Ariete @ Goa-Boa Festival 2021: il report

Ci sono molti modi per raccontare un concerto di Ariete. Forse pochi adatti a un over 40, tipo me, ma ci proverò lo stesso. Ieri sera la diciannovenne brillantissima stella pop, cappellino d’ordinanza, band di tre musicisti al seguito e immersa in un sold out consumato giorni prima del live, si è presentata al pubblico genovese del Goa-Boa Festival.

Prima di lei un promettente Nuvolari: altra scommessa, con ottime probabilità di vittoria, di Bomba Dischi. Voce e chitarra, si presenta di fronte al pubblico, in schiacciantissima maggioranza femminile under 16, che aspetta Ariete tipo Messia. Eppure il ragazzo riesce a ottenere consensi e applausi, a partire da Persiani, la prima canzone, impronta folk e cuore già infranto. Anzi già con la seconda, Arizona, scatena un tripudio fra le ragazzine. Il repertorio di canzoni fra cui scegliere non è vastissimo: ha pubblicato soltanto tre singoli, fra cui un’ottima Emilia, interpretata qui con sentimento.

Così la scaletta si arricchisce di Blu, inedito e altro pezzo intriso di influenze del songwriting americano. Con Cinque del mattino (che definisce “un pezzo vecchio che non uscirà mai”) si incontrano idee blues. Si chiude con Fuori corso, il brano più noto, dopo aver giocato e dialogato un po’ con il pubblico.

Prima di Ariete passa la gloria locale Alfa, in mezzo al boato della folla, preannunciando di fatto un’ospitata sul palco. Poi arriva lei, accolta dall’ovazione più rumorosa di tutto il Goa-Boa finora. Nottataccia è il brano scelto per aprire la serata, e già le ragazze ballano, piangono, gridano e cantano parola per parola, sospiro per sospiro.

Il secondo pezzo è Solo te, con i suoi drammi casalinghi che sono poi il cuore della sua scrittura, tutta basata sul senso di identificazione dell’adolescenza e su linee semplici e sempre cantabili. E’ come essere in mezzo a un gigantesco “lei sì che mi capisce” che dura per tutto il concerto e un po’ oltre.

Ari fa del suo meglio per destreggiarsi in mezzo a questo entusiasmo francamente ingestibile. Si stupisce delle navi che passano alle spalle del palco, mentre le ragazze le cantano “Sei bellissima”. Parte poi con le sue Mille guerre: verrebbe da dire “una delle più amate” ma si fa fatica a stilare una scala di apprezzamento.

Il livello di aggressività cresce con Riposa in pace, ma soprattutto con una tirata contro la security che avrebbe “placcato” delle ragazzine delle prime file. Personalmente non ho visto niente del genere, ma la visuale dal palco è migliore, quindi Ariete avrà avuto i propri motivi. Certo non sarà nel primo né l’ultimo episodio in cui la cantante laziale confermerà la propria totale adesione e identificazione fra se stessa e il pubblico urlante che ha di fronte.

Ariete: Amianto, accendini e pillole

Una volta tornata la calma Ariete chiede a tutti di alzare i cellulari per fare luce su Insicuri, con tutte le sue nostalgie. C’è un dato di fatto a cui è bene prestare attenzione: di pubblicato ci sono due ep da sei canzoni più una manciata di singoli. Perciò il materiale da portare in concerto è tutto sommato abbastanza risicato e difficilmente supererebbe l’ora di show.

Perciò ecco delle parentesi, che a me sembrano lunghe in maniera sconsiderata (tipo meme “1 minuto su questo pianeta equivale a 7 anni sulla Terra”) in cui Ariete chiacchiera amabilmente con le sue fan. Piovono oggetti sul palco (accendini, cartelli, sigarette, il più classico dei reggiseni), lei fa raccogliere tutto e mette da parte e intanto discorre come si fa tra amiche. Il pubblico apprezza in maniera inequivocabile ogni gesto.

Si torna alla musica con Amianto, traccia d’apertura dell’ultimo ep Spazio, uscito nel 2020. C’è poi l’annuncio di un tour invernale “che però non sarà proprio invernale ma un po’ più in là”, sempre che il Covid lo consenta. Il lancio continuo di oggetti non si placa, ma poi parte Avrei voluto dirti ed è di nuovo tempo di abbracci e sconforto che diventa sollievo.

Ariete imbraccia la chitarra acustica per suonare e cantare Pillole, appoggiandosi moltissimo al coro delle ragazze che la la cantano con partecipazione quasi commovente. Si prende una pausa e la band (chitarra acustica, basso, batteria) si lascia andare a un intermezzo strumentale quasi rock che diventa l’introduzione per L’ultima notte e le sue promesse. Gli sbalzi d’umore, soprattutto verso il basso, sono il tema di Stare male, uno dei numerosi brani bandiera.

All’improvviso qualcosa di inaspettato: Ariete prende la Telecaster e annuncia Where is my mind dei Pixies, scoperta guardando Fight Club. Ora, a parte lo shock (non è come se Cristina d’Avena mettesse in scaletta God Save the Queen dei Sex Pistols, ma siamo da quelle parti lì), la canzone è un accenno rapido. Però fa pensare che ci sia una scissione importante fra le canzoni che ama ascoltare e la canzoni che scrive. E apre le porte a una domanda: che musica farà Ariete quando non avrà più senso pescare dai dolori dell’adolescenza?

Ma queste sono domande per domani: oggi può capitare di sentire Freddo, perché “le notti d’estate ricordano l’inverno”. Eccolo poi il duetto con Alfa con una Non la ascoltare che se possibile aumenta ancora l’entusiasmo del pubblico.

Ariete rimane poi da sola sul palco e annuncia la prima canzone che ha scritto, cioè Quel bar, che conosceranno soltanto le “veterane” tra il pubblico. Ovvero tutte quelle che hanno finito almeno le medie. Poi, tempo per un altro intermezzo, stavolta ancora più lungo. Bandiera arcobaleno legata all’asta del microfono, Ari si imbarca in un lungo discorso che è anche un’esortazione sulla libertà di amare. Fuori dal registro dell’ironia che ho usato fin qui, non è il caso nemmeno di spiegare quanto possa essere importante per una ragazza alle prese con mille dubbi riguardo a sessualità e identità sentirsi capita e non sentirsi “strana” perché la persona che più ammiri è sul palco a spiegarti che sei libera di amare chi vuoi e come vuoi senza sensi di colpa.

Poi parte una sorta di gioco e di spazio, appunto, libero per chi vuole dichiarare il proprio amore a persone presenti o assenti, con tanto di video a corredo. Anche qui si va un po’ per le lunghe ma le intenzioni sono nobili.

E’ tempo di Venerdì, con il pubblico che la canta tutta o quasi a cappella. Piccola pausa e Ariete scende dal palco per una versione molto energica e moltissimo partecipata di 18 anni, il brano che l’ha lanciata e rivelata ai più. Ma siccome questo pubblico merita oggettivamente ancora qualcosa, c’è spazio per altre discese dal palco che comprendono Diecimilavoci (originariamente cantata in duetto con Rkomi) e di nuovo Mille guerre.

Non mi è mai capitato di sentirmi estraneo durante un concerto, e invece ieri è andata così. Questioni di età, evidentemente, senza niente togliere alla performance di Ariete che è stata ottima. Anzi la ragazza di Anzio ha dimostrato di saper tenere benissimo il palco e di saper soddisfare perfettamente un pubblico affamatissimo delle sue canzoni ma anche della sua personalità.

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