parole che accomunano tutti, costante ma mai monotono, e arriva subito la curiosità sui progetti futuri. Che il prossimo disco abbia colori più accesi? Che possa arrivare nel momento del benessere finalmente raggiunto? Non ci resta che aspettare.








