Alessio Ciccolo, non ho ancora imparato a prendermi sul serio

Un paio di esperienze in band alle spalle, ora Alessio Ciccolo, esponente della sempre più in vista "scuola calabrese", presenta Mi tengo, il singolo d'esordio.

Se dovessi raccontare Alessio Ciccolo, come ti autodefiniresti?

Qualcuno che non ha ancora imparato a prendersi sul serio.

Come nasce questa “Mi tengo” e quali sono le cose alle quali tu usualmente “ti tieni”?

In “Mi tengo” racconto il momento precedente a una partenza, in cui decidi di lasciarti alle spalle tutto ciò che non ti appartiene, contrariamente ai ricordi e alle suggestioni che vuoi conservare. Di solito mi aggrappo alle cose che normalmente definiamo “familiari”: una canzone, un panorama, una tavola imbandita, un gesto autentico di chi ti vuole bene…

Stai preparando un ep e successivamente un lp: ci puoi anticipare qualcosa?

I quattro brani del’ep, nonostante siano stati scritti recentemente, si collocano in un momento precedente al mio trasferimento a Bologna per motivi di studio; invece l’album proverà a raccontare cosa succede nella vita di un fuorisede.

Tre nomi di tuoi colleghi italiani con i quali ritieni di essere in debito per l’ispirazione musicale.

Niccolò Fabi su tutti, per il rapporto parola/melodia e per la capacità di raccontare la dimensione umana e il bisogno di una collettività. Subito dietro, Colapesce per il coraggio nella scelta degli arrangiamenti; infine Dimartino, penna raffinata e degno figlio della tradizione cantautorale.

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