Bachi da Pietra, “Accetta e continua”: recensione e streaming

Due anni dall’ultimo progetto in studio, tornano i Bachi da Pietra con Accetta & continua (Garrincha Dischi/Columbia Records/Sony Music Italy), il nuovo album, che sarà disponibile anche in formato cd dall’8 dicembre.

Due copertine, il lato Accetta e il lato Continua: sono “veri” (o “falsi”), sono fronte (e retro), come le giri le giri, sono in coppia fissa. Nessuna delle due ha prevalenza sull’altra. Anticipato dai singoli Mussolini (smi.lnk.to/Mussolini), pubblicato (non a caso) l’8 settembre scorso, e Mai fatto 31 (https://sptfy.com/Pbh8), Accetta & Continua è un’affermazione indispensabile a proseguire, nonostante tutto, nel mondo. Ma può diventare anche una domanda: fino a che punto siamo disposti ad accettare che le cose continuino uguali, prima di mettere in atto una qualche forma di cambiamento?

Visti da fuori abbiamo sbagliato tutto, dall’inizio all’infinito, e quello che arriva è tutto grasso che cola. Visti da dentro, non potevamo essere niente di più autentico: i Bachi Da Pietra. Morale. Mai fatto 31. Yes… Neanche mai fatto trend.

Bachi da Pietra traccia per traccia

La consueta ondata di ottimismo contraddistingue Meno male: del resto non si vede che ottimismo dovrebbe suggerire la realtà, politica, religiosa e contemporanea, raccontata dai Bachi da Pietra sotto forma di un elenco di “Meno male” che sembrano fare abbastanza male.

Chitarre e drumming stoner/metal provvedono a una consistente introduzione per Nel mio impero, vibrante e rumorosa. Una proclamazione che sa di paradossale: un impero di un metro quadro in cui si esercita un potere assoluto, senza un senso se non quello di un’autoaffermazione.

Tutti si credono buoni/soprattutto gli stronzi“: uno degli assunti di partenza di Mai fatto 31, altra rappresentazione di una realtà molto vuota. Qui si procede per opposizioni, in un costrutto sonoro elettronico/sintetico, a esplorare l’egocentrismo che governa questa epoca.

Si procede verso una sorta di hip hop con Buster Keaton, appoggiato su un beat articolato e su negatività assortite. Si torna a sonorità decisamente elettriche con Un lampo e noi, che cammina piano e si riempie di hard rock per parlare di un addio definitivo, presumibilmente il nostro. Volute psichedeliche in una seconda parte esplorativa e meditabonda.

Invano si fa robotica ma non meno definitiva. Qualunque forma prendano le nostre aspirazioni, le inseguiamo invano, appunto, e questo è la causa dell’andamento funebre, per quanto galattico, del brano.

La danza ipnotica di Al Belcanto celebrano il brano più stravagante del disco: i Bachi si lasciano andare all’ispirazione, facendosi avvolgere totalmente dai pensieri negativi, per partorire un brano rapsodico e vertiginoso.

Non meno funereo l’incedere di Mussolini, brano strabico che riesce a guardare al passato e al futuro contemporaneamente, con le scelte del duce che si riverberano sulle miserie di oggi.

Più minimale nei suoni, ecco Fuori c’è il vicino, allucinante storia di violenza estrema, che racconta una minaccia incombente con toni sempre più inquietanti. Si chiude con Accetta e continua, title track fatta di rock acido e di idee che serpeggiano.

I Bachi da Pietra accettano (nel senso di colpire ad accettate) e continuano lungo una strada ormai tracciata da tempo, fatta di scelte sbagliate e fallimenti nei quali è però giustissimo perseverare. Perché in questa realtà quotidiana eternamente imbellettata è giusto che qualcuno ci dia una scossa ogni tanto.

Il compito del rock sarebbe appunto questo: scuotere (mentre il pop accarezza i tuoi sentimenti, positivi e negativi). E Succi e compagni l’hanno capito da tempo, aggiungendo di volta in volta qualche elemento sonoro ulteriore, e altre dosi di disillusione, la vera malattia terminale di quest’epoca e della loro (e mia) generazione.

Genere musicale: rock, alternative

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