Buckingum Palace, “Club”: la recensione

Club è il nuovo album dei Buckingum Palace, giovane trio post rock ubicato tra Lecce e Milano.  Registrato da Filippo Bubbico al Sudestudio di Guagnano (LE), mixato e masterizzato da Steve Scanu (già a lavoro con Urali, Lantern, Be Forest e Marcovaldo), Club esce autoprodotto il 23 aprile 2018, a poco più di un anno di distanza dall’ep d’esordio della band, Macedonia (fresco di terza ristampa).

Le dieci tracce del disco segnano un punto di crescita da parte della band, maturata sia a livello compositivo sia dal punto di vista dei testi, rigorosamente in italiano.

Gli stessi Buckingum Palace introducono il nuovo album con le seguenti parole:
“Club è per chi nei club non ci mette mai piede, chi invece di bere fino a notte fonda si sveglia alla stessa ora per un incubo e si rifugia in un bel bicchiere di latte. Questo disco rappresenta la nostra fatica e la forza con cui cerchiamo uno sfogo, in tutto, nelle scelte compositive, nell’esecuzione e nei testi. Se dovessimo identificarlo in maniera precisa sarebbe il rigurgito di una cena a base di postrock, emo e shoegaze”.

Buckingum Palace traccia per traccia

Dopo l’introduttiva Spiagge, l’album decolla in pieno con Grande mole, scelta anche come singolo e video, che ha un andamento di medio ritmo ma che contiene già in bella evidenza molti degli esiti possibili, elettrici e distorti, del resto dell’album.

Reietto parte più decisa e oscura, con un bel feedback vecchio stile, prima che il ritmo acceleri, facendo pensare che tra gli ascolti del trio ci sia anche del post punk.

Con Duttile ci si sposta un po’ più in là a livello ritmico, ma con pause elettriche particolarmente cupe. Risonanze profonde nelle chitarre malinconiche di Pabloo Onolis, in cui gli strumenti riducono lo spazio per la voce e occupano quasi tutto l’orizzonte.

Caveau invece è del tutto strumentale, con tutti pruriti elettrici della band che emergono in superficie. Atmosfere più soffuse e più apertamente shoegaze quelle di Dallo spazio, ma anche qui sono alle viste cambi di ritmo e fraseggi accelerati.

Tsunami infittisce i colpi, soprattutto a livello di drumming, con qualche rimembranza 90s che si insinua qui e là. Un cantato gentile contraddistingue Cinnamon, ma l’illusione dura pochissimo, così come la gentilezza: il testo anzi vomita una certa dose di disprezzo. Si chiude con Rigoglio/Fioritura, che parla di spiagge e viaggi ma in tono più che altro interrogativo e desolato.

Lavoro complessivamente convincente per i Buckingum Palace, che preparano il proprio terreno con dosi corpose di post rock, accompagnate da uno spleen generale che ha un proprio fascino innegabile.

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