In analogico dirsi ti amo (CinicoDisincanto/Artist First) è il nuovo album dei Cosmonauti Borghesi. L’album si pone come obiettivo artistico quello di raccontare la vita reale in tutti i suoi aspetti, evidenziando anche le difficoltà che ogni giorno essa pone di fronte ma sdrammatizzando con una melodia e un ritmo che aiutano a non prendere tutto troppo sul serio, bensì con la giusta leggerezza.
Un progetto che parla soprattutto di persone, delle loro ansie e dei loro desideri, di aspettative, di amore e di quel bisogno ostinato di sentirsi autentici in un mondo che ci vuole sempre perfetti.
Questo disco è il nostro modo di ricordarci perché abbiamo iniziato. Negli ultimi anni abbiamo vissuto esperienze importanti, attraversando il mondo della televisione e dell’industria musicale. Sono stati passaggi fondamentali, ma a un certo punto abbiamo sentito il bisogno di ritrovare il motivo per cui abbiamo iniziato a fare musica: emozionarci, prima di tutto, e lasciare che da lì nascessero le canzoni. Per questo ci siamo fermati. Ci siamo chiusi in una casa di campagna e abbiamo fatto l’unica cosa che volevamo fare: scrivere. Senza pensare a compromessi o aspettative, ma seguendo solo quello in cui credevamo davvero. È stato un ritorno al punto di partenza, ma con uno sguardo diverso. E crediamo che questo sia il disco che ci rappresenta più di tutti
Cosmonauti Borghesi traccia per traccia
Dinamica e nostalgica insieme, L’Ultimo Giorno riempie di pop le casse del primo brano dell’album, con un’attitudine internazionale ma un’anima indie ed elettrica. Cita i Depeche Mode la seconda traccia, già nota in quanto singolo, ma fa riferimento molto più alle boy band, con un sound e un mood sbarazzino e molto young.
Ballad in arrivo con Bastasse un’ora, che mantiene tutto in ambito superpop, con qualche colore r&b e molto zucchero. Cita il titolo dell’album Gomma Americana, che insiste sui coretti e le vocette, con risultati piuttosto “americani”, appunto.
Si va più sull’acidino con Gocce di Limone, che accoglie qualche influenza funk, mentre articola qualche piccolo ballo, con indizi quasi tropicali nel finale. Torna al morbido Muri di Parole, che è cantata con tono piuttosto depresso (“Amarsi fa schifo“).
Corre invece L’Altra Parte della Luna, che ripropone la parte vivacetta del sound della band, con la chitarra elettrica che fa da decorazione ulteriore. Anche Dimartino parlava di Temporali estivi (ma anche di acqua nei preservativi), ma qui siamo proprio da un’altra parte, con la città notturna che parla, in un pezzo prima morbido e poi un po’ più ruvido.
Tutto ben fatto nel disco dei Cosmonauti Borghesi, che rispondono alle aspettative di pubblico e discografia in maniera quasi perfetta. Certo ci si potrebbe chiedere se è ancora tempo per questo tipo di teen pop, ma evidentemente la risposta non la posso dare io, che sono decisamente fuori età per questo genere.








