Di Greta Abruzzese

Gli showcase sono sempre una grande occasione per scovare nuovi nomi, e se abbiamo fortuna, forse si può assistere agli inizi di un futuro grande artista.

Chissà cosa ne pensa realmente il Maestro Mogol, venerdì presidente della giuria composta da Sergio Cerruti (Presidente AFI), Alessandro Ceccarelli (BPM Concerti), Matteo Romagnoli (Garrincha Dischi) e Parix Hilton (artista e produttore, fra gli altri, di Sfera Ebbasta) del contest interno al lungo festival BMA – Bologna Musica d’Autore, organizzato dalla storica Fonoprint.

Senza alcun dubbio ha palpato con mano il disagio esistenziale che ci governa oggi, e l’ha ritratta rapidamente, scottata, chiedendosi perché e come le generazioni precedenti ci abbiano condotti a questo stato confusionale. Ma non si può evocare sempre il conflitto generazionale, e non è nemmeno fra le mie intenzioni.

La festa di venerdì 18 ottobre, al Teatro Duse di Bologna, ha coinvolto dai più giovani ai più maturi, come una piccola parabola nostalgica della crescita individuale e dell’artista.

Il breve set di un influenzato Luca Carboni ha dato lezioni di professionalità ed espressività, mostrando come la musica accarezzi l’emotività di ciascuno, attraverso l’uso attento di dinamiche, timbrica, arrangiamenti e liriche. Il ragazzo in platea che applaude entusiasta con occhi sognanti alla fine di ogni suo brano è l’immagine che mi sono portata a casa.  

I giovani partecipanti al concorso hanno incarnato l’entusiasmo e l’energia di chi inizia, senza tralasciare la soggezione di un bel palco pieno di luci che si intrecciano e una giuria importante davanti, mostrando anche l’inesperienza di chi ancora ha anni di live di fronte a sé.

Ainé ha rappresentato un po’ lo stadio successivo dei ragazzi in concorso: la necessità iniziale di sciogliersi un po’ mentre si suona il primo pezzo, per poi scivolare rapido fra le luci del palco e sulle note dei suoi brani, tenendo anche gli imprevisti sotto controllo. E che qualità nei suoi pezzi.

L’esibizione de Nel Mio Mondo è passata da un funk jazzante a una crescita dinamica e di pathos a ritmi martellanti, con la testa che sembra dover esplodere e gli occhi scoppiare, fino alla chiusura dal sapore rock, con un solo di chitarra distorta che galleggia su un sottofondo di pianoforte appartenente all’oceano.

E poi i Viito, ormai sicuri di sé, che interagiscono, coinvolgono e scherzano, il pubblico che canta insieme a loro i brani, così universali nel loro raccontare la quotidianità mentre suonano Bella come Roma.

Una serata che è scorsa fluidamente grazie alla guida del presentatore di Rai Radio 2 Matteo Bordone, fatta soprattutto di musica, dove le parole hanno solo nascosto i rapidi cambi di palco. La qualità non è mancata, come ha confermato anche Matteo Romagnoli, direttore artistico dell’etichetta che ha dato i natali, fra i vari, a Lo Stato Sociale, La Rappresentante di Lista e gli Ex-Otago, affermando la presenza di qualche nome sicuramente interessante per il roster della sua casa discografica.

Infatti, a rompere il ghiaccio è stato il bel brano rap del riminese Sid, Identikit, caratterizzato da un ottimo arrangiamento, dominato da un synth spaziale e da pre-chorus sospesi e alieni.

Con Contemporaneamente dei Vergine si passa al synth-pop, dove la voce femminile effettata è un intrecciarsi di sussurrato e sospirato. Il mood è decadente, di quelli appartenenti a giovani appena usciti dalla teenage che scoprono di quanto l’esistenza sia deludente, ma di quanto sentirsi vivi sia ancora più bello.

Le sonorità anni ’80 e l’allegria e il divertimento vengono riportate da Cardo con Dammi Da Bere, nonostante qualche imprecisione vocale e la caduta nel trash durante il bridge, con l’entrata in scena di una cameriera sexy che porta un amaro all’artista.

Recupera la situazione Neno, che con Inadeguato racconta di un giovane che non trova il suo posto in questo mondo e cerca di annegare la sua mente galoppante ed esigente in fondo a un bicchiere di alcol, mentre il vuoto è una sigaretta che si consuma ma che non riempie l’aria. L’esibizione dà i brividi, il brano è semplice e funziona; si guadagna infatti il premio di Miglior Performance Live, nonché l’incoronamento a Vincitore del BMA, dimostrando piuttosto di essere esattamente nel posto giusto.

Il Numero Diciotto porta 7 ottobre, canzone di un amore non corrisposto che però inizia malino, con una banale evocazione dei social media parlata, ma che si riprende alla grande verso il pre-chorus e il ritornello, quando la voce, con rabbia e sofferenza, va a toccare note più alte e una linea melodica maggiormente definita.

“C’è il nostro amore trash in un bar sui binari” è il ritornello che rimane in testa di Miglio, che con Bar Sui Binari porta la periferia industriale, il rock, e la sensazione di qualcosa di sbagliato.

La quota rosa hip-hop la porta Nibirv con il brano Nuvole Nere, dove la voce e gli accenti hanno sentori reggae, e l’arrangiamento è dominato da accordi di settima maggiore rivoltati e pennate di chitarra in levare.

Infine, trepidante, entra Nebbiolo a chiudere il contest con una Più Ci Penso dal testo già definito, strutturato: le parole sono studiate e incastrate fra loro per creare una poeticità naturale, tanto da farsi consegnare da Mogol il titolo di Miglior Testo.

Carboni ha dedicato a questi ragazzi Luca lo stesso per augurare loro di non dimenticare né chi siano, né la propria autenticità. Riprendendo le parole di Mogol, “non è cosa facile dare delle emozioni”.

Bologna Musica d’Autore 2019 – CONCORRENTI E BRANI

VERGINE Contemporaneamente
CARDO Dammi da Bere
NENO Inadeguato – Vincitore MBA e Miglior Performance Live
IL NUMERO DICIOTTO 7 Ottobre
MIGLIO Il Bar Sui Binari
NIBIRV Nuvole nere
NEBBIOLO Più Ci Penso – Miglior Testo

SCALETTA OSPITI

LUCA CARBONI
Farfallina
Quale Allegria
Chicchi di Grano
Settembre
Luca Lo Stesso

AINÉ
The Other Side
Nel Mio Mondo
VIITO
Lisbona
Bolo Centrale
Bella Come Roma

Pagina Facebook