Azoto Liquido, “Metamorfosi”

Azoto LiquidoTra fantasia e quotidianità, gli Azoto Liquido scelgono di esordire con una sorta di concept album, Metamorfosi. La band, un trio composto da Igor Ambrosino (voce e chitarre),  Andrea Bazzara (voce, basso e tastiere), Luca Zazzaron (batterie e percussioni) pubblica dodici tracce che contano su influenze che vanno dallo stoner all’emo.

Azoto Liquido traccia per traccia

La traccia d’apertura è Il nostro caro caos, che sembra citare Battisti, anche se i riferimenti musicali della band sono decisamente più recenti. Possono tornare alla mente in particolare i Verdena, in un pezzo piuttosto oscuro e aggressivo. Impressioni confermate da Il bosco dei sogni, cupa e intensa, con ritmi contenuti ma volumi amplificati.

Metamorfosi, la title track, si disegna come un’altra passeggiata oscura, influenzata da toni emo, ma pronta a esplodere nella seconda parte. Si esplode prima, invece, con Le nubi del giorno dopo, che sconfina nello stoner (o nell’hard rock), erigendo un muro sonoro molto compatto e consistente.

Il disco effettua il proprio giro di boa con le due parti di Transparent Queen: la prima parte immerge l’ascoltatore in atmosfere soffici che fin qui non si erano sentite. Certo, poi la chitarra fa un passo avanti e si rimette al centro della scena. La seconda parte è più energica fin da subito, ma non è difficile seguire percorsi più intimi sotto la pelle della canzone.

Usciti dalla suite della regina trasparente si passa a Solo umani: l’elettricità di chitarra sottolinea con potenza la tematica della disumanizzazione del lavoro. Fiori appassiti si gioca su altri discorsi elettrici, con una struttura progressivamente più rumorosa. SperiChePiùDaiPiùIndietroAvrai, oltre a mettere in difficoltà il recensore con il titolo, erige nuove potenti barriere di suono.

Si viaggia verso il finale con Sairin, influenzata dal post grunge. Purgatorio ha un passo pesante e ritmi rallentati, con il drumming che si incarica di sorreggere le strutture del pezzo. La chiusa, con Apocalisse (un sole che non c’è) fa di tutto per confermare le caratteristiche più oscure della band.

Qualche ingenuità di fondo si può perdonare, per un esordio. Soprattutto se la band che ne è protagonista, come gli Azoto Liquido, la circonda con buone doti, passione e creatività a livelli piùà che discreti. L’album è piacevole e promettente.

Se ti piacciono gli Azoto Liquido assaggia anche: Verdena